Ior, sposate la trasparenza e la tolleranza zero nel servire la Chiesa

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IorLuigi Crimella

“Servire la missione globale della Chiesa cattolica proteggendo i patrimoni delle persone fisiche e giuridiche legate alla Santa Sede e alla Chiesa stessa e fornendo loro servizi di pagamento”: questo il compito dello Ior (Istituto opere di religione), presentato dal presidente del Consiglio di sovrintendenza e direttore generale ad interim, Ernst von Freyberg, nel sito www.ior.va, dove da questa mattina è possibile leggere e “scaricare” la prima relazione al bilancio mai resa pubblica, quella per l’anno 2012. Il presidente occupa la prima pagina del sito con un messaggio di saluto ai visitatori, nel quale spiega che “i clienti dello Ior servono la Chiesa in molti modi diversi, ad esempio operando mediante istituzioni come ospedali e scuole o prestando opere missionarie o servizio come impiegati. Lo Ior non serve clienti d’affari”. Dopo aver evidenziato il “processo di ampie riforme” interne all’Istituto, per “l’applicazione dei più rigorosi standard del settore e in fatto di compliance”, von Freyberg sottolinea che tale processo “comprende l’implementazione di misure severe contro le attività di riciclaggio di denaro e l’ottimizzazione della nostra organizzazione interna”. Parla quindi di “revisione totale dei conti dei nostri clienti, con l’obiettivo di cessare i rapporti non in linea con la missione dello Ior”, precisando che “gli sforzi profusi in questo senso sono sottoposti all’attenta supervisione dell’Aif (Autorità d’informazione finanziaria), l’organismo vaticano di regolamentazione finanziaria”. Dopo aver ribadito “una politica di tolleranza zero nei confronti di qualsiasi violazione di leggi, normative e regolamenti”, von Freyberg riconferma la missione “di servire la Chiesa universale in tutto il mondo, fornendo sostegno alla Santa Sede, alle Congregazioni religiose e alle istituzioni cattoliche nelle loro opere di carità ed evangelizzazione”.

Dati di bilancio e valutazioni. Il primo dato che balza all’occhio, subito ripreso con evidenza dalla stampa un po’ di tutto il mondo, è costituito dai buoni risultati del bilancio 2012, che ha registrato un utile netto di 86,6 milioni di euro. Nel 2011 l’utile fu di 20,3 milioni di euro. Dopo anni di difficoltà finanziaria globale, quindi, anche lo Ior ha potuto beneficiare, lo scorso anno, di risultati positivi che valorizzano il ruolo interno al Vaticano di questa istituzione finanziaria. Tra gli scopi dell’Istituto, nel senso più allargato e alla luce della missione di evangelizzazione, c’è quello di servire “la missione globale della Chiesa cattolica, proteggendo e valorizzando il patrimonio e assicurando servizi di pagamento alla Santa Sede, alle entità correlate, agli ordini religiosi, alle altre istituzioni cattoliche, al clero, ai dipendenti della Santa Sede e ai corpi diplomatici accreditati”. Nel testo, all’insegna di questo impegno alla “trasparenza”, è disponibile un’ampia analisi delle operazioni svolte nel 2012, insieme a informazioni sulla corporate governance e sul contesto legale, a una previsione a livello operativo per il 2013 e al rendiconto al 31 dicembre 2012. “Il rendiconto – sottolinea il presidente – è stato sottoposto a revisione contabile e redatto in conformità ai principi contabili Ifrs (International Financial Reporting Standards)”.

Positivi i giudizi di stampa e finanza. Entrando nello specifico delle scelte gestionali, il presidente von Freyberg spiega che “la politica d’investimento dello Ior è pensata innanzitutto per garantire la sicurezza dei beni affidatici”. L’attenzione “si concentra su una gestione conservativa e una bassa esposizione al rischio”, aggiungendo che “l’Istituto protegge i depositi e i beni patrimoniali dei suoi clienti investendo prevalentemente in titoli a tasso fisso, titoli di Stato e depositi a termine sul mercato interbancario. In media, meno del 6% degli attivi totali è investito in titoli azionari e in fondi gestiti esternamente”. A proposito dei risultati gestionali 2012, il presidente spiega che a fronte dei già ricordati utili per 86,6 milioni di euro, il contributo offerto alla Santa Sede è stato di ben 54,7 milioni, destinando invece 31,9 milioni a “riserva”. I costi operativi (personale, pensioni, ecc.) ammontano a 23,9 milioni di euro (+12%). Sempre dal bilancio emerge che nel 2012 allo Ior sono stati affidati beni di clienti per 6,3 miliardi di euro, ripartiti in 2,3 miliardi di euro in depositi, 3,2 miliardi di euro in contratti di gestione patrimoniale a cura dello Ior e 0,8 miliardi di euro in contratti di custodia titoli. La relazione sottolinea che il “capitale netto” lo scorso anno è aumentato da 741 a 769 milioni di euro (+3,6%), “che per lo Ior significa un solido equity ratio pari al 15,4%”. Complessivamente, conclude il presidente, “prevediamo che il 2013 sarà segnato da spese straordinarie legate al processo di riforma e riorganizzazione in corso e dagli effetti prodotti dai tassi d’interesse in aumento”. Nei siti internet italiani e internazionali, sia dei media, sia della finanza, è subito stato sottolineato il grosso significato dell’evento di oggi, con l’avvio – fortemente voluto da Papa Benedetto prima e da Papa Francesco poi – dell’operazione “trasparenza”, per togliere quell’alone di “mistero” che da qualche decennio aveva avvolto la storia e le vicende recenti dello Ior. A giudicare dalle prime reazioni, sembrerebbe che la nuova linea stia ottenendo i frutti sperati.

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