Il coraggio di Ingrid dinanzi al machete

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Di Silvia Guzzanti

È l’eroina del Regno Unito: Ingrid Loyau-Kennett è la donna immortalata nelle immagini che hanno fatto il giro del mondo, mentre affronta a viso aperto il giovane nero armato di machete e con le mani insanguinate, dopo aver trucidato per strada un soldato britannico. Una grande prova di coraggio, ma anche di attenzione verso il prossimo, sino al punto di rischiare la propria vita. Ingrid ha raccontato a Sir Europa quegli attimi terribili, precisando che la scelta le è stata dettata dalla sua educazione cristiana.

Dove ha trovato il coraggio di affrontare gli assassini di Lee Rigby, il soldato ucciso a Londra mercoledì?
“Non frequento la chiesa cattolica di st. Mary’s, nella cittadina di Helston, dove abito, in Cornovaglia, ogni domenica, ma sono stata allevata da cattolica e sono convinta che essere cristiani significa aiutare gli altri e fare del bene. e tutto questo mi viene naturale. È come un istinto, un automatismo. So dentro di me che bisogna darsi da fare e dare una mano e non potrei mai stare a guardare quando qualcuno ha bisogno di aiuto. Mercoledì, a Londra, quando ho visto un uomo steso per terra e l’auto sul marciapiede ho pensato che si trattasse di un incidente di auto e sono scesa dal bus per soccorrerlo. Ho capito che c’era stato un assassinio soltanto quando Michael, il più eccitato dei due criminali, mi ha detto ‘Non toccare il cadavere’”.

Perché indossa una croce d’oro con rubini e diamanti?
“Perché sono orgogliosa di essere cattolica e cristiana, del modo in cui sono stata allevata e ho cresciuto i miei figli, Basil e Pewony. La mia fede è molto importante per me e prego sempre, in auto o quando passo davanti a una chiesa”.

Non ha avuto paura quando si è accorto che Michael era armato?
“Quando mi sono accorta del sangue che aveva addosso e delle armi ho pensato che avesse commesso quel crimine per attirare l’attenzione e ho cominciato a parlargli”.

Il suo bisnonno ha lavorato per i servizi segreti e suo nonno ha ricevuto una onorificenza, durante la prima guerra mondiale, la “defence flying cross” da re Giorgio V. Pensa che l’abbiano ispirata?
“Senz’altro ma quello che ho fatto è durato 10 minuti mentre mio nonno ha combattuto ed è stato vittima di bombardamenti e colpito ogni giorno per 4 anni. Penso che questo sia più coraggioso di quanto ho fatto io. Ho semplicemente parlato con due ragazzotti un po’ eccitati”.

Che spiegazione dà di quello che è successo a Woolwich?
“Penso che sia sempre più difficile costruire vere comunità. Decine di persone ignoravano quello che stava succedendo. Odio questo atteggiamento ma è sintomatico del modo in cui viviamo oggi. Penso che il cristianesimo sia proprio questo. Preoccuparci gli uni degli altri e costruire un modo diverso di vivere insieme. Forse Michael ha commesso quel crimine orribile perché nessuno lo ha mai ascoltato. Nessuno gli ha mai prestato attenzione: né la sua famiglia né i suoi amici”.

Pensa che fosse solo?
“Sì, penso che fosse solo e per questo ha ucciso. Penso che se fosse stato ascoltato, se quello che diceva fosse stato preso in seria considerazione da persone autorevoli, non avrebbe commesso un crimine orrendo”.

Sembrerebbe che sia stato indottrinato da musulmani radicali.
“Quando gli ho parlato non ha mai detto ‘noi’. Ha sempre detto ‘io’. Era istruito con un ottimo inglese. Sapeva perfettamente che cosa stava facendo”.

Quindi pensa che nella vita di oggi si faccia fatica a comunicare, a dialogare?
“Sì penso che abbiamo molti gadget, ma non sappiamo parlare o ascoltare. Oggi la comunicazione vuol dire ‘Ascoltatemi, sto dicendo qualcosa’. Questo è l’atteggiamento col quale ci avviciniamo agli altri. Non c’è più nessuno disponibile ad ascoltare”.

La sua vita sta cambiando adesso che il Primo Ministro David Cameron l’ha citata come esempio di solidarietà nazionale, dicendo che ha parlato per tutti gli inglesi quando ha detto agli assassini “perderete perché siete soli contro molti”. Come si sente?
“Sì, il mondo intero sta cercando di raggiungermi, vuole parlarmi ed è davvero strano. Sono rientrata da Londra in Cornovaglia soltanto ieri sera. Capisco perché c’è tutto questo interesse per me e se posso ispirare altri ad avere coraggio sono contenta di questo. Spero che sarà più facile per me trovare un lavoro perché ho appena cambiato carriera. Ho lasciato l’insegnamento per diventare traduttrice. Ho appena finito una laurea in inglese e francese. Sono stata un’insegnante per 20 anni e, a 48 anni, mi stanco troppo e vorrei cambiare lavoro”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *