Con i burritos si è pagata il viaggio per la GMG

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Anche negli Stati Uniti sono progressivamente cresciuti l’attesa e i preparativi per la Giornata mondiale della gioventù. Sono 9mila i giovani americani in partenza in queste ore per Rio de Janeiro. All’appello hanno risposto numerosissime diocesi: tra le più presenti ci sono quella di San Antonio in Texas, quella di Charleston nella Carolina del Sud e quella di Brooklyn nello Stato di New York. Con i ragazzi sono in viaggio centinaia di sacerdoti, suore, educatori e 36 vescovi statunitensi.

Viaggio sognato. Uno dei giovani americani in partenza, alle prese con valigie e ultime raccomandazioni della famiglia, è Kelly Calderon, 18 anni, della chiesa di St. Joseph a Prospect Heights, Brooklyn. Per tre anni insieme ad alcuni amici di questa parrocchia, composta in gran parte da statunitensi d’origine messicana, questa ragazza ha raccolto fondi organizzando piccole feste per la sua comunità in occasione di Natale, Pasqua, ma anche per San Valentino e ricorrenze come il 4 luglio, il giorno dell’indipendenza americana, o il 5 maggio, giornata dell’orgoglio messicano.
Ogni domenica, poi, dopo la messa, vendeva fuori dalla chiesa cibo messicano, come tacos, burritos e fajitas. L’impegno di Calderon e dei suoi amici ha portato frutti: dieci ragazze e ragazzi tra i 17 e i 24 anni hanno via via racimolato i soldi necessari per partire accompagnati da una suora e dal parroco, padre Jorge Ortiz.

Ricordo madrileno. “Non vedo l’ora di incontrare gli altri ragazzi a Rio e spero che la mia fede cresca ancora di più, così come la mia relazione con Dio”, racconta Kelly Calderon al Sir. “Sono anche contentissima di vedere Papa Francesco. Il fatto che sia argentino è fantastico, spero che tramite la sua guida la comunità ispanica possa rafforzare la sua fede e sentirsi unita attorno a lui”. La determinazione a essere parte della Gmg di Rio per Calderon e i suoi amici è nata dall’esperienza di Madrid tre anni fa: “Il viaggio in Spagna è stato fenomenale – spiega -. Ci siamo divertiti tantissimo. Essere in un altro Paese con tutti questi ragazzi e ragazze che venivano dai cinque continenti è stata una grande esperienza di vita e anche un momento che ha accresciuto la mia fede. Adesso non resta che chiudere le valigie e tranquillizzare i genitori. Sono un po’ ansiosi, ma anche molto felici per noi. Personalmente è la prima volta che vado in Sud America”.

Zaino in spalla. Tra le migliaia di giovani in partenza dagli Stati Uniti ce n’è anche qualcuno che forse può sembrare abbia qualche difficoltà in più degli altri, ma compensa ampiamente con un surplus di entusiasmo. Sono i ragazzi della parrocchia del Sacro Cuore di Boston, una comunità di sordi – come si raccontano loro – che qualche giorno fa si è riunita per benedire zaini e borse dei pellegrini alla volta di Rio. Padre Shawn Carey ha assegnato loro occhiali a goccia, borracce e una mantellina blu cobalto con la scritta “i cattolici di Boston sono forti”. Per Ian Gingras, Megan McKenna, Stephen Corbet, Maximo Moya e molti altri l’avventura è appena cominciata.

Catechisti americani. Dagli Stati Uniti alla volta di Rio de Janeiro non stanno partendo solo ragazzi, ma anche centinaia di religiose, religiosi e vescovi. E tra i vescovi che guideranno le catechesi a Rio ci saranno il cardinal Timothy Dolan, arcivescovo di New York, il cardinal Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, monsignor Gustavo Garcia-Siller di San Antonio, monsignor Samuel Aquila di Denver; e ancora il vescovo Edward Burns di Juneau, il vescovo Frank Caggiano, ausiliario di Brooklyn; monsignor Charles Chaput di Filadelfia e monsignor Listecki di Milwaukee. Oltre a loro, sarà pure presente il vescovo Edgard da Cunha, ausiliario di Newark in New Jersey, che terrà una catechesi nella sua lingua madre, il portoghese. Originario dello stato di Bahia, nella parte orientale del Brasile, monsignor Cunha è arrivato negli Stati Uniti come missionario nei primi anni ‘80 ed è poi stato nominato vescovo nel 2003.

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