Come partecipare alla Messa, quarta puntata

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Di Padre Gabriele di Nicolo

Continua la rubrica sulla partecipazione alla Messa.
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La liturgia della parola ha “narrato” ad una “assemblea in ascolto” l’opera meravigliosa di Dio e cioè il suo amore fedele per un popolo (Israele, oggi la Chiesa), amore poi dilatato (in Cristo) a tutti i popoli.

Il senso, il centro, l’apice di questa narrazione è Gesù nostro Signore: il suo nascere, crescere, insegnare, guarire… ma specialmente il suo donarsi nella morte di croce, il suo risorgere, il suo ascendere al Padre e il dono dello Spirito.

E’ questo il mistero pasquale di Cristo, mistero che dischiude la vita al mondo intero.
Esso si è compiuto perfettamente e una volta per tutte come “sacrificio”.
Poiché questo “sacrificio” è vero e perfetto ed ottiene la remissione di tutti i peccati, non c’è bisogno, da parte di Cristo, di ripeterlo.

Da parte nostra, occorre “ricordare”, fare memoria.
Tale “memoria”, o ripresentazione, viene fatta dalla Chiesa in preghiera ed è resa efficace e feconda per opera dello Spirito Santo.

La Liturgia eucaristica
Scopriamo il senso di questa “memoria” seguendo la preghiera eucaristica o Cànone (cioè regola).

Cos’è la Messa?
“E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza rendere grazie a te Padre santo…” (Prefazio).
La Messa è rendimento di grazie (“eucaristia”) a Dio Padre.

Perché rendiamo grazie?
“Lo hai mandato a noi (Gesù Cristo), salvatore e redentore”.

Come ci ha salvati?
“Per compiere la tua volontà e acquistarti un popolo santo egli stese le braccia sulla croce”.
Dunque, ci ha salvati col suo mistero pasquale (il vero e perfetto sacrificio).

Cosa ha ottenuto col suo sacrificio?
“Morendo distrusse la morte e proclamò la risurrezione”.
La sua morte/sacrificio ha distrutto la morte e ha dato la vita per sempre: vita eterna, fin da ora!

E allora, cosa è doveroso fare?
“Per questo mistero di salvezza, cantiamo: Santo…”.

Quale opera compie l’effusione dello Spirito santo?
“Padre veramente santo, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito…” (Preghiera Eucaristica).
L’opera è la santificazione (trasformazione) dei doni.

Cosa ottiene la preghiera fatta nello Spirito?
Che il pane e il vino “diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo nostro Signore”.

Cosa celebriamo nella Messa?
“Celebrando il memoriale della morte e risurrezione del Figlio…”.

Cosa offriamo al Padre?
“Il pane della vita e il calice della salvezza”.

Chi è l’offerente?
“Ti rendiamo grazie per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale”.
Gli offerenti siamo tutti noi: il sacerdote, che è figura di Cristo, e noi tutti in virtù del sacerdozio dato nel battesimo.

Cosa chiediamo?
“Lo Spirito santo ci unisca in un solo corpo… Ricordati della tua Chiesa: rendila perfetta nell’amore. Ricordati del papa, del vescovo e di tutti i ministri; dei nostri fratelli che si sono addormentati nella speranza della risurrezione e di tutti i defunti; di noi tutti abbi misericordia: donaci di aver parte alla vita eterna”.
La richiesta somma, quasi il “frutto” del sacrificio, è l’unità dei fratelli, l’amore e la vita eterna.

Indicazioni pratiche
La preghiera eucaristica è recitata soltanto dal sacerdote.
Non è secondo la norma liturgica bisbigliare o ripetere (a volte anticipare!) le parole del celebrante presidente. La vera forma di preghiera è l’ascolto attento e di fede.

Due sono le acclamazioni che vanno fortemente sottolineate dal popolo: “Annunciamo la tua morte, Signore…” (o le acclamazioni alternative “Ogni volta che mangiamo…” e “Tu ci hai redenti con la tua croce…”) e il solenne “Amen” al termine della dossologia (“per Cristo, con Cristo ed in Cristo…”).

Al momento della elevazione ed ostensione dell’ostia e del calice, a mio parere, è bene fissare con gli occhi il segno sacramentale e poi fare un piccolo inchino, anziché tenere gli occhi abbassati – come molti fanno – quasi che questo indicasse una maggiore devozione, del resto il sacerdote mostra a tutti il pane e il vino consacrati proprio perché siano guardati con fede, diversamente perderebbe senso questo gesto.

Particolarmente in questa parte della Messa occorre il silenzio e la non dispersione in servizi, cenni, richiami, preparazione di altri servizi…

Riguardo alla posizione del corpo ci sembra bene ricordare ciò che afferma l’Ordinamento Generale del Messale Romano riguardo a tutta la Messa:

42. I gesti e l’atteggiamento del corpo sia del sacerdote, del diacono e dei ministri, sia del popolo devono tendere a far sì che tutta la celebrazione risplenda per decoro e per nobile semplicità, che si colga il vero e pieno significato delle sue diverse parti e si favorisca la partecipazione di tutti…

L’atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra Liturgia: manifesta infatti e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano.

43. I fedeli stiano in piedi dall’inizio del canto di ingresso, o mentre il sacerdote si reca all’altare, fino alla conclusione dell’orazione di inizio (o colletta), durante il canto dell’Alleluia prima del Vangelo; durante la proclamazione del Vangelo; durante la professione di fede (Credo) e la preghiera universale (o preghiera dei fedeli); e ancora dall’invito “Pregate fratelli” prima dell’orazione sulle offerte fino al termine della Messa, fatta eccezione di quanto è detto in seguito.

Stiano invece seduti durante la proclamazione delle letture prima del Vangelo e durante il salmo responsoriale; all’omelia e durante la preparazione dei doni all’offertorio; se lo si ritiene opportuno, durante il sacro silenzio dopo la Comunione.

S’inginocchino poi alla consacrazione, a meno che lo impediscano lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi. Quelli che non si inginocchiano alla consacrazione, facciano un profondo inchino mentre il sacerdote genuflette dopo la consacrazione.

…Dove vi è la consuetudine che il popolo rimanga in ginocchio dall’acclamazione del Santo fino alla conclusione della Preghiera eucaristica e prima della Comunione, quando il sacerdote dice Ecco l’Agnello di Dio, tale uso può essere lodevolmente conservato.

Oggi sembra esserci piuttosto la tendenza a lasciare ad ogni fedele la massima libertà di comportamento, secondo la sensibilità o i “gusti” (ci si perdoni il termine!) di ciascuno, perché – si dice – ci sono altri aspetti più importanti rispetto alla posizione del corpo (es. la fede e la devozione con cui si partecipa, l’atteggiamento di preghiera ecc.): ci pare allora doveroso e opportuno ricordare, come abbiamo già sottolineato nella prima puntata, che la Celebrazione Eucaristica (o S. Messa) è un’azione liturgica comunitaria e non individualistica, occorre allora tener presente l’esigenza di tutta un’assemblea (un corpo) che prega, ascolta, rende grazie ecc. insieme e non semplicemente o soprattutto dei “gusti” di ciascuno.

Detto questo, certamente nessuno costringerà mai ad assumere determinate posizioni, a ciascuno è lasciata la libertà personale che viene rispettata, ma è doveroso che ci educhiamo ad una partecipazione più conforme possibile al significato stesso e alla realtà dell’Eucaristia; del resto questo è lo scopo di questi articoli!

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