I consigli di Bill Emmott, a San Benedetto, per il Premio Bizzarri e per Cinemadamare

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Grande partecipazione e vivo interesse alla conferenza di stamani, convocata congiuntamente da Fondazione Libero Bizzarri e da Cinemadamare alla Palazzina Azzurra, i cui rappresentanti, rispettivamente Maria Pia Silla e Franco Rina hanno voluto sottolineare l’intesa delle due organizzazioni sin dal primo momento, in un percorso così affascinante e condiviso, per questa ventesima edizione del Premio.

E’ cresciuta in questi 20 anni la sensibilità verso il doc e questo lo si deve molto anche al Premio come conferma l’assessore Margherita Sorge che non esita, nel suo intervento, a fare un plauso alla Fondazione, nelle persone della Presidente, del direttivo, dei collaboratori, che ha saputo nel tempo rinnovarsi, attualizzarsi e creare stimoli.

Crescita dimostrata dall’interesse dei 100 giovani registi di Cinemadamare, provenienti da tutto il mondo, dal Guatemala, dalla Turchia, dalla Russia, dal Pakistan che da qualche ora hanno preso alloggio presso la scuola Moretti di San Benedetto e per cinque giorni racconteranno, telecamera alla mano, il nostro territorio, in un rapporto simbiotico che raccoglie cinema e che stimola cinema, al tempo stesso. E li descrive fieramente Franco Rina che, con altrettanto orgoglio e con simpatico spirito, introduce la guest star della serata inaugurale del ventesimo Premio, Bill Emmot, associando la sua soddisfazione per averlo avuto ospite a quella dei “un prete che riceve il Papa”.

Emozionante e appassionante l’intervento di Bill Emmot, persona cordiale e molto disponibile a rispondere alle numerose domande rivoltegli dai giornalisti presenti e dal pubblico.

“Come vedete parlo poco l’italiano”, esordisce nella nostra lingua, “capisco bene l’italiano, ma non capisco gli italiani”; introduce così, spiegandone tutto il senso, il film che verrà dato stasera alla Palazzina Azzurra Girlfriend in a Coma, del quale e’ co- autore assieme alla Piras.

“Con questo lavoro”, prosegue l’ex direttore di The Economist, ” ho voluto fondamentalmente due cose: la prima, raccontare le bellezze dell’Italia per cercare di capire come funziona il vostro Paese, la seconda, realizzare un documentario per fare appello all’emozione e per far pensare le persone, cosa che, l’unica mia professione che è quella di giornalista, svolta fino a due anni fa, non mi restituiva a sufficienza”.

E’ piaciuto molto questo nuovo “mestiere” ad Emmot, lo dimostra il fatto che sta lavorando ad un altro documentario, questa volta sull’Europa, quell’Europa che sostiene abbia trascinato con sé l’Italia nella crisi in cui versa. Ma non è solo questa la causa dello stato di malessere italiano, ce n’è una più importante, è l’eccesso di potere politico ed economico dei partiti che dagli anni novanta ci costringe ad una fase di stallo, di impedimento al cambiamento; una sorta di muro, di porta chiusa al progresso che porta l’Italia ad uno stato dormiente, comatoso.

Un coma reversibile però, tiene a precisare, forse tra una quindicina d’anni, quando gli italiani si sveglieranno e troveranno la forza di cambiare.

Il programma di domani del Bizzarri prevede la proiezione di “l’Industriale” di Giuliano Montaldo e la presenza dello sceneggiatore del film, Andrea purgatori

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