Chiamiamole pure… ”Bergogliate” Ma ascoltiamole bene

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Di Cristina Dobner

Il tono colmo di “humour” ed estremamente semplice e diretto di Papa Francesco rende l’incontro con i giovani che si sono lasciati cercare da Dio un incontro con un anziano che non è vecchio ma è giovane e fresco.
Le chiamo le “Bergogliate”, le battute di un Francesco che fanno sorridere e divertire. Nulla hanno a che spartire con la superficialità o la futilità. Per questo sono “Bergogliate”, perché fanno penetrare la realtà non da paludati e in etichetta pseudo religiosa ma con la disinvoltura che annuncia il Vangelo e fanno piazza pulita di tutto il resto.
Di tutto il resto.
Bergogliata 1 la luna di miele: “Oggi siete in festa perché vivete un tempo di nozze, applaudite, fate festa. Ma quando finisce la luna di miele che succede?”. È un richiamo esigente ad una sequela che non conosca interruzioni di dedizione, di cambiamento di umore, ma si affidi all’unico Amore che viene donato e a cui si risponde. Francesco non è un ingenuo: i giovani non vivono sulle nuvole ma in una società ben concreta “questa cultura del provvisorio ci bastona tutti, ai miei tempi era più facile, la cultura favoriva una scelta definitiva”.
Bergogliata 2 lo schifo: “Giustamente a voi giovani fa schifo quando vedete un prete o una suora che non sono coerenti”. In fin dei conti il termine è proprio azzeccato e se noi stagionati ci interrogassimo sulla nostra produzione di schifo, acquisiremmo più credibilità e cercheremmo, con tutte le nostre forze, di cambiare registro e di diventare realmente poveri: “A me fa male quando vedo un prete o una suora con un’auto di ultimo modello: ma non si può!”.
Bergogliata 3: faccia da peperoncino: “Santa Teresa diceva che un santo triste è un triste santo. Mai suore e preti con la faccia da peperoncino inaccetto”. Invece dell’aceto gioia trasparita da una vita donata si irraggia e sollecita alla lode di Dio per il dono della vita, del creato, della sua Presenza fra noi nel mistero del Pane e del Vino.
Bergogliata 4: la bastonatura: “Dove è il centro della mancanza di gioia? È un problema di celibato. Voi consacrate il vostro amore a Gesù, il cuore a Gesù e questo ci porta a fare voto di celibato ma il voto di castità va avanti. È una strada che matura verso la paternità e la maternità spirituale”. Guai ai zitelli e alle zitelle! Se la fecondità non innerva l’animo e il quotidiano dei consacrati la sconfitta è già pesante e, forse, irrimediabile a meno che non si accetti “Gesù che bastonava quelli con una doppia faccia”. La bastonata perché fa male e suscita rivolta, ma le bastonate che provengono dalla Sua mano sono richiami che invitano alla conversione, al cambiamento.
Bergogliata 5: lo sport del lamento: “Non imparate da noi, che non siamo più giovanissimi, lo sport del lamento: non imparate da noi il culto della dea lamentela, ma siate positivi”. La distruzione che si insinua con questo sport è proporzionale all’allenamento e quando è praticato quotidianamente o pluriquotidianamente diventa un micidiale tossico inquinante che porta a scelte sbagliate, personali e comunitarie, infelici e dannose.
Bergogliata 6: controcorrente: “Penso a Madre Teresa: era brava questa suora. Non aveva paura di niente. E non aveva paura di inginocchiarsi due ore davanti al Signore. Siate coraggiosi per pregare e andare controcorrente”.
Gradiamo anche “il panino e la Coca Cola” che Francesco avrebbe anche offerto pur di stare ancora insieme ad un Pastore che, con tanta gioia di vivere, ci rende annunziatori veritieri di una “Chiesa più missionaria e meno tranquilla. Più gioiosa e non triste”.

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