“Fine pena mai”? Abolito dal Papa

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Di Luigi Crimella

Criminalità internazionale, uso “improprio” del mercato e dell’economia, terrorismo, revisione della normativa penale e amministrativa interna al Vaticano: sono queste le novità che giovedì 11 luglio il Papa ha annunciato con l’emanazione di un “motu proprio” che ha subito fatto il giro del mondo. Diverse le letture che i mass media nazionali ed esteri hanno fatto di questo annuncio: c’è stato chi ha puntato l’attenzione sull’abolizione dell’ergastolo, chi sul “giro di vite” circa i reati su minori e la pedofilia, chi ha voluto vedere un ulteriore passo avanti del Vaticano verso “Moneyval”, il gruppo di lavoro del Consiglio d’Europa che si occupa di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo internazionale.
Il documento papale, in realtà, costituisce al tempo stesso un adeguamento e un passo avanti un po’ su tutti gli aspetti citati più sopra, anche se la complessità delle materie è tale che – ha assicurato il presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Giuseppe Dalla Torre, altri interventi seguiranno relativi sempre all’antiriciclaggio, alle attività finanziarie, alla lotta al terrorismo e alle altre discipline citate. Accanto al Motu Proprio occorre anche ricordare che, sempre l’11 luglio la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano ha approvato alcune leggi: la n. VIII, recante “Norme complementari in materia penale”; la n. IX, recante “Modifiche al Codice penale ed al Codice di procedura penale”; la n. X, recante “Norme generali in tema di sanzioni amministrative”.
Con queste novità si dà attuazione a molteplici Convenzioni internazionali, tra le quali le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 contro i crimini di guerra; la Convenzione internazionale del 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; la Convenzione del 1984 contro la tortura; la Convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo. Di fronte a questa materia così complessa, Luigi Crimella ha posto alcune domande al professor Cesare Mirabelli, docente di diritto ecclesiastico e consigliere generale dello Stato della Città del Vaticano.

Quale considerazione generale si può fare circa questo intervento di Papa Francesco?
“Una valutazione complessiva è che si tratta di un intervento molto ampio in ambito penale, con due linee di fondo: la prima è che siamo davanti a un adeguamento dell’ordinamento giuridico dello Stato della Città del Vaticano a tutta una serie di norme e di convenzioni internazionali che tendono, appunto, a contrastare la criminalità organizzata oltre che per la tutela delle persone dei minori, la discriminazioni razziale, le torture e così via. Quindi si può dire che la Santa Sede con tutti i suoi organismi si adegua tutto ciò che c’è di più moderno sul piano giuridico a livello internazionale”.

E la seconda linea di fondo?
“Direi che consiste nella cooperazione che si attua sul livello internazionale con, ad esempio, l’abolizione della pena dell’ergastolo, oltre che per altri connotati penali minori. Quindi una rivisitazione e reimpostazione della pena con una finalità rieducativa perché, nel caso dell’abolizione dell’ergastolo, non si dica più ‘fine pena mai’. Quindi il riconoscimento esplicito che la pena è finalizzata al recupero del condannato anche di fronte a reati gravissimi, e adottando pene volte realmente al recupero pur in presenza di condanne a detenzioni molto lunghe”.

Quindi un Vaticano che precisa le sue posizioni giuridiche sul piano internazionale?
“Sì, certamente, perché queste decisioni esaltano l’adeguamento normativo alle convenzioni e norme penali che derivano come impegni degli Stati, derivanti appunto da convenzioni internazionali progressivamente ratificate e adottate”.

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