La Chiesa di Francia: “Continuiamo il dialogo!”

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Alla radicalizzazione delle opinioni, i vescovi rispondono tendendo la mano. “Continuiamo il dialogo”: s’intitola così un documento pubblicato oggi in Francia dai 12 vescovi che compongono il Consiglio Famiglia e società. Un documento in cui la Chiesa di Francia cerca di rispondere ai numerosi interrogativi che ha suscitato il progetto di legge che apre il matrimonio alle persone dello stesso sesso ed è stato approvato il 18 maggio dal presidente della Repubblica Hollande. Un progetto di riforma che ha fortemente diviso la comunità nazionale. In questi mesi di dibattiti parlamentari e manifestazioni in piazza, la società francese è stata fortemente attraversata da rivoli d’incomprensione tra fautori e oppositori della legge, che non hanno saputo alla fine comunicare le loro divergenze. Con il risultato di aver generato una “radicalizzazione” nel dibattito. Il Consiglio dei vescovi propone dunque questo documento per cercare di “superare le divergenze di approccio”, “approfondire il dialogo” e presentare “piste di lavoro” su cui lavorare in futuro.

I cattolici e la complessità. Come superare le opposizioni tra punti di vista diversi? A questo interrogativo i vescovi tentano di trovare più che una risposta, una via di uscita che consenta a tutti di lavorare insieme per il bene comune. I mesi passati hanno invece visto una radicalizzazione del dibattito attorno ai temi della famiglia e del matrimonio, tra chi in sostanza ritiene che “la riforma sia un progresso riguardo all’uguaglianza dei diritti” e chi invece teme “l’affondamento di una società incapace di riconoscere le differenze come modo d’identificazione umana”. I vescovi riconoscono che questa contrapposizione viene vissuta anche all’interno delle singole persone e comunità combattute cioè “tra la volontà di dare senso pieno al matrimonio fondato sull’alterità dei sessi e la volontà di non rifiutare le persone omosessuali e le loro aspettative”. Il progetto di riforma ha invece costretto a scegliere un’opzione rispetto all’altra. Emerge quindi sempre più una “complessità di giudizio etico” figlia di una società pluralista e secolarizzata che non impedisce però – a parere dei vescovi – di tirare insegnamenti positivi e formulare piste di riflessione per approfondire il dialogo.

Il gioco democratico e la laicità. Il primo insegnamento è che “l’esercizio democratico suppone fin dall’inizio che le divergenze di opinione siano legittime”. “Su questa base i cittadini e le organizzazioni possono esprimere liberamente il loro punto di vista, nel rispetto degli altri. Ciascuno merita di essere ascoltato e rispettato per le sue più profonde convinzioni. Il dibattito – incalzano i vescovi – deve normalmente permettere di migliorare un progetto in modo da raccogliere l’adesione del più gran numero di persone. Il disprezzo, la violenza verbale o fisica non hanno spazio nel gioco democratico”. L’altro insegnamento è il rispetto della laicità in base alla quale “la Chiesa come ogni associazione, può far sentire le sue argomentazioni e i cattolici, come tutti i cittadini, possono prendere la parola”. Infine c’è l’ultimo insegnamento che è quello di accettare di “assumere una posizione minoritaria”: “I cattolici – scrivono i vescovi – prendono oggi coscienza che la loro visione non è più conosciuta e condivisa da tutti” ed “è prova di maturità democratica accettare che il proprio punto di vista non sia preso in considerazione”.

Una precisazione. La Chiesa tiene a precisare il suo “no” più deciso a ogni forma di omofobia che – scrivono i vescovi – “come ogni forma di discriminazione è inaccettabile”. Ma il documento cerca di andare più a fondo e dà voce a un interrogativo: “Essere cattolici significa essere sempre contro le riforme presentate dagli altri come progresso? E come donare la ricchezza specifica del matrimonio cristiano che merita di essere conosciuta e condivisa?”. È questa la “pista” su cui lavorare, anzi la sfida che si apre alla Chiesa cattolica di Francia oggi, dopo l’approvazione del “mariage pour tous”: far conoscere meglio se stessa, e quindi la sua “visione dell’uomo”, la responsabilità dell’altro, “l’attenzione ai più vulnerabili”, la sua visione del matrimonio religioso e delle sue conseguenze.

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