Noi, con lo sguardo di Francesco sul “suo” sentiero

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Assisi Gubbioa cura di Francesco Rossi

Dopo essersi spogliato dei beni terreni – riportano le Fonti Francescane – Francesco, figlio di Pietro Bernardone, nell’inverno del 1206 s’incamminò verso Gubbio, dove viveva l’amico Federico Spadalonga, con cui aveva condiviso anche la prigionia a Perugia e che gli aveva parlato di una Chiesa riformata pochi anni prima dal santo vescovo Ubaldo. A questo episodio della vita del Santo di Assisi s’ispirano il “Sentiero di Francesco”, che collega i luoghi umbri della spiritualità francescana, e l’omonimo pellegrinaggio a piedi compiuto in occasione della Giornata per la custodia del creato, giunto alla quinta edizione. Promosso dalle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Gubbio, con il patrocinio della regione Umbria, il supporto del Consorzio Umbria&Francesco’s way e la media partnership di Greenaccord onlus, il cammino è partito il 1° settembre da Assisi per giungere il 3 nel capoluogo eugubino.

Cammino fisico e interiore. Dedicato alla riconciliazione – declinata anno dopo anno come riconciliazione con se stessi, con Dio, con i fratelli e con il creato – quest’anno il pellegrinaggio ha registrato un boom di partecipanti, circa 500, tra cui una ventina di giornalisti convocati da Greenaccord. “Con questa iniziativa – ha detto alla partenza il vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino – vogliamo ricordare il messaggio che il Santo ci ha dato quando si è spogliato di tutto: dobbiamo imparare dove risiede il reale senso dell’esistenza. Dobbiamo imparare a godere di ciò che è più in profondità e non bearci dell’accumulo, del possesso e del dominio. Dobbiamo guardare agli altri con generosità e apertura”. E il vescovo di Gubbio, monsignor Mario Ceccobelli, che – zaino in spalla e scarpe sportive ai piedi – ha accompagnato i pellegrini nei 40 chilometri di percorso, ha spiegato come il cammino “fisico e interiore” di queste giornate riprenda quello compiuto da Francesco, giunto “a Gubbio da uomo finalmente libero”. “Per trasmettere nel migliore dei modi i valori di fratellanza, di solidarietà, di riconciliazione, di riscoperta dell’importanza di tutelare gli ecosistemi naturali, non basta stare dietro alla scrivania chiusi dentro una redazione, né scorrere le agenzie di stampa. Bisogna provare questa esperienza in prima persona”, ha dichiarato, da parte sua,Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord, motivando la presenza degli operatori della comunicazione.

Gli orizzonti di Francesco. Tre giorni con altrettante tappe attraverso luoghi talora impervi, ma che richiamano alla mente quel Cantico delle creature scritto dal poverello di Assisi, avendo i medesimi orizzonti davanti agli occhi. Bambini, giovani e adulti di tutt’Italia – ai quali, nell’ultimo giorno, si è aggiunto un gruppo di pellegrini tedeschi – hanno camminato fianco a fianco, accompagnati da esemplari di lupo italiano, razza protetta che unisce al fiuto e all’istinto del lupo la docilità del cane, così da ricordare quel lupo ammansito da frate Francesco. “Questo percorso vuol essere un messaggio educativo: camminare insieme educa alla condivisione e al rispetto dell’ambiente”, ha spiegato al Sir Emanuele Catanese, insegnante di scuola elementare che ha accompagnato 18 suoi alunni promossi lo scorso giugno alle medie.

Gubbio, luogo di riconciliazione. Giunti a Gubbio, i “viandanti” sono stati accolti dagli sbandieratori nel parco antistante la chiesa della Vittorina (Santa Maria della Vittoria), che il beato Villano, vescovo di Gubbio, nel 1213 concesse a Francesco e ai suoi frati. Nell’anno giubilare di questo evento, dal vescovo Ceccobelli è quindi giunta la proposta di fare di Gubbio una ‘capitale’ della pace. Da qui il cambio della toponomastica, con il Parco della Vittorina divenuto “Parco della riconciliazione”. “La pace può cominciare solo dal cuore delle persone”, ha ricordato il presule, auspicando che “questo luogo diventi lo spazio della trattativa, della riconciliazione e della pace per i singoli e per il mondo”. All’arrivo dei pellegrini, infine, sono state accese fiaccole in memoria di ogni conflitto in corso sulla Terra. Un invito alla preghiera e, nel proprio piccolo, all’azione.

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