Papa Francesco “Eccellenza, lasci questa consegna ai giovani: che non si lascino scappare la speranza!”

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Foto di archivio Vescovi delle Marche

“Aspettatemi, aspettatemi… Se ce la faccio verrò!”. Sono le parole che Papa Francesco ha rivolto questa mattina al tedoforo Gabriele Codoni che lo aveva invitato al pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto.
Il Papa ha infatti benedetto la fiaccola della pace del pellegrinaggio, che si terrà l’8 giugno; il Pontefice ha anche indossato il tradizionale cappellino della Macerata-Loreto.
Della delegazione, che portava la fiaccola dal Papa, facevano parte mons. Claudio Giuliodori, amministratore apostolico della diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, e mons. Giancarlo Vecerrica, ideatore del cammino e vescovo della diocesi di Fabriano-Matelica, al quale il Papa ha affidato questo messaggio: “Eccellenza, lasci questa consegna ai giovani: che non si lascino scappare la speranza!”.

Messa a Santa Marta
“Lamentarsi davanti a Dio non è peccato”, ma una preghiera del cuore che arriva al Signore. Lo ha detto il Papa nella messa celebrata stamattina a Santa Marta.
La storia di Tobi e Sara, riportata nella prima lettura, è stata al centro dell’omelia del Papa: due persone giuste che vivono situazioni drammatiche. “Sono persone in situazioni limite – ha osservato il Papa – situazioni proprio nel sottosuolo dell’esistenza, e cercano un’uscita. Si lamentano ma non bestemmiano”. Nel Vangelo del giorno – ha osservato Papa Francesco – ci sono i Sadducei che presentano a Gesù il caso limite di una donna, vedova di sette uomini:
“I Sadducei parlavano di questa donna come se fosse un laboratorio, tutto asettico. Era un caso di morale. Noi, quando pensiamo a questa gente che soffre tanto, pensiamo come se fosse un caso di morale, pure idee, o pensiamo con il nostro cuore, con la nostra carne, anche? A me non fa piacere quando si parla di queste situazioni in maniera tanto accademica e non umana, alle volte con le statistiche. Nella Chiesa ci sono tante persone in questa situazione”. In questi casi – ha detto il Papa – bisogna pregare per loro: “Devono entrare nel mio cuore, devono essere un’inquietudine per me: il mio fratello soffre, la mia sorella soffre.
Pregare, permettetemi di dirlo, con la carne: che la nostra carne preghi. Non con le idee. Pregare con il cuore”.

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