La Chiesa qui è un ammortizzatore sociale

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Di Gigliola Alfaro

Solo mercoledì scorso monsignor Raffaele Falco, parroco del Redentore, memoria storica di Ercolano con i suoi 45 anni da sacerdote, aveva incontrato Antonio Formicola, il fioraio di 60 anni, che ieri con un gesto estremo si è dato fuoco e poi si è buttato giù dal municipio di Ercolano, per protestare per il mancato permesso, da parte dell’amministrazione locale, di esporre fuori dal negozio i fiori e poter sostare con l’auto. La tragedia ha scatenato le proteste dei commercianti e della folla che ha accusato il sindaco e la Giunta di essere assassini. “Mercoledì è venuto a preparare la chiesa per un matrimonio – ha detto il sacerdote – ed era sorridente come sempre. Non ha mai dato segni di squilibrio”. Motivi di preoccupazione, però, c’erano: “Non si era ripreso dalla morte della moglie, qualche anno fa. Poi sono diminuiti i matrimoni a Ercolano e non era più di moda andare da lui, anche se aveva prezzi più bassi. Infine, c’era la questione di poter parcheggiare ed esporre i fiori dove aveva il negozio in corso Resina: è diventata una strada morta, tanti negozi hanno chiuso, la camorra si è impossessata di quella strada”. Anche don Pasquale Incoronato, parroco di Santa Maria del Pilar a Ercolano, conosceva sia Formicola sia il padre, pure fioraio, oltre che sacrista nella parrocchia dove don Pasquale per un periodo è stato parroco.

Don Pasquale, come si spiega il gesto di Formicola?
“Probabilmente c’erano diversi motivi di disagio e interiormente c’era già una fragilità che è indipendente dall’occasione scatenante. Tonino, ‘o zannuso’, come lo chiamavano qui, perché gli mancavano i denti davanti, era buono, tranquillo, generoso, attento, ossequioso. Come il padre, regalava anche i fiori a chi non poteva permetterselo ed era inserito nel territorio da tanto tempo”.

Dopo il suicidio si è scatenata una protesta contro l’amministrazione comunale: a suo avviso, perché?
“Credo che la protesta sia montata proprio perché era una brava persona, benvoluta. Ma non è stata una bella cosa. Dire che questo suicidio è colpa dell’amministrazione e, in particolare del sindaco, non è onesto. C’è chi, in modo demagogico, cavalca il disagio. Credo che le proteste che adesso stanno montando siano legate a un malessere che si vive in città e ora si voglia trovare a tutti i costi un colpevole, ma non possiamo dire assassino al sindaco, soprattutto perché, purtroppo, qui ci sono assassini, quelli di camorra, che hanno ucciso veramente. Certo, la situazione da noi è grave. Aumentano i poveri anche nel ceto medio e non c’è più la possibilità di ‘arrangiarsi’. Manca la liquidità, tranne che negli affari illeciti, c’è un alto indebitamento e forte è l’usura. È una città in sofferenza: c’è una mancanza di progettualità. Il problema, ovviamente, è anche di tipo culturale ed economico”.

Eppure Ercolano potrebbe avere come volano gli Scavi…
“E non solo: oltre gli Scavi, ci sono il Vesuvio, le ville vesuviane, il litorale. Purtroppo non sono stati valorizzati a dovere. Non solo Ercolano, ma tutto il Sud soffre di una parola ‘maledetta’: emergenza. Sull’emergenza non si cala una progettualità, ma si cerca solo di tamponare. L’emergenza rifiuti diventa il problema dei rifiuti, l’emergenza lavoro diventa il problema lavoro. Le emergenze si cronicizzano fino a diventare un bubbone che mangia tutto”.

Ma in città non c’è un dialogo tra le istituzioni?
“No, manca una sinergia. Al contrario, è necessario che tutti insieme, Stato, Chiesa, famiglia, istituzioni varie collaborino, offrendo ognuno il proprio contributo. Purtroppo, ognuno cammina per conto proprio: molte volte i percorsi non s’incrociano e si fa a scarica barile. E così la gente rimane sola”.

Qual è l’impegno della Chiesa in città?
“A Ercolano ci sono dieci parrocchie e ognuno di noi si accolla tante situazioni di difficoltà. La Chiesa qui è un ammortizzatore sociale, che cerca di risollevare certe realtà di disagio, intervenendo con l’aiuto spirituale, con il pacco viveri, pagando le bollette, facendo attività d’estate per centinaia di ragazzi. Ma questo non può bastare. Per questo dico che serve promuovere sinergie e comunione perché altrimenti la crisi non si risolve. Anche a livello politico è la divisione che sta regnando in questo momento e non il bene comune. Lo stare insieme, quando c’è stato a Ercolano, ha funzionato”.

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