La rubrica di Susanna: Uccisi a picconate, si poteva evitare?

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Poco importa se il ghanese Kabobo è nero, la cronaca recente più volte ha descritto analoghe tragedie “annunciate” ad opera di bianchi. Allora qual è il tratto comune di tali drammi? La malattia psichiatrica.

La legge 180 del ’78 ( più nota come Legge Basaglia) ha chiuso per sempre i “manicomi” di stampo ottocentesco in Italia, ma necessitava di una riforma radicale del settore ospedaliero e psichiatrico, che – di fatto – non c’è mai stata.

La realtà è che troppo poco si fa per i malati psichiatrici e il peso di questo dramma ricade gravemente quasi unicamente sulla famiglia del malato.

Quando non ricade su quieti cittadini, come nel caso della triplice tragedia di Milano  o della madre quarantenne di Busto Arsizio che – in preda ad un raptus depressivo- ha scaraventato dal balcone del terzo piano i suoi due figlioletti  di 6 e 3 anni “Per il loro bene” ha detto.

Come Kabobo si è giustificato: “Sentivo le voci che mi dicevano di uccidere a picconate le persone”. Inutile chiedere a tali ammalati il perché dei loro gesti. Non potranno rispondere perché la loro mente è malata. Bisogna invece chiedere chiedersi, tra persone sane di mente: Perché in Italia avviene questo? Dov’ e che fanno acqua i servizi sociali, i servizi psichiatrici? Che cosa si potrebbe fare per evitare ciò? Il fatto è che i nostri politici, per la maggior parte, non hanno pensato al bene comune , ma al proprio tornaconto, pertanto non si sono preoccupati di risolvere niente in Italia, tantomeno questo dramma dei malati mentali.
Una certa mentalità sessantottina al seguito della Legge Basaglia vuole che sia il malato stesso a chiedere il trattamento sanitario per se ‘ stesso, cosa che non farà mai, anche perché il malato psichiatrico per la maggior parte dei casi, crede di essere l’unico sano di mente in un mondo di pazzi e alienati.
E allora? Quando darà in escandescenze, verrà ricoverato a psichiatria in ospedale, ma per quanto tempo? Fino a quando i mix di farmaci calmanti imposti lo potranno sedare?
D’altra parte non è pensabile rinchiudere un ammalato psichiatrico in un luogo per tutta la sua esistenza, magari picchiato o incatenato, come avveniva negli orribili lagher dei manicomi.
La risposta probabilmente sta nel mezzo, certamente così com’è oggi, l’attuale soluzione non va bene e la cronaca, tristemente ce lo dimostra.

Susanna Faviani

Giornalista pubblicista dal '98 , ha scritto sul Corriere Adriatico per 10 anni, su l'Osservatore Romano , organo di stampa della Santa Sede per 5 anni e dal 2008 ad oggi scrive su L'Avvenire, quotidiano della CEI. E' Docente di Arte nella scuola secondaria di primo grado di Grottammare.

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