Essere una prostituta, si è veramente liberi di sceglierlo?

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Un giro di vite è stato messo in opera in questi giorni sulla “Bonifica”, la “strada della prostituzione”, ad opera della Questura di San Benedetto del Tronto, della Polizia Municipale e dalla Poliservice. Un raid che ha portato alla momentanea ”cattura” di quattro prostitute nigeriane, conseguenti multe di 500€ a persona, rimozione di apparati e “baraccaggio” vario, come squallidi materassi e tendoni, atti ad esercitare per strada, in mezzo alla campagna, il meretricio. Aldilà del foglio di via consegnato alle prostitute, aldilà della paura per tutte coloro che si sono rifugiate correndo tra la vegetazione alla comparsa della polizia, aldilà del pur doveroso intervento delle forze dell’ordine, cosa c’è da dire?
Le prostitute sono risultate  “regolari”, ossia con permesso di soggiorno, tutte residenti a Martinsicuro o Sant’Egidio alla Vibrata.
Certo questi sono interventi preventivi, esemplari, atti a creare problemi, a tentare di arginare un fenomeno che è tutt’altro che semplice sgominare, ma che, fondamentalmente, servono a poco. Chi sono le nigeriane? Lo fanno per piacere o perché obbligate? Sarebbe possibile recuperarle?. Noi dell’Ancoraonline ci siamo posti eticamente molte domande, abbiamo tentato molte riflessioni. Innanzitutto c’è da capire un minimo la cultura africana, soprattutto quella tradizionale rurale: la povertà estrema e la consuetudine fanno si che una bambina, già a 10-12 anni, se non addirittura prima, sia “iniziata” alla vita lavorativa o matrimoniale, spesso con uomini molto più anziani. La promiscuità nei villaggi, soprattutto tra adolescenti e la considerazione che una vera donna sia tale solo se è capace di fare un figlio, incentivano le ragazze a diventare madri, spesso anche fuori dal matrimonio. C’è bisogno di forza-lavoro a casa, pertanto le bambine, quando non sono “vendute” a zie o parenti più abbienti della famiglia di origine, iniziano a lavorare prestissimo, dai 5 anni in su’, portando i soldi a casa. Alle volte, in questo modo, le ragazzine incontrano delinquenti che propongono lavori all’estero, ben retribuiti, con la promessa del guadagno facile, del lusso, della ricchezza, dell’oro, un miraggio  da perseguire… Così arrivano fiduciose in Italia o in altri Paesi europei, ormai in mano ad organizzazioni malavitose che offrono documenti e rifugio.
Ma a breve appare la verità: le ragazzine, spesso anche minorenni con documenti falsificati, fuori dal loro Paese, senza conoscere nemmeno la lingua, vengono orrendamente stuprate da branchi per giorni, finchè sfinite e distrutte fisicamente e psicologicamente, nonché terrorizzate, viene loro proposto di andarsi a prostituire in strada, per saldare il debito effettuato per venire in Italia, da loro stesse o dalle loro famiglie, oppure vengono direttamente minacciate le loro stesse famiglie nei villaggi, in Africa, collegati ai “magnaccia” in Italia, pronti a uccidere o torturare, menomare i familiari delle ragazze. Così inizia il percorso della prostituzione, il tentativo inutile di sfuggire alla consegna, ogni sera, quasi dell’intero importo del denaro “guadagnato” perdendo più volte in una notte la propria dignità di donna, la diffusione di orrende malattie, gli aborti e quant’altro.
Spesso poi, come dicevamo prima, alcune ragazze hanno già un figlioletto in Africa, sovente in ostaggio o “controllato” dall’organizzazione malavitosa, pronta ad intervenire se la ragazza ..sgarra.
Tante volte Don Oreste Benzi, anche qui a Grottammare, dove venne anni fa, spiegò il triste ricatto subito dalle prostitute, soprattutto provenienti dalla Nigeria o da altri Paesi africani, ma anche dall’Est europeo. Ora ci siamo chiesti: sarebbe possibile un loro recupero? Sinceramente crediamo che il fenomeno sia da prevenire, piuttosto che curare, in quanto è ben difficile, per una persona abituata a guadagnare molto senza fatica o in modo facile, conquistarsi un magro stipendio con attività faticose manuali. Inoltre, una volta persa a dignità, non ci si vergogna più di niente…Certamente – e qui apriamo uno spaccato – se non ci fosse da parte nostra la richiesta delle prostitute, il fenomeno non esisterebbe. Una soluzione sarebbe pertanto agire sull’educazione, sulla morale di tutti quegli uomini italiani che frequentano le prostitute.
Se non c’è richiesta, cade pure l’offerta.
Infine una speranza, ricordando Santa Maria Maddalena, c’è sempre la possibilità di recuperare la dignità e di tornare ad essere persone splendide! Non è mai troppo tardi!

Susanna Faviani

Giornalista pubblicista dal '98 , ha scritto sul Corriere Adriatico per 10 anni, su l'Osservatore Romano , organo di stampa della Santa Sede per 5 anni e dal 2008 ad oggi scrive su L'Avvenire, quotidiano della CEI. E' Docente di Arte nella scuola secondaria di primo grado di Grottammare.

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