Cristiani in carcere in corea del nord

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La famiglia di Kenneth Bae, missionario coreano cristiano, meglio conosciuto come Pae Jun-ho, ha diffuso nel mese di agosto un appello per la sua salute. Bae – nelle carceri coreane dal novembre del 2012, processato nello scorso mese di maggio e condannato a 15 anni di lager, con l’accusa di “crimini contro lo Stato” – sarebbe ricoverato in un ospedale nei pressi della capitale nordcoreana. La sua famiglia è preoccupatissima per le sue condizioni di salute – perché Bae soffre di diabete ed ha una malformazione cardiaca – e la diplomazia americana (Bae è cittadino americano) si sta adoperando per il suo rilascio. Secondo il regime, Bae avrebbe usato il proprio lavoro – tour operator attraverso il 38° parallelo – per “fomentare e addestrare dei gruppi mirati a rovesciare il legittimo governo coreano”. Diverse fonti – riferisce Asia News – sostengono invece che Bae ha semplicemente portato aiuti umanitari ad alcuni gruppi di nordcoreani nei pressi del confine.
Cristiani usati come cavie. Il regime coreano, comunista e ereditario, usa i campi di concentramento – le organizzazioni internazionali ne hanno contati sei ed occupano ampie aree disabitate delle province di Pyongyan sud, Hamkyung sud e Hamkyung nord – per costringere al lavoro forzato i suoi “prigionieri politici”. Si stima che in quei campi vivano almeno 200mila persone. Tra questi, alcune decine di migliaia, dai 50 ai 70mila, sarebbero cristiani. Più di un quarto del numero complessivo dei cristiani presenti nel Paese. Nel libro intitolato “Eues of the Tailless Animals”, la scrittrice coreana Soon Ok Lee descrive i terrori da lei sperimentati in un campo di rieducazione, a Kae Chon, nella provincia meridionale di Pyung-Yang, “dove i cristiani – afferma – se si rifiutavano di negare Dio venivano bruciati fino a morire con metallo fuso” e “dove – aggiunge – venivano fatti molti esperimenti su esseri umani. Essi dicevano che era superfluo testare armi e prodotti chimici sugli animali, perché loro erano stati generati per colpire i loro nemici, altri esseri umani”. Esistono testimonianze – ne ha dato notizia la Missione Evangelica “Porte Aperte”, che confermano come in alcuni casi i cristiani siano stati usati come cavie per provare l’efficacia di armi biologiche e chimiche.
L’origine dei campi di concentramento. Fu Kim Il-Sung, capo della Repubblica Democratica Popolare di Corea dal 1948 al 1972, padre di Kim Jong-Il, il dittatore deceduto due anni or sono, a istituire i campi di lavori forzati. In seguito, Kim Jong-Il estremizzò il loro uso, anche e soprattutto contro i cristiani e non solo attraverso la creazione di mega-lager come quelli di Yodok e Hoeryong (capaci di contenere fino a 50mila detenuti), ma anche con lo sviluppo di dozzine di campi più piccoli, ma non meno brutali e disumani. L’osservatore speciale Onu per i diritti umani nel Paese asiatico, ha sottolineato che il sistema giudiziario nordcoreano manchi di indipendenza rispetto al regime. Oltre al potere giudiziario dei Tribunali ordinari, esiste infatti un “sistema di giustizia parallelo”, basato su leggi come quella sul “Controllo della Sicurezza Nazionale” e organismi che possono processare la persona e che hanno nomi “significativi” come “Comitato di Giudizio dei Compagni”, “Comitato di guida per la vita nella legalità socialista” e “Comitato di Sicurezza”. È questo il contesto del Paese che occupa il primo posto della “World Watch List”, pubblicata dall’Associazione Evangelica Porte Aperte. Un “inferno terrestre”, come sostengono in molti, che non può non interrogare le coscienze di tutti

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