Le parole del Vescovo Gestori per Suor Sara

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Immagine di repertorio

DIOCESI – Pubblichiamo le parole di Sua Eccellenza Mons. Gervasio Gestori in occasione della professione religiosa di Suor Sara Giorgi.

“Nella Leggenda di santa Chiara troviamo scritto che questa affascinante fanciulla di Assisi, consacratasi a Cristo sull’esempio e per invito di S. Francesco, diventata poi “pietra miliare e nobile fondamento del suo Ordine, fin dal principio si studiò d’impostare l’edificio di tutte le virtù sul fondamento della santa umiltà” (FF n. 3179).

Mi domando perché la santa Madre fondatrice delle Sorelle Povere, qui giustamente definita “pietra miliare e nobile fondamento del suo Ordine”, fin dai primi passi del suo cammino di perfezione e di vita consacrata volle mettere alla base del suo lavoro spirituale e di tutte le sue virtù quella della umiltà. Non c’era qualche altra virtù più importante e più simpatica di questa? Perché partire dall’umiltà?

Come ogni costruzione umana ha bisogno di un buon fondamento per restare solida, così ogni edificio spirituale domanda una base sicura. L’humus, il terreno dell’umiltà, permette a Dio di essere il grande e vero Costruttore di una vita di perfezione.

Carissima Suor Sara,
questa sera tu vivi un gesto grande, stai per compiere un passo decisivo, metti in gioco la tua libertà, per intraprendere un cammino spirituale in gran parte ignoto e misterioso. Questo tuo gesto potrebbe essere facilmente giudicato superbo, sovraumano, esagerato, ed in effetti la scelta che tu compi è veramente tale agli occhi del mondo, che la ritiene quasi impossibile. Non tutti riescono a comprendere, perché non tutti sanno cogliere che alla base della scelta sta quell’umile vuoto, che lascia spazio completamente a Dio, cui tutto è possibile ed al Quale tutta ti affidi.

L’enorme atto che tu compi è soprattutto dono di Dio, nasce dalla fiducia piena nella sua protezione, è frutto di un affidamento totale a Cristo e si fonda sulla tua umile povertà e sulla tua libera necessità di lui, accolto come Sposo.

Il gesto di questa sera è un atto grande perché umile, decisivo perché fondato sul tutto del Signore. Questo gesto ti impegna a intraprendere un cammino arduo e sublime ed a compiere una ascesa umanamente impensabile: è il cammino affascinante della santità cristiana e della piena realizzazione umana. Come sarà possibile?

Un grande maestro francescano di vita spirituale, S. Bonaventura, vescovo e dottore della Chiesa, nel suo famoso Itinerario della mente a Dio scrive: “Se vuoi sapere come avvenga tutto ciò, interroga la grazia non la scienza, il desiderio non l’intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l’uomo”.

La grandezza spirituale di una persona si fonda sulla umiltà della pochezza umana, il magnifico edificio della propria santità non può avere come fondamento se non la virtù della santa umiltà.

“L’umiltà…è innanzitutto lasciarsi toccare il cuore dalla grazia, lasciarsi commuovere il cuore dallo sguardo di Gesù, lasciarsi stupire dall’incontro con il Signore…essere come bambini che si lasciano stupire, che si lasciano commuovere” (G. Tantardini, Anche la fede domanda, p.31).

Non mancano grandi esempi di questa umiltà di bambini vissuta da adulti, non mancano persone mature ma capaci di stupore, perché aperte al nuovo, docili di fronte alla realtà, con gli occhi spalancati davanti al mistero. Ricorda il buon ladrone sul Calvario, accanto a Gesù morente. Ricorda la Maddalena, che piange davanti ad un sepolcro vuoto e che poi merita di vedere il Risorto. Ricorda Zaccheo, i primi due discepoli Giovanni e Andrea, che pur non sapendo cosa fosse umiltà avevano però gli occhi capaci di aprirsi alla novità, al divino, al mistero e seppero riconoscere Gesù.

Del resto, questo essere bambini è la condizione posta da Gesù per poterlo seguire: “Chi non accoglie il Regno di Dio come un bambino, non vi entrerà”. Perché? Se è vero che la porta che conduce alla vita è stretta, allora solo chi si fa piccolo, stretto come un bambino, vi può entrare.

S. Agostino così commenta: “Puer facile intrat per angustum/il bambino facilmente entra nei posti stretti essendo piccolo/et ideo nemo, nisi puer, intrat in regnum coelorum/così nessuno entra nel regno dei cieli, se non il bambino che è piccolo” (Enarrationes in psalmos 112, 1). Come è

bello! Il bambino facilmente si intrufola nei posti stretti perché è piccolo. Per entrare in Paradiso bisogno farsi piccoli, intrufolarsi per la sua porta stretta.

Nel De sancta virginitate sempre S. Agostino diceva a chi si consacrava al Signore: “Gesù, al quale il Padre ha dato ogni cosa,… non dice: Imparate da me a creare il mondo o a risuscitare i morti (non ci dice di imitarlo a fare i miracoli), ma ci dice: imparate da me, che sono mite ed umile di cuore” (35,35).

Guardiamo a Gesù, mite e umile di cuore, per essere umili, per essere piccoli e quindi per diventare veramente grandi. Guarda a Gesù, carissima Sr Sara, perché “è così grande cosa l’essere piccoli che non la si può imparare in nessun modo se non grazie a Gesù che è così grande” (ib,).

Nella Bolla di canonizzazione di S. Chiara il Papa Alessandro IV affermava: “Chiara nel territorio della Chiesa coltivò il giardino dell’umiltà, adorno di ogni specie di povertà, nel quale fiorisce in abbondanza ogni virtù” FF 3295). Il Papa riconosceva che Chiara era rimasta fedele all’umiltà scelta fin dall’inizio del suo cammino di santità.

L’umiltà è la base di ogni virtù, è il fondamento della santità, è il punto di partenza di una vita di consacrazione religiosa. Non è facile vivere la vera umiltà, ma è bello ed è doveroso per ogni discepolo del Signore. E’ impegno prioritario di ogni figlia di S. Chiara e di S. Francesco.

Non temere, carissima, non temere. Se il tuo desiderio di santità sarà forte, se la voglia di crescere nella virtù non verrà meno con il passare degli anni, se ti farà da guida lungo il cammino l’impegno di imitare S. Chiara, allora tu potrai essere una vera sua figlia.

Sii sicura di essere sostenuta dall’affetto delle tue Consorelle e dei tuoi Cari, sappi di essere accompagnata dalla preghiera di tante persone, molte anche qui presenti questa sera. Non ti mancheranno il ricordo e la grazia della tua Chiesa di origine. Abbi il conforto della mia benedizione.

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