Riorganizzazione delle reti cliniche: equità e superamento delle carenze

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REGIONE – Garantire equità di accesso e di trattamento per tutti i pazienti, superare le carenze assistenziali sofferte ancora dai cittadini. Sono gli obiettivi della riorganizzazione delle reti cliniche, adottata dalla Giunta regionale e trasmessa all’Assemblea legislativa per perfezionare l’iter amministrativo. Il punto è stato fatto oggi, in Regione, nel corso di una conferenza stampa, dall’assessore alla Salute, Almerino Mezzolani, per chiarire termini e portata del provvedimento, alla luce anche delle preoccupazioni emerse attraverso gli organi di informazione. All’incontro con i giornalisti erano presenti il direttore generare dell’Asur, Piero Ciccarelli; il presidente del Coordinamento dei direttori generali, Paolo Galassi; il presidente della V Commissione, Francesco Comi; il dirigente del servizio Sanità, Pierluigi Gigliucci.
“Quello delle reti cliniche è l’ultimo tassello, il più importante, di un processo di riforma che ha già riguardato la riconversione dei piccoli ospedali, le reti dell’emergenza e il settore sociosanitario – ha affermato l’assessore Mezzolani – Vogliamo migliore la qualità delle prestazioni per fornire maggiore sicurezza ai cittadini. Questo all’interno di un ineludibile equilibrio finanziario (visti i pesanti tagli nazionali) necessario per completare il riordino, mantenendo ai vertici nazionali la sanità marchigiana e scongiurando forme di commissariamento”. Mezzolani ha poi ripercorso le tappe seguite: “Abbiamo coinvolto i territori e le parti sociali sui criteri e sui principi della riforma che derivano dalle disposizioni nazionali. C’è stata condivisione e ora, inevitabilmente emergono quei timori che sorgono quando si passa alla fase attuativa. Stiamo soffrendo il passaggio di transizione profonda tra l’esistente e il nuovo. Una transizione che continuerà a procedere con la necessaria condivisione, consapevoli che se fosse avvenuta in tempi normali l’impatto sarebbe stato percepito diversamente: i tagli nazionali (meno 188 milioni nel biennio in corso) mettono necessariamente in sofferenza tutto il sistema”.
Paolo Galassi ha illustrati criteri che hanno ispirato la riorganizzazione delle reti cliniche (77 processi analizzati per 44 tipologie di attività). “Abbiamo introdotto criteri di massima oggettività nelle scelte operate per riformare la sanità e far crescere la qualità. Come le Marche, stanno lavorando le regioni all’avanguardia del Centro Nord: saremo tra le prime a realizzare le reti cliniche. Vogliamo garantire livelli assistenziali diffusi in maniera uniforme su tutto il territorio. La riorganizzazione non prevede tagli di servizi, ma esalta l’eccellenza della nostra sanità dove c’è una maggiore esigenza di crescita qualitativa. Guarda all’efficienza e alla qualità delle cure, con la gradualità e il buonsenso necessario per non squilibrare un sistema delicato, come quello sanitario. Introduciamo i correttivi necessari per far crescere il sistema sanitario regionale, prevedendo una manutenzione annuale per riequilibrare le scelte”.
Da anni, ha ricordato Ciccarelli, “si parla di riorganizzazione in reti cliniche. La novità vera, rispetto al dibattito in corso, è che ora siamo al momento delle scelte. Qualità e sicurezza sono le strade maestre che perseguiamo per superare le sacche di rischio esistenti dovute all’attuale frammentazione del sistema”. Un dato va evidenziato, ha detto: “In Italia mancano gli specialisti ed è sempre più difficile sostituirli. I presidi unici di Area vasta consentono di ottimizzare alcuni percorsi di cura, sapendo che togliere il primariato non significa eliminare il servizio. Tra l’altro le Marche hanno il 28,5% di primari in più rispetto a quelli imposti dai parametri nazionali”.
Il presidente Comi ha anticipato che domani la V Commissione si riunirà per esaminare l’atto proposto dalla Giunta regionale. Una volta licenziato, l’esecutivo dovrà adottarlo con gli eventuali suggerimenti formulati. “L’adozione del provvedimento – ha riferito – ha una incisività mediatica meno significativa rispetto agli altri tasselli della riforma, ma una ricaduta ben maggiore, perché condizionerà la qualità e l’efficienza del sistema sanitario. Operatori e strutture diverse dovranno lavorare in squadra con le stesse procedure, lo stesso metodo e un identico linguaggio”.

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