Le parole del nostro Vescovo per Don Gianni

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Carissimi,
una grande occasione di festa, da tutti profondamente sentita con la vostra gioiosa partecipazione, questa sera viviamo per l’ordinazione sacerdotale di un figlio della nostra Diocesi, Don Gianni Capriotti.
Esulta di gioia la sua famiglia di origine, esulta la sua Parrocchia di S. Benedetto Martire, esulta il Seminario Regionale Marchigiano, esulta tutta la nostra Chiesa Truentina, che riceve il dono di un nuovo prete.

Dopo il “sì” detto al Signore ed alla Chiesa lo scorso anno con il diaconato, ora diventando sacerdote la donazione a Dio di Don Gianni si fa più forte e definitiva. Finalmente potrai dire, carissimo, di essere arrivato all’inizio di un cammino, imprevedibile e stupendo, che ti cambia radicalmente la vita. Sarà tuo impegno prioritario, sarà tua esigente passione, portare a tutti l’annunzio del Vangelo che salva, specialmente mediante la celebrazione dell’Eucaristia e della Riconciliazione sacramentale, compiti questi che solo a chi è presbitero appartengono per mandato di Cristo.

Questo onore non deve rimanere una gioia privata, tua e dei tuoi, ma è gioia di tutta la Comunità ecclesiale. Il Signore ti ha scelto non per soddisfare il cruccio spirituale di alcuni o per venire incontro ad un nostro capriccio pastorale, ma perchè tu ti metta al suo servizio e viva per il bene vero del Popolo di Dio.

Sei stato accompagnato nel tuo cammino di preparazione da tante persone, che fanno il “tifo” per te: “Coraggio, ti dicono, va’ avanti, noi preghiamo per te, non temere!”. Quanto fa bene sapere che si è circondati da un coro di cuori, che amano e che spronano, aspettando un ministero prezioso per tutti.

Da prete vivrai navigando tra le tempeste del mondo sulla barca della Chiesa, che appartiene al Signore e che non può affondare. La sua navigazione nel passato ha avuto momenti drammatici e ancora non mancheranno le difficoltà, ma Gesù si è impegnato personalmente a garantire la sicurezza del suo procedere: si può rimanere tranquilli e sereni, dedicandosi totalmente al proprio compito di pastori d’ anime.

Il Card. Martini, il grande arcivescovo di Milano scomparso lo scorso anno, per incoraggiare quei sacerdoti che vivevano nella propria debolezza personale le ansie di un futuro ignoto e di una pastorale problematica, invitava a ricordare che: “Il Signore arriva prima di noi, lavora per noi, lavora meglio di noi”. Non dimenticare che è Gesù il tuo alto datore di lavoro, il tuo maestro, il diretto responsabile, la guida sicura.

La professione del prete, passi questa parola, non è in via di estinzione, come direbbero alcuni sociologi poco avveduti e come auspicano i nemici della Croce di Cristo. Non si estinguerà questo nostro ministero, perchè Gesù ama la gente, continua a provare compassione per le folle umane ed a loro affianca le persone dei suoi sacerdoti. Egli continua a vivere per noi quella profonda ed intima passione, che un giorno l’ha portato sul Calvario e che in ogni tempo ed in ogni luogo continua ad esprimersi mediante il ministero dei sacerdoti da lui inviati nel mondo.

Anche le folle del nostro tempo sono continuamente affamate di parole di vita, anche le persone di oggi si ritrovano spesso nel deserto arido dell’esistenza. Ed ancora Gesù ripete ai suoi ministri: “Date loro voi stessi da mangiare”, come ascoltavamo nel brano evangelico appena proclamato.

Da parte tua, carissimo, sappi rispondere fedelmente al mandato di Gesù ed alle richieste della gente mediante il tuo “eccomi!”. Tutte le mattine, all’inizio di ogni giornata, e per ogni persona che ti avvicina, abbi questa disponibilità pronta e generosa, che cioè sa generare per gli altri tempo, parole evangeliche, gesti di bontà. Guarda le gente con gli occhi di Gesù, ama le persone con il suo cuore, pronuncia le sue parole di speranza certa e di perdono vero.

Tra poco, dopo l’imposizione delle mie mani e la preghiera di consacrazione, verranno unte le tue mani con l’olio profumato del crisma. Quale il significato di questo rito toccante? Durante l’omelia della Messa Crismale Papa Francesco ha detto: “L’unzione, cari fratelli, non è per profumare noi stessi e tanto meno perchè la conserviamo in un’ampolla, perchè l’olio diventerebbe rancido…e il cuore amaro. Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo; questa è una prova chiara”. Occorre stare accanto alle persone con la mente e con il cuore, con animo appassionato e con disponibilità che non si misura.

E continuava papa Francesco parlando al clero di Roma: “La gente ci ringrazia perchè sente che abbiamo pregato con le realtà della sua vita di ogni giorno, le sue pene e le sue gioie, le sue angustie e le sue speranze. E quando sente che il profumo dell’Unto, di Cristo, giunge attraverso di noi, è incoraggiata ad affidarci tutto quello che desidera arrivi al Signore”.

Che la gente senta il profumo di Gesù, attraverso la tua parola, il tuo gesto, la tua vicinanza umile e vera, il tuo consiglio, la tua preghiera, il tuo ascolto, la tua pazienza, la tua vita autenticamente sacerdotale!

Ed allora diventerà realtà anche quanto Papa Francesco ricordava al clero di Roma: “Questo vi chiedo: siate pastori con l’odore delle pecore, che si senta quello…di essere pastori in mezzo al proprio gregge e pescatori di uomini”.

Se il ministero sacerdotale venisse vissuto soltanto come una funzione, allora non porteremmo addosso l’odore delle pecore, e probabilmente nemmeno avremmo quello del Signore, mentre se il ministero viene assunto come una unzione, quella unzione che tra poco riceverai, quale missione dal contenuto totalizzante ed appassionato, allora il buon odore di Cristo non mancherà di contagiare le pecore e queste saranno motivo di intima consolazione per il pastore.

Che cosa dunque augurarti, carissimo Don Gianni, per il tuo sacerdozio, se non che la tua vita profumi di Gesù e profumi delle pecore? Sii sacerdote secondo il cuore di Cristo, capace di annunciare la misericordia del Signore che perdona perchè ama, la sua verità che rende certa la nostra speranza, la sua tenerezza che ci conforta, la sua Pasqua redentrice che salva e che dona gioia.

Veramente quanto è bello e gioioso essere preti secondo il cuore di Gesù!

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