Siamo ancore o abbiamo le radici? Di Don Marcos

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Don Marcos

Di Don Marcos

DIOCESI – Cari lettori dell’ancoraonline, vi scrivo una mia riflessione che è tratta dal mio primo capitolo della tesi dove spiego come le condizione di vita sono state cambiate a causa del fenomeno della globalizzazione.
Voglio subito chiarire che ho sviluppato questa mia riflessione grazie al libro di François de Singly. 2003. “Les uns avec les autres”. París. Colin. P. 108.

Nel momento di teorizzare circa le identità presenti si farebbe bene a lasciare la metafora di “radice” e il sradicare, e sostituirla con quella dell’ancora.

Perché nel sradicare c’è un atto irrevocabile, la radice strappata dalla terra dove stava, crescendo si asciuga e muore, invece l’ancora si può sollevare ed attaccarla altrove, permettendo così di attraccare con la stessa facilità in multipli porti di scalo diversi e distanti.
L’ancora è solo uno strumento che facilita la fermata temporale dell’imbarcazione in un luogo, ma non interferisce con le qualità e la capacità della navi in questione.
La selezione del porto dipende dalla classe di carico che trasporta la nave: il porto buono per un determinato tipo di carico può essere non del tutto ideale per altro e dobbiamo evitare di scaricare il “carico prezioso” nel porto sbagliato.
Per ultimo, l’ancora permette intrecciare fra continuità e discontinuità nella storia di tutte l’identità contemporanea.
Per questo motivo nell’arco temporale l’uomo ha trasformato le proprie abitudini da “radice” ad uno che preferisce sempre di più utilizzare “l’ancora” nella propria vita.

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