L’ascensione del Signore

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Di Angelo Scappacerca

L’Ascensione è raccontata all’inizio degli Atti degli Apostoli che si lega alla conclusione del Vangelo di Luca dando una piccola sintesi dell’ultima fase del ministero di Gesù: la passione, le apparizioni da risorto, la promessa dello Spirito Santo ai discepoli. In questo modo l’Ascensione prelude alla Pentecoste.

Gli apostoli sono ansiosi di sapere se sono ormai giunti i tempi escatologici. Gesù rinvia alla venuta dello Spirito Santo e alla necessità che gli apostoli stessi diventino testimoni del Vangelo nel mondo intero. Ancora l’Ascensione si mostra dentro il mistero della Pentecoste.

Non importa se l’ascensione sia stata il giorno stesso della resurrezione oppure quaranta giorni dopo. Quello che conta è il significato di un fatto tutto sommato semplice: Gesù viene sollevato al cielo. Gli apostoli restano col naso per aria, a guardare il cielo. Due uomini in bianche vesti, forse angeli, li smuovono dall’inerzia e a non fermarsi a lungo sul monte: si apre il tempo della testimonianza, il tempo della missione della Chiesa.

C’è qualcosa di più importante della missione: Gesù tornerà! La Chiesa non annuncia il ricordo di un morto, non proclama verità astratte o ideologie meritevoli. La Chiesa è testimone del Vivente. La missione è urgente perché legata a un futuro tutto nelle mani di Dio; è lui che salva il mondo.

Al momento del distacco Gesù compie anche un gesto di benedizione, come quello di chi parte e accorda a chi resta una specie di passaggio di consegne e di poteri che si realizzerà pienamente a Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo. Come al termine della creazione Dio aveva espresso il suo compiacimento per l’opera delle sue mani, così alla fine della sua missione terrena il Figlio di Dio estende al mondo e a tutta la storia la sua benedizione che è volontà di salvezza.

La missione della Chiesa inizia dalla città santa. Anche il Vangelo di Luca è iniziato a Gerusalemme, nel tempio, con l’annunciazione a Zaccaria. La meta finale, sarà un’altra Gerusalemme, quella dell’Apocalisse, bella come una sposa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *