Non è la parabola che elogia i ladri

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amministratoreNon è la parabola che elogia i ladri, i disonesti, i furbi, ma per suggerire il coraggio di azzardare sveltezza, operosità, ingegnosità e ogni altra qualità per diffondere il piano e il progetto di Dio, nella consapevolezza che il tempo a disposizione è poco.

Il padrone di tutto è Dio e loda il discepolo che sa di dover rendere conto, che non si trascina nella vita, ma si sforza di mantenersi fedele fino alla fine, che perdona e condona tutto agli altri come lui per assicurarsi il bene della vita eterna. I beni e la stessa vita sono un dono da condividere e la chiamata al rendiconto è la morte. La coscienza della morte fa vivere il presente come conversione, facendo dipendere la vita non da quello che si ha, ma da quello che si dà. In paradiso abitano solo quelli ai quali è stato condonato.

La percentuale del con-dono è diversa. La nostra va dal dieci al venti per cento; quella del padre è totale. Se l’elemosina arricchisce dinanzi a Dio, l’ingiusta ricchezza si riscatta solo restituendola ai bisognosi affinché a loro volta ci accolgano con benevolenza e amicizia.

Non ci sono solo le ricchezze materiali; quelle dello spirito hanno bisogno di maggior cura. Chi è infedele nei primi finirà per esserlo anche nell’amministrare i beni dello spirito. La ricchezza – “mammona” – è un tiranno spietato, rende schiavi quelli che sono posseduti da quello che possiedono e perdono l’amicizia con Dio che esige di essere amato con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la forza e con tutta la mente. L’amore di Dio libera, quello per i beni ci fa schiavi.

Papa Francesco, in una omelia a braccio, ha detto che ci sono tesori rischiosi, che seducono, ma che dobbiamo lasciare (“io non ho mai visto un camion da trasloco dietro un corteo funebre, mai”); ma c`è anche un tesoro che nessuno può rapinare, che non è “quello che hai risparmiato per te”, ma “quello che hai dato agli altri”. Quello lo portiamo.

Il discorso è rivolto ai discepoli, alla comunità cristiana. È la buona notizia di sapere che se le ricchezze possono imprigionare il nostro cuore, possono anche essere usate fedelmente. Essere fedeli nel poco vuol dire che i beni sono poco rispetto al molto che è il regno di Dio. Ogni persona ha qualcosa da dare, di quello che ha o di quello che è.

Angelo Sceppacerca

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