Parole giuste per non far male

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Di Marta Fallani

“Non esistono parole sbagliate. Esiste un uso sbagliato delle parole”. Questo lo slogan con il quale l’agenzia giornalistica “Redattore sociale” lancia il libro “Parlare civile. Comunicare senza discriminare” (Bruno Mondadori editore). Presentato il 18 aprile a Roma nell’ambito della terza edizione del seminario di formazione per giornalisti sui temi del disagio e della marginalità promosso da Redattore sociale, il volume si offre come un manuale per “indicare una direzione responsabile alla comunicazione pubblica, giornalistica e politica, chiarire i dubbi e contestualizzare l’uso di termini spesso abusati nelle cronache quotidiane”.

Un servizio per i giornalisti. “Questo libro – scrive Stefano Trasatti, direttore dell’agenzia ‘Redattore sociale’, nella prefazione – mette insieme inchiesta giornalistica, sociale e linguistica, approfondendo i principali temi a rischio discriminazione e il linguaggio per parlarne. È il primo tentativo di questo genere in Italia, dove il dibattito sui temi più adeguati per rispettare la dignità delle persone è ancora arretrato rispetto al resto d’Europa”. Il volume è suddiviso in otto capitoli dedicati a otto aree a rischio discriminazione: disabilità, genere e orientamento sessuale, immigrazione, povertà ed emarginazione, prostituzione e tratta, religioni, rom e sinti, salute mentale. Ogni sezione viene introdotta da esempi di articoli di giornali e da titoli che avviano il commento e l’analisi delle parole. Si legge allora che la parola “disabile” è un aggettivo che, trasformata in sostantivo, rischia di far “dimenticare il confronto fra la persona e l’ambiente che la circonda, il contesto sociale e culturale nel quale è inserita”. Più appropriato il termine “persona con disabilità”. O ancora che termini quali “delitto passionale”, “dramma della gelosia”, “amore malato” riferiti a delitti in cui la vittima è una donna e l’omicida il compagno respinto, “individuano il movente in una rappresentazione dell’amore che può contenere la violenza”, fin quasi a giustificarlo.

Conoscere le realtà. “È un progetto lontano dal politically correct – ha precisato Trasatti intervenendo alla presentazione – è un servizio che offre dati storici, etimologie che, quando possibile, offre alternative consapevoli dei limiti del linguaggio e dell’infinità dei casi controversi che non le offrono”. Marco De Giorgi, direttore dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), ha evidenziato la necessità “non solo d’interventi politici” per combattere le discriminazioni, ma soprattutto di “una società informata su temi che sono molto complessi che richiedono un’informazione autentica”. Sull’importanza di “lavorare più sui comportamenti che sulle parole” è intervenuto ancheEnzo Iacopino, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti: “Ci soffermiamo sulle definizioni – ha detto – senza mai affrontare il mondo che esse rappresentano, continuando a ignorare i destinatari”. Fondamentale allora “conoscere i mondi, frequentarli”, come ha augurato ai giornalisti presenti don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità per disabili di Capodarco (Fm) e dell’agenzia “Redattore sociale”. Don Vinicio ha raccontato la storia di Roberto, un ragazzo tossicodipendente accolto dal sacerdote e ucciso dall’Aids. “Se frequentaste questi mondi – ha ribadito don Albanesi – non avreste categorie ma storie di persone da raccontare. Per creare la notizia spesso si usano epiteti vigliacchi. Ma se non siete in grado di vedere nell’altro la persona, è meglio che non scriviate”.

Un progetto in evoluzione. Sulla scia di quanto avviene in altre realtà giornalistiche, come quella dell’Associated press che ogni anno aggiorna il suo Stylebook con i termini e le parole più appropriate per definire determinate condizioni secondo le evoluzioni del linguaggio e della società, il libro rientra in un progetto più ampio. “Prima di cominciare – spiega ancora Trasatti nella prefazione – abbiamo consultato in modo informale le principali testate italiane e abbiamo scoperto che quasi nessuna ha delle linee guida sul linguaggio o su come trattare le notizie che coinvolgono le minoranze”. Oltre al libro cartaceo, “Redattore sociale” ha quindi attivato un blog (www.parlarecivile.it) per raccogliere il materiale sull’argomento già prodotto in Italia e in Europa, e un vocabolario in continuo aggiornamento realizzato grazie anche alla collaborazione della principali associazioni di categoria.

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