Quando l’autismo non vince

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Di Emanuela Viani

Riccardo è un ragazzone veronese di trent’anni, occhi azzurri, molto sportivo. È un provetto sub, è stato campione italiano di sci nordico e si è ritirato con rammarico dall’agonismo solo dopo un’operazione al cuore. Ha attraversato cascate, pratica attivamente il rafting e la domenica va allo stadio a tifare la sua squadra del cuore. È molto schivo: sorride impacciato abbassando gli occhi, ma se vede una bella ragazza non riesce a nascondere un guizzo di sincero interesse. A trovargli un difetto, beh, ha un appetito davvero insaziabile… Se vi state chiedendo dov’è la notizia nel racconto dell’intensa vita di questo giovanotto, sappiate che Riccardo è autistico.
Sua madre, impiegata di banca, non imprenditrice milionaria, lo coinvolge in mille attività nel limite dei loro risparmi, perché il suo ragazzo può fare quello che fanno tutti, anzi, di più e la diversità è solo negli occhi di chi guarda.
La signora Daniela è orgogliosa di questo figlio così sportivo e così coraggioso, gli parla di tutto e di niente, commenta con lui ogni avvenimento, ogni cosa durante la loro giornata. Non si stanca di spiegargli, di fargli vedere, di renderlo partecipe di quanto accade: non gli ha permesso di chiudersi nel suo autismo.
Parla tanto la mamma di Riccardo, parla tutto il giorno, parla per due per dare voce anche al suo ragazzo e ha un’energia non comune, luminosa, che travolge e appassiona.
Il suo impegno non si esaurisce con la cura del figlio, Daniela trova il tempo di fare l’istruttrice volontaria di nuoto per disabili psichici adulti. Testimone, non testimonial, vuole dare coraggio alle altre mamme che si trovano a vivere una vita come la sua “che, se pur impegnativa, è molto bella. Ricordi io non sono una povera mamma, ma una mamma fortunata”.
Se non tutto, almeno molto è possibile. Suo figlio è uno tosto, non teme le sfide e quando sa che il mattino dopo c’è qualcosa da fare che lo interessa non dorme per la trepidazione, è lui che coinvolge lei: in interminabili nuotate per sentirsi pesce tra i pesci, come nell’emozione di una gita in cui non c’è sole troppo caldo o vento troppo molesto che possa privarlo della gioia di partecipare.
Sua madre, dal canto suo, non si è mai vista annoiata o spazientita, e rimprovera bonariamente le sue amiche impigrite, “degli ossi da brodo!”, che passano le giornate di festa davanti alla tivù, mentre lei e Riccardo si cimentano nell’ennesima impresa, nel prossimo traguardo, nella conquista di una nuova fetta di mondo. Lasciarlo in una struttura per riposarsi e prendere tempo per sé? Ma quando mai: “Non mi sembrerebbe mica una vacanza senza di lui”.
Sono un team bello e affiatato. A passeggio insieme, lei lo prende un po’ in giro e gli scatta l’ennesima foto, lui la guarda con rispetto e dolcezza e marca deciso il loro territorio, così strettamente che non ci si può intrattenere a lungo a conversare perché scatta una vivace protesta per supposto disinteresse. Daniela ride e gli prende il viso tra le mani “il ragazzo ha una sola malattia che non guarisce: la gelosia”.
Quest’anno Riccardo ha festeggiato il suo compleanno in vacanza, ha sorriso timido ma compiaciuto quando gli animatori e i camerieri gli hanno cantato gli auguri di rito, ha soffiato sulle candeline e si è prestato paziente ai flash, come un consumato attore.
Poi si è alzato, ha preso per mano sua madre e sornione, al sicuro nell’immunità festiva, si è diretto ancora una volta verso il buffet.

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