Che ne sarà del significato della parola famiglia?

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FRANCIA – Via libera del Consiglio costituzionale francese alla legge sul matrimonio gay, approvata lo scorso 23 aprile dal Parlamento di Parigi. A questo punto, i primi matrimoni potrebbero essere celebrati già nel mese di giugno. Il Consiglio costituzionale aveva fino al 23 maggio per pronunciarsi sui numerosi ricorsi depositati dai parlamentari dell’opposizione contro la legge sul ‘Matrimonio per tutti’, fortemente voluta dal governo socialista. Ma l’ok dei Saggi è arrivato proprio nella Giornata mondiale contro l’Omofobia.
I militanti che nei mesi scorsi hanno portato migliaia di persone in piazza per protestare contro la legge, avevano previsto un’ennesima manifestazione il 26 maggio a Parigi.

Il parere. Il Consiglio costituzionale dunque ha ritenuto che la legge approvata dal Parlamento che apre il matrimonio e le adozioni alle coppie composte dallo stesso sesso, sia costituzionale. Così si legge nelle motivazioni date dal Consiglio nella sentenza: “Il consiglio si è pronunciato sulla possibilità, aperta dall’articolo 1 della legge, per due persone dello stesso sesso di sposarsi. Ha giudicato che questa scelta del legislatore, non è contraria ad alcun principio costituzionale. In particolare, ha ritenuto che anche se la legislazione repubblicana anteriore al 1946 e le leggi posteriori hanno contemplato il matrimonio come unione tra un uomo e una donna, questa regola non interessa né i diritti e le libertà fondamentali, né la sovranità nazionale, né l’organizzazione dei poteri pubblici; essa non può dunque costituire un principio di riferimento fondamentale per le leggi della Repubblica”.

La protesta delle associazioni. Immediate le prime reazioni delle associazioni che erano scese in campo per combattere contro la legge. Riunite in un unico cartello “La Manif pour tous”, associazioni di diverse categorie e provenienze culturali (dai pediatri ai giuristi alle associazioni familiari a quelle degli omosessuali contrari al matrimonio gay) avevano dato vita in questi mesi a una serie di proteste e manifestazioni portando in piazza a Parigi migliaia di persone. In un lungo comunicato la Manif fa il punto su questi ultimi 6 mesi di mobilitazione dal 17 novembre scorso al 17 maggio, giorno in cui il Consiglio ha dato il via libera definitivo alla legge: 2 manifestazioni nazionali; 5 manifestazioni regionali; una petizione che ha raccolto 700mila firme. Ma più che le azioni, “La Manif pour tous – dice la presidente Ludovine de la Rochère – ha liberato la parola su una questione fondamentale, quella del futuro delle nostre famiglie, dei nostri figli e quindi della nostra società Dunque, una parte dell’obiettivo è raggiunto: far aprire gli occhi ai francesi sulla Legge Toubira e sulle sue conseguenze. I francesi sono ormai convinti. Bisogna ora convincere il presidente della Repubblica”. Mobilitati quindi da 6 mesi le associazioni garantiscono che non fermeranno “mai e poi mai” la loro protesta.

Gli interrogativi per il futuro. Sono invece le associazioni familiari cattoliche – guidate dal presidente Antoine Renard – a sollevare alcuni interrogativi. “In una prima analisi, potremmo ancore dire, con decisione, che il matrimonio e la famiglia siano ancora delle istituzioni? E lo statuto del matrimonio non è esso stesso modificato in un senso più privato e dunque più contrattuale?”. Ciò dunque che preoccupa in maniera particolare l’associazionismo familiare è che le legge approvata da Assemblea e Senato e il via libera del Consiglio costituzionale, vengono a trasformare “il significato del matrimonio”, prendendosi così una responsabilità troppo grande “nei confronti dei bambini”.

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