Perché amare?

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RUBRICA DI SUSANNA – Perché amare? In un mondo dove i furbi vincono, dove chi è debole è spacciato, dove se ti scopri sei finito? Tante volte ce lo siamo chiesti. Soprattutto la sera.
Quel momento crepuscolare della giornata, quando senti le membra stanche e la mente affaticata, ma senti innanzitutto di dover  fare un rendiconto della giornata a Dio. Così rivedi per un istante tutti gli attimi in cui ti sei svegliato, vestito, andato a lavorare, poi preparato il pranzo, fatto la spesa, discusso con il tuo coniuge, parlato con i figli, andato dal dentista, preso parte alla riunione di quell’associazione e poi, stanco, alla sera, ti ritrovi finalmente nel tuo letto. Il momento del rendiconto, il pensiero : se domani non mi sveglio, che cosa porterò di ciò che ho fatto finora dianzi a te, Signore? Sarai contento di me ? E poi quella preghiera, ricordando i nomi delle persone care, di chi non c’è più fra noi, ma che ci è stato vicino o che ci ha generato. Si, le povere spoglie dei genitori saranno polvere ormai, ma la loro anima la sentiamo ancora vicina, nelle occasioni e nei momenti importanti e a volte li evochiamo, con la magia, non ce n’è più grande e santa, della preghiera.

C’è allora un attimo di contatto, come se le dita dei defunti e viventi ancora si toccassero nell’unica fede . Quel momento della sera, prima di addormentarsi, in cui sospiri per le preoccupazioni economiche, ti senti stanco e a volte ti sopraggiunge il pensiero che vorresti addormentarti per sempre  e finalmente, riposarti senza più affanni.

Ma poi ripensi che devi ancora sistemare i figli, che con il tuo coniuge hai messo al mondo con tanta speranza, occuparti di quella persona bisognosa che senza di te sarebbe in mezzo ad una strada, finire ancora tante cose che non puoi mollare tutto così. Allora chiedi al Signore di darti modo di fare tutto e sistemare tutto, prima di chiamarti. Quando sarà pronto qualcun altro a sostituirti.

Ogni sera è un po’ come l’anticamera del ritorno a ciò che eravamo e che saremo e ogni giorno è un dono da affrontare e spendere per il Bene. Ma a volte è tanto dura.

Eppure nulla ti è scontato, vedi che trascorrono gli anni su di te, che inizia qualche acciacco, che il corpo inizia la sua discesa, ma poi constati che tanto hai avuto e che davvero sei stato amato da Qualcuno fin da prima che tu fossi. E’ inspiegabile, ma è così.

Scende il silenzio, aspetti il coniuge che arriva nel letto, con una carezza, felice ti addormenti, sognando il Signore, il tuo cuore si riempie di speranza. Arriva silenzioso il gatto facendoti le fusa vicino, per dirti che ti vuole bene. E’ ormai notte, ma sei felice.

Susanna Faviani

Giornalista pubblicista dal '98 , ha scritto sul Corriere Adriatico per 10 anni, su l'Osservatore Romano , organo di stampa della Santa Sede per 5 anni e dal 2008 ad oggi scrive su L'Avvenire, quotidiano della CEI. E' Docente di Arte nella scuola secondaria di primo grado di Grottammare.

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