Come partecipare alla Messa?

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Di Padre Gabriele di Nicolò

DIOCESI – Iniziamo una rubrica per riscoprire la Messa.
Il termine “ascoltare” o “sentire”, tanto usato in passato (ma spesso anche oggi), non esprime il vero senso di questa partecipazione: non andiamo semplicemente per “ascoltare” qualcosa o qualcuno, ma per vivere e condividere un evento.
Entrando in una Chiesa, durante la Messa, ciò che si dovrebbe percepire è un popolo radunato, una assemblea.

Caratteristiche dell’assemblea
A) Occorre una disposizione interiore a “radunarsi (diventare uno)”, cioè a convergere tutti verso l’unità del luogo, dell’ora, della motivazione e della vita. (Per capire meglio, proviamo a pensare quando si è in fila davanti agli sportelli della posta o della banca… o anche quando siamo a pranzo in un ristorante insieme a tanta gente… Siamo una assemblea?). Occorre “manifestare” che siamo Chiesa, corpo di Cristo e non soltanto degli individui che assolvono ad un dovere religioso, isolatamente e col minor coinvolgimento possibile… Non è possibile o concepibile la mentalità del tipo: “partecipo alla mia Messa…”, come se potessi partecipare in maniera individualistica o isolata a prescindere dalle altre persone (per noi cristiani “fratelli e sorelle”) che stanno in chiesa, senza entrare in alcun tipo di relazione con loro.

B) Occorre la disposizione a partecipare, anzi a “celebrare” coscientemente, attivamente e fruttuosamente. Vale a dire: con fede nel mistero celebrato, con l’ascolto attento della Parola di Dio, con la partecipazione alla Mensa del Signore, col canto e le risposte. Il termine “ascoltare” o “sentire” la Messa, tanto usato in passato (ma spesso anche oggi), non esprime il vero senso di questa partecipazione: non andiamo semplicemente per “ascoltare” qualcosa o qualcuno, ma per vivere e condividere un evento, cioè qualcosa che avviene e ci coinvolge in tutto il nostro essere (non solo le orecchie). Quindi, se è vero che il prete è colui che presiede l’assemblea (di solito lo chiamiamo “celebrante”), è pure vero che siamo tutti “celebranti”, ciascuno per la sua parte e secondo la vocazione che ha ricevuto e il ministero che svolge.

C) Occorre la disposizione a svolgere dei servizi (ministeri) permanenti. Prima di tutto quello di chi presiede “nella persona di Cristo” (il sacerdote). Ministeri istituiti (lettori, accoliti). Ministeri di fatto: coro, ministranti, questuanti, commentatori… Chi svolge un servizio lo fa per il Signore e per la edificazione dell’assemblea.

Conseguenze pratiche
a) È importante la puntualità, che vuol dire arrivare qualche minuto prima che incominci la celebrazione. Questo vale particolarmente per chi svolge un servizio. Se il celebrante facesse sempre tardi, vi lamentereste. Ma non siete anche voi dei “celebranti”? Quando partecipiamo ad un evento che ci interessa molto, ci piace (pensiamo ad es. ad un evento sportivo o culturale) ci preoccupiamo di andare per tempo per trovare posto e per non perdere nulla dell’evento (a volte si è disposti ad andare anche delle ore prima!!!). Arrivare puntuali alla Celebrazione Eucaristica è segno di rispetto per il Sacramento, per se stessi, per gli altri ed è condizione necessaria per poter partecipare  bene alla Celebrazione, inserendosi dall’inizio. La puntualità è segno di educazione. Nel caso della Messa è anche un senso di fede, di premura fiduciosa e di umiltà. Arriviamo per tempo perché sappiamo di essere poveri e bisognosi: i poveri e i bisognosi non si possono permettere il lusso di arrivare tardi!

b) Non ci sono posti riservati. Si prende quel posto che fa maggiormente percepire che siamo un’assemblea. Gli angolini, gli sgabuzzini, le colonne, gli anfratti… aiutano i singoli a sentirsi bene, ma non aiutano la celebrazione comunitaria. Molte volte si ha l’impressione che diverse persone partecipano alla Messa da “spettatori” e non da protagonisti, come di chi non è coinvolto ma osserva quanto sta accadendo in uno “spettacolo” (ci si perdoni il paragone!) e quasi vorrebbe starsene in disparte o nascosto per non essere troppo coinvolto, come se – per usare un’altra immagine – fossimo persone che ad un banchetto non si sentono invitate ma solo ospiti di passaggio e che perciò neppure vale la pena di sedersi, ma si rimane in piedi (come accade a tanti anche quando nei banchi o nelle sedie c’è posto!). È importante sforzarsi di ascoltare, rispondere e cantare, magari utilizzando per i canti i fogli che vengono indicati.

Quindi prendere posto il più vicino all’altare e il più vicino agli altri. Siamo “un corpo” e non dei fruitori di servizi. Mai stazionare davanti alla porta. Se ci sono dei bimbi (specie alla Messa in Chiesa parrocchiale), la cosa più vera e bella sarebbe che la famiglia rimanesse anche fisicamente unita nella partecipazione alla Messa. Se però i bimbi sono lasciati soli dai genitori (che li “portano” a Messa e poi se ne vanno), è bene che vengano accolti dai catechisti e partecipino con loro alla Messa. Forse ci sono dei bimbi che, pur avendo la famiglia in Chiesa, si trovano più volentieri coi catechisti e gli altri amici. Stiano dove partecipano meglio.

c) Proprio perché siamo una assemblea e non dei fruitori di un servizio, è bene che tutti convergano verso l’unico mistero celebrato. In altre parole, significa che è bene abituarsi possibilmente a non richiedere il sacramento della Confessione durante la Messa: difficilmente si possono fare bene le due cose insieme poiché mentre ci si confessa si “perde” inevitabilmente qualche parte della Celebrazione Eucaristica. Come pure, è bene non accendere candele o fare qualsiasi altra devozione… (queste si possono fare prima della Messa o dopo).

d) Comportamento in Chiesa: silenzio e preghiera. I necessari servizi che si fanno (canto, letture, raccolte…) ci raccomandano ancor di più questo comportamento. L’incontro che viviamo in chiesa durante la Messa è certamente festoso e deve essere cordiale, ma non può essere chiassoso ed anche il chiacchiericcio inutile non favorisce la partecipazione e la preghiera.

e) Entrando in Chiesa e uscendo, si fa la genuflessione al Santissimo (presente nel Tabernacolo); e ogni volta che si passa davanti all’Altare della celebrazione si fa un inchino (non la genuflessione, che vuol dire piegare un ginocchio a terra).

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