Nel mare della Rete la politica sguazza

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Il popolo della rete non esiste. O forse sì. Il dibattito, nei giorni dell’elezione del Presidente della Repubblica e dell’incarico a Enrico Letta, è diventato incandescente. A scatenarlo non solo l’alto numero di “tweet” (i messaggi di 140 caratteri sul social medium Twitter) della politica italiana (oltre mezzo milione nei tre giorni che hanno preceduto l’elezione di Napolitano, un record) ma anche il contrappunto del basso numero di “voti” dei simpatizzanti del Movimento 5 Stelle per quelle che erano state definite le “Quirinarie”, una sorta di consultazione rigorosamente online per indicare i favoriti dei grillini per la corsa al Quirinale: il più votato, Rodotà, aveva collezionato poco meno di cinquemila voti.

Il portavoce di Obama: “La democrazia diretta è solo una speranza”. “La democrazia diretta? Solo una speranza, che forse mai si realizzerà”. Al Festival del giornalismo di Perugia, Kevin Bleyer, sceneggiatore americano e collaboratore per la scrittura dei discorsi di Obama, non sembra aver dubbi. Il web è utilizzato – ha detto – dai politici americani più come strumento di marketing che per consentire la partecipazione dei cittadini. “Obama è stato il primo presidente a usare Twitter. Tutta la sua famiglia lo usa, ma lo strumento ha dei limiti. Comunica un pensiero, non di più”, ha spiegato Bleyer. “La democrazia partecipata per ora è solo una tendenza e i social media sono insufficienti per realizzarla”, ci ha tenuto a sottolineare.

Il web per “partecipare” in Italia: le “antenne” dal basso. Nel 2012 in Italia sono stati registrati 1350 nuovi media digitali, di cui 584 web tv. L’ultimo monitoraggio contava 642 web tv: a causa della crisi economica, per la prima volta un segno negativo: -7% rispetto all’anno precedente (2011). Lombardia (81), Puglia (74), Lazio (66) ed Emilia Romagna (50) sono le regioni con la maggiore distribuzione di web tv. Puglia (71), Lombardia (66), Campania, Lazio e Sicilia (65) quelle dove si registra il maggior numero di media digitali. La Pubblica Amministrazione conta 115 web tv, mentre quelle delle università sono 32. Lo stato della rete “dal basso” in Italia è stato presentato al Festival del Giornalismo di Perugia con la ricerca annuale Netizen 2013, ideata e promossa dall’osservatorio e network Altratv.tv. Netizen sta per “internet e citizen” e descrive da otto anni i cittadini digitalizzati videomaker, ovvero i creatori di web tv, media digitali, community online, blog e videoblog informativi e verticali. Cinque gli ambiti di studio: aspetti editoriali e mezzi produttivi, partner e business model, team e relativa gestione, social network e videosharing, devices mobili. I pubblici sono la vera novità, più maturi che in passato: due su tre hanno sopra i 24 anni.

L’influenza dei social media sui lavori del Parlamento. Diceva McLuhan: “Tutto il conservatorismo del mondo non può opporre nemmeno una resistenza simbolica all’assalto dei nuovi media elettronici”. Bersani però, nei giorni caldi delle elezioni per il Quirinale, ha rimbrottato i suoi: “E smettiamola con questi telefonini, la politica non si fa a colpi di tweet e di sms!”. Ecco invece, secondo Filippo Ceccarelli di “La Repubblica”, l’elenco delle iniziative sul web che avrebbero influenzato i lavori parlamentari: “1) il torrente di invocazioni della base, a partire da mercoledì, contro la candidatura di Marini significativamente intitolato #NonFatelo e #NonViVotiamo-Più; 2) la mobilitazione creatasi a tarda sera sempre via twitter e sms davanti al cinema Capranica; 3) la foto diffusa giovedì in tempo reale dell’abbraccio nell’aula di Montecitorio tra Alfano e Bersani, subito assurta a ‘icona dell’inciucio’; 4) i continui pronunciamenti di Renzi, Vendola, Grillo e dei suoi candidati, tra i quali Rodotà, che anche lui ha accettato ufficialmente attraverso un tweet; 5) la mobilitazione anche in periferia, pure alimentatasi con il sintomatico hashtag #occupyPd tra giovedì e venerdi; 6) infine la manifestazione creatasi sabato intorno a Montecitorio e divenuta grande dopo che Grillo aveva annunciato la sua partecipazione, poi annullata sempre sulle piattaforme digitali (quest’ultime in parte bloccate da hacker)”.

“La democrazia online è un ponte sospeso nel vuoto”. “La democrazia on line non esiste. È un ponte sospeso sul vuoto. Ma è anche una suggestione irresistibile, una forza che sta cambiando la storia. Può distruggere la democrazia tradizionale, quella rappresentativa. Ma può concorrere a costruire una democrazia nuova, davvero partecipata”. Lo ha scritto Aldo Cazzullo sul “Corriere della Sera” lo scorso 22 aprile. Secondo l’opinionista, “Il totem della Seconda Repubblica furono i sondaggi. Berlusconi orientava le sue scelte in base alle rivelazioni di Pilo o di Crespi. Il totem della Repubblica che sta nascendo in questi giorni è la Rete”. I politici, più giovani, dice Cazzullo, “rendono conto non a capipartito mai così screditati ma a poche centinaia di amici, che li hanno votati alle primarie e li influenzano via web. Si spiega anche così non solo la bocciatura di Marini, ampiamente annunciata, ma pure l’incredibile affondamento di Prodi”.

Su tutti, la figura di Papa Francesco. Ma la rete si sta trasformando in una sorta di discarica di “odio e frustrazione, in cui ogni intervento comincia con un insulto”, notano gli esperti. “Non c’è da stupirsi se si cerca di sfuggire al vuoto ancorandosi ad approdi saldi, rivolgendosi a uomini davvero autorevoli perché giunti al vertice dopo un lungo e tormentato percorso”, argomentano gli studiosi. “Si spiega anche così l’innamoramento collettivo per Papa Francesco, e la credibilità che Giorgio Napolitano si è guadagnato non solo nell’establishment internazionale ma anche tra la gente”.

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