Fallimento della legge abortiva 194?

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DIOCESI Il fallimento della legge abortiva 194 è recentemente emerso in una polemica che – dati alla mano – rivela che oggi sono almeno ventimila le interruzioni di gravidanza illegali e per molti anche di più.
Cio’ accadrebbe – secondo molti –  “per colpa” dei medici obiettori che si rifiutano di interrompere le gravidanze negli ospedali, per cui l’utenza si rivolgerebbe altrove.
Un altro traffico è quello via internet della nota pillola del giorno dopo, ossia dell’ RU 486, utilizzata di nascosto in casa, quando invece per la sua pericolosità, andrebbe somministrata in ospedale in tre giorni di ricovero e sotto stretto controllo medico.
Il risultato di ciò? Ragazze e donne con emorragie, a rischio vita, aborti clandestini e conseguenti mattanze senza controllo, quando non vengono ritrovati addirittura corpicini di neonati a termine buttati via nella spazzatura o partoriti dentro i wc di bar o locali o in casa.
Sappiamo che a San Benedetto del Tronto dovrebbero esserci 4 ginecologi su nove sono disponibili ad interrompere le gravidanze, mentre il 100% dei ginecologi di Ascoli Piceno, si rifiuta.
Nelle Marche è infatti obiettore quasi il 60% dei medici.
Secondo alcune associazioni, ciò indurrebbe all’aborto clandestino, pertanto si vorrebbe che la pillola del giorno dopo fosse somministrata solo in day-hospital e non in tre giorni di ricovero e che i medici fossero “obbligati” a far rispettare la legge e quindi ad interrompere le gravidanze.
L’obiettivo di queste associazioni, che solitamente tutelano donne in difficoltà, sarebbe quello di facilitare gli aborti “legali” e di sconfiggere pertanto, quelli clandestini o l’orrendo fenomeno dei neonati gettati via.
Tutto ciò rivela il fallimento totale della Legge 194, forse anche il cristianesimo “tiepido” di molti.
Il problema è a monte, ossia su un utilizzo corretto della sessualità, non mortificato, ma espresso nella sua bellezza, nell’ambito di un progetto di vita e di famiglia, dove un neonato è accolto con amore da un padre e da una madre, prima ancora che venga generato.
Il problema è educativo,  giovanile, di proposta di aspettativa di vita, di futuro, soprattutto è un problema di speranza.
Laddove la speranza viene meno, il giovane è disattento, menefreghista, incosciente. Di ciò non ha solo colpa egli stesso, ma l’intera società, che non fa proposte positive e concrete per il futuro dei giovani. Un esempio? Non c’è lavoro, non ci sono soldi, i “giovani” arrivano a 40 anni che sono ancora in casa, mantenuti dagli anziani genitori. Tutto ciò ingenera un male che si ripiega su se’ stesso, sulla sessualità, che non può attendere 40 anni, per esprimersi.
Seconda annotazione: oggi, se si partorisce in ospedale, si hanno tutte le garanzie dell’anonimato, la ragazza può partorire senza che nessuno possa rivelarlo, anzi.
L’ospedale è tenuto per legge a proteggerla e a tenerla nascosta, anche dai suoi stessi familiari. Il neonato può essere dunque dato subito in adozione a una coppia che sia nelle liste legali del tribunale per i minorenni responsabile.
In altre parole, in tre giorni minimi, la ragazza può entrare, partorire in anonimato, dare il bimbo in adozione a una famiglia controllata, andarsene per la sua strada, se è questo ciò che vuole.
Ma certamente, diciamo una banalità se suggeriamo che prima di affrontare il rischio di una gravidanza inattesa, sarebbe meglio avere un compagno stabile, un progetto di vita comune, una indipendenza economica, un luogo dove stare. Ma capiamo, che questa è teoria. Ribadiamo. La legge 194 è miseramente fallita. Resta in campo un problema sociale, giovanile, educativo, interpersonale, grave.

Susanna Faviani

Giornalista pubblicista dal '98 , ha scritto sul Corriere Adriatico per 10 anni, su l'Osservatore Romano , organo di stampa della Santa Sede per 5 anni e dal 2008 ad oggi scrive su L'Avvenire, quotidiano della CEI. E' Docente di Arte nella scuola secondaria di primo grado di Grottammare.

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