Castelli di sabbia

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alessandro ribecaIeri sera, vigilia del nuovo anno scolastico, ci siamo addormentati con un forte vento, come se dovesse spazzar via tutti i castelli di sabbia di questa estate. Io ne ho costruiti molti con i miei figli. Abbiamo scoperto che durano veramente poco, specialmente se li si costruisce in prossimità del mare: basta una mareggiata, un’onda più lunga e puf va tutto giù. Oppure, dopo un po’, il sole asciuga la sabbia e lentamente i granellini scivolano via; così la costruzione perde le sue forme fino a riadagiarsi definitivamente a terra. Oppure un passante sbadato lo calpesta indifferente, ferendo i sentimenti fanciulleschi. O, infine, è sufficiente una folata di vento, appunto.

Insomma, costruire castelli di sabbia è un passatempo e, lo sanno anche i bambini: non c’è castello di sabbia che possa durare per più di poche ore.
Così capita anche nella vita: costruiamo castelli di sabbia, relazioni leggere che durano una stagione, impegni che non ci impegnano più di tanto, responsabilità che non sono poi così gravose. Si costruiscono subito, sono facili da tirar su e se poi cadono al primo venticello non importa: possiamo sempre costruirne dei nuovi. Ma che valore possono avere? Che importanza possiamo dargli? A forza di tirarli su sentiamo un vuoto dentro di noi.

Spesso ci dimentichiamo che la vita va progettata. Non dico programmata che è una cosa diversa. I programmi nella vita non si possono fare: sono come un castello di sabbia, un’onda li cancella via. Programmare significa “disegnare prima” e noi non possiamo disegnare prima il nostro futuro, tracciarne linee, contorni, farne sfumature e colorarlo. Non possiamo dire “farò questo e poi quest’altro e poi quest’altro ancora” perché molti eventi della vita sono sì prevedibili, ma molti altri saranno sempre ignoti. Possiamo, ad esempio, prevedere un’onda più lunga, ma ci sarà sempre quell’onda che ci “fregherà” e arriverà più in là di quanto avevamo programmato. Progettare invece significa “spingere in avanti”, cioè fare oggi qualcosa che sia utile al mio futuro. Si tratta di realizzare oggi un pezzo di futuro che è già nel mio presente. Faccio un altro esempio. Questa estate al mare, oltre ai castelli, abbiamo fatto anche montagne di sabbia. I miei figli volevano montagne altissime e allora dicevo loro che per fare una montagna altissima occorre costruire una base grande. La base è il progetto della montagna di sabbia. Se volessi sbrigarmi a realizzare la cima, a discapito della base, mi ritroverei una montagna piccola: finirei prima, ma senza aver realizzato una grande costruzione. Progettare, quindi, è fare bene, oggi, la base, perché un giorno quando finalmente realizzerò la cima, sarà una cima alta: siamo fatti per grandi cose, perché accontentarci delle piccole?

Infine, abbiamo scoperto, sempre io e i miei figli, che non tutte le spiagge sono uguali. Ci sono le spiagge con i sassi e lì costruire castelli e montagne è praticamente impossibile. Però si possono fare altri giochi, ad esempio trovare i sassi più belli e regalarli alla mamma. Eh sì, dobbiamo saper accettare la realtà per scoprire che ad esempio anche con i sassi si può trovare un senso a una giornata di mare, magari anche nuvolosa. Poi ci sono le spiagge con i granelli di sabbia e lì si possono fare costruzioni, ma si sfasciano subito: la sabbia non si amalgama bene. Infine, ci sono le sabbie, come quella della nostra spiaggia, che hanno granelli finissimi, molto piccoli: qui i castelli vengono molto meglio. Così abbiamo capito che bisogna essere piccoli per fare grandi cose, quelle che durano a lungo. Più si è umili e più si può costruire una società migliore.

Oggi è iniziata la scuola, il vento ha portato via i castelli di sabbia, ma le esperienze estive che abbiamo fatto, se sappiamo leggerle, possono essere comunque usate nella nostra vita. Io, questa estate, grazie ai castelli di sabbia, ho capito che la vita va progettata e non programmata. E, credo, che lo studio sia proprio uno degli elementi indispensabili per realizzare quella base ampia che serve per fare una montagna più alta. Quanta vuole essere alta la cima che andrà a costruire ognuno di noi?

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