L’Appello di Roma per il Centrafrica apre spiragli di pace

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guerraDopo mesi di instabilità e violenze in seguito al golpe del marzo scorso della coalizione Seleka, che ha deposto l’ex presidente François Bozizé, sembrano aprirsi oggi spiragli di pace per la riconciliazione nella Repubblica Centrafricana. È stato siglato nel pomeriggio a Roma, con la mediazione della Comunità di Sant’Egidio, l’Appello di Roma per il Centrafrica, una sorta di codice etico che sarà presentato nella capitale Bangui, per l’approvazione, al presidente Michel Djotodia e al primo ministro Nicolas Ntiangaye. Dal 6 settembre sono convenuti a Roma sedici delegati della Repubblica Centrafricana in rappresentanza del governo, del Consiglio nazionale di transizione, della società civile e delle diverse confessioni religiose del Paese (cattolici, protestanti, musulmani). L’Appello di Roma, ci tengono a sottolineare i delegati, raccoglie l’invito di Papa Francesco a “percorrere la via della pace, rifiutando la violenza e la guerra”. Tutti i delegati erano infatti sabato scorso in piazza San Pietro, per partecipare alla veglia di preghiera per la pace in Siria e nel mondo.
“Un momento storico”. “È un momento storico per la Repubblica Centrafricana”, ha affermato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di S. Egidio, che è stata invitata dalla Chiesa cattolica locale ad accompagnare il percorso di pace e riconciliazione nel Paese. S. Egidio è presente a Bangui con una piccola comunità. “La veglia per la pace in piazza San Pietro – ha precisato – ha dato una spinta ulteriore alla stesura di un patto repubblicano, una sorta di codice etico e di comportamento”. L’Appello indica infatti alcune linee guida, puntando l’attenzione su temi scottanti come la sicurezza dei cittadini e la difesa dei beni pubblici e privati – sono ancora numerosi e all’ordine del giorno i casi di saccheggi e incendi di interi villaggi, case, chiese e altri luoghi privati -, il disarmo dei miliziani che perpetrano abusi e violenze tra la popolazione, il rientro dei rifugiati (oltre 62mila fuori dal Paese e circa 209mila sfollati all’interno del Paese, secondo dati recenti dell’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). C’è poi la necessità “di rafforzare le istituzioni e lavorare per avere strutture democratiche che garantiscano a tutti la libertà”, ha precisato Impagliazzo. Altri capitoli importanti contenuti nel patto sono la lotta alla corruzione, la necessità di agire per il bene comune e a favore della popolazione centrafricana, sottolineando che “le grandi risorse del Paese non sono le materie prime ma i suoi cittadini”. Alla Comunità di S. Egidio è stato infine chiesto di continuare ad accompagnare il processo.
“Consolidare la pace e la ricostruzione”. “È la prima volta che la Repubblica Centrafricana decide di lavorare con S. Egidio per consolidare la pace e la ricostruzione nel Paese – ha affermato Christophe Gazam Betty, ministro per la comunicazione, la promozione della cultura civica e la riconciliazione nazionale -. Vogliamo iniziare un processo di democrazia partecipativa, con i dirigenti che prendono le decisioni consultando coloro sui quali ricadono le decisioni”. Questo appello, ha detto, “è un grido che proviene dal cuore, perché la popolazione centrafricana vuole la pace, la sicurezza e il benessere”. Il ministro ha ricordato i vari problemi che si trova ad affrontare oggi il Paese africano: il disarmo, la sicurezza delle persone e delle frontiere, l’educazione, la sanità, l’equa ripartizione delle risorse, come l’oro e le pietre preziose. “La popolazione – ha ribadito – ha diritto alla trasparenza”.
Un processo lungo e difficile. Rispondendo poi alle domande dei giornalisti Gazam Betty ha annunciato che il disarmo è iniziato da una settimana a Bangui e dintorni, e che i miliziani della coalizione Seleka (molti di loro sono mercenari provenienti dai Paesi limitrofi) non sono più nelle gendarmerie e nei commissariati. Il ministro del nuovo governo ha poi tacciato di “terrorismo” i recenti tentativi dell’ex presidente Bozizé – fuggito a Parigi – di organizzare una resistenza e riappropriarsi di alcuni villaggi. Pare infatti che almeno 60 persone siano state uccise nei giorni scorsi in scontri vicino Bossangoa (250 km a nord ovest di Bangui), tra le forze del nuovo governo e uomini armati indicati come sostenitori di Bozizé. “A Parigi sono in atto complotti contro la Repubblica – ha affermato -, ma ci sono cose non negoziabili né discutibili. Anche se abbiamo preso il potere con un colpo di Stato speriamo che sia stata l’ultima volta. Vogliamo arrivare a elezioni democratiche, perché il nostro Paese è stanco di guerre e di armi”. Questo patto, ha spiegato poi al Sir Mauro Garofalo, moderatore degli accordi, “darà una nuova atmosfera alla vita politica del Paese. È previsto a breve un Forum nazionale per la riconciliazione a Bangui. Si rischia di dare al conflitto una connotazione religiosa, perché ci sono stati problemi tra musulmani e cristiani. Speriamo che l’accordo servirà a smorzare le tensioni. C’è grande attesa tra la popolazione. C’è già un dibattito sulla data delle elezioni. È un processo lungo e difficile, anche perché ci sono 60 partiti politici. Noi veglieremo perché vada a buon fine”.

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