La scuola si salva in classe

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di Graziella Nicolosi

“Stiamo perdendo la scuola. Basta con le analisi, è arrivato il momento di agire; mentre si continua a elaborare la diagnosi, il paziente muore”: è il grido d’allarme con cui Giuseppe Desideri, presidente nazionale dell’Aimc (Associazione italiana maestri cattolici) ha aperto – insieme al presidente regionale Giovanni Perrone – la conferenza del 20 e 21 aprile a Palermo, che ha riunito i rappresentanti di tutta Italia in vista del ventesimo congresso previsto per il gennaio 2014.

Ha ancora un senso l’associazionismo? “La nostra associazione – ha spiegato Desideri – è la più consistente a livello numerico nel mondo della scuola. Contiamo circa 10mila iscritti, equamente divisi fra le Regioni, con punte più elevate in Lombardia e Sicilia”. Eppure “anche noi constatiamo una diminuzione di adesioni, che s’inserisce nella crisi più generale dell’associazionismo”. Si registra la tendenza “a una frequentazione occasionale dei gruppi associativi, più che a un impegno profondo, stabile e continuativo”. “A ciò – continua il presidente Aimc – si aggiungono le difficoltà che vive il sistema scolastico, stretto fra cambiamenti, incertezze, demotivazione dei docenti e caduta verticale dei valori educativi”. Dopo 68 anni di vita, con un mondo “completamente diverso da quello che ha visto la celebrazione del primo congresso nazionale”, i soci Aimc si chiedono “se abbia ancora senso l’impegno associativo, se ci siano ancora i margini per incidere efficacemente sulla scuola e migliorarla”. La risposta di Desideri è chiara: “Non ci sono alternative a un soggetto come il nostro; se scomparisse la forma associativa degli insegnanti cattolici, resterebbe un vuoto difficile da colmare”, venendo a mancare “il corpo intermedio, il soggetto cuscinetto fra la professione individuale e l’istituzione-scuola”. Un luogo di “confronto, riflessione, garanzia di valori irrinunciabili”, a cominciare da “quello della persona, che per noi resta il fine ultimo dell’istruzione”.

Un impegno comune. L’associazione, però, da sola non basta. Secondo Desideri occorre “riscoprire la sinergia che accompagnò l’Italia nell’immediato dopoguerra” quando “si pose un’attenzione particolare ai bambini”.
Professionisti della scuola, genitori, istituzioni, comunità ecclesiale: “Nessuno – ammonisce il presidente Aimc – può sentirsi escluso dall’emergenza educativa”. Una richiesta che si esprime chiaramente nel tema scelto per il congresso di gennaio: “Salviamo la scuola. L’impegno di tutti per il futuro del Paese”. “Salviamo, non salvate”, evidenzia Desideri. “Noi per primi ci mettiamo in gioco; viviamo ogni giorno i problemi della scuola e sappiamo benissimo quali siano le criticità da risolvere. Ci aspettiamo, però, che anche gli altri facciano la loro parte”. La scuola, come “luogo di formazione dei cittadini di domani”, deve essere “una priorità nell’agenda politica ed ecclesiale”. Solo “ripartendo dalle nuove generazioni si potrà assicurare un futuro a questo Paese”.

Associazionismo scuola del dono. Per Giuseppe Savagnone, direttore del Centro per la pastorale culturale della diocesi di Palermo e docente per quarant’anni nei licei, “la crisi dell’associazionismo è causata da un concetto distorto di libertà”, inteso come “autonomia e mancanza di vincoli”. Troppe persone si ritrovano a dire “penso solo ai fatti miei”; ma “non esiste una sfera in cui ci si possa isolare senza influire sugli altri” perché “le nostre vite sono collegate”. “La logica dell’autonomia assoluta – osserva Savagnone – è la negazione di quella del dono, che crea legami fra le persone”. Il dramma dei giovani d’oggi è che “sono totalmente liberi di scegliere, e paradossalmente non trovano nulla per cui valga la pena fare una scelta”, non hanno “un motivo per cui impegnare la propria vita”. L’associazionismo può essere una buona “scuola di dono, un luogo dove condividere idee e proposte”.
Secondo Savagnone “le associazioni, a partire dall’Aimc, potranno risorgere se sapranno rinnovarsi, con prospettive concrete e, perché no, creative”. A questo si deve aggiungere l’impegno nella vita ecclesiale, con la legittima aspirazione dei laici a diventare “motore della Chiesa, ciascuno nel proprio ambito operativo”.
Le associazioni di cattolici possono porsi realmente come “centri di energia intellettuale e spirituale”. “Noi cattolici – afferma con amarezza Savagnone – un tempo alimentavamo con fervore il mondo culturale, mentre oggi siamo diventati irrilevanti. Eppure la società ha un disperato bisogno delle nostre idee”. A partire dalla scuola, che “si salva in classe, non certo fuori”. “Se non la cambiano i professori – conclude il docente palermitano – non la cambierà nessuno”.

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