“Il futuro è nostro”

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di Francesco Rossi

Giovani come tutti gli altri. Che cantano e ballano, amano fare festa, stare insieme con gli amici e tirare tardi la sera. Ma sono pure capaci di ascoltare, porre domande e discutere. Hanno tanti sogni per il futuro loro e del mondo che li circonda. E la volontà per perseguirli, non chiusi nell’individualismo ma aperti a cambiare la società. Si è conclusa oggi con esempi d’impegno concreto la V Scuola di formazione per studenti (Sfs) del Msac (Movimento studenti di Azione cattolica), che da venerdì 19 ha chiamato a raccolta a Fiuggi un migliaio di ragazzi e ragazze provenienti da ogni angolo d’Italia: da Ragusa ad Aosta, da Alghero a Bari.

Esperienze di protagonismo giovanile. Giornali studenteschi, mercatino dei libri usati, liste alle elezioni dei rappresentanti d’istituto sono alcune delle iniziative “targate” Msac salite sul palco nell’ultimo giorno della Scuola di formazione, come esempio delle attività che il Movimento porta avanti nelle singole diocesi. A Nola “Asinello news” da un anno “serve per esprimere le nostre idee, opinioni, ma anche esperienze in ambito sociale e scolastico”. Si rivolge agli studenti delle scuole della diocesi e, aperto al contributo di tutti, si trova on line (www.asinellonews.it). Passa invece da un mercatino dei libri usati (www.mercatinolibrousato.com) l’impegno degli studenti riminesi, nato dalla volontà di “mettere in contatto direttamente chi vuol vendere e chi acquista i libri scolastici” e che periodicamente viene riproposto con successo. Sempre in Romagna, a Imola, il Msac da 9 anni anima le elezioni dei rappresentanti studenteschi nelle scuole. “Msache ci siamo” lo slogan per una “partecipazione impegnata e che ascolti gli studenti”, cominciata dopo aver visto che “c’erano solo liste fannullone”, mentre con la “discesa in campo” degli studenti di Ac anche altri gruppi hanno deciso d’impegnarsi seriamente. Ad Acireale, infine, il Movimento è nato con l’Oktoberfest, la festa annuale dei giovani di Azione cattolica, che, partendo da “divertimento e riflessione”, “ha fatto crescere in noi – hanno detto i ragazzi siciliani – la voglia di portare i nostri valori tra i banchi di scuola”.

Avere chiara la meta. “La scuola che verrà è quella che, passo dopo passo, giorno dopo giorno, saprete costruire nelle vostre scuole”, ha asserito Elena Poser, segretaria nazionale del Movimento, riprendendo il tema della Sfs e tracciando, in conclusione dell’evento, le linee di un impegno: lasciarsi “incuriosire dalle novità e dai cambiamenti”, “affrontare le sfide senza paure, ma con grande speranza”. “Lasciamoci provocare dalle sfide dell’oggi: ci devono entusiasmare”. “Ci serve puntare in alto – ha proseguito – senza paura, anche con un po’ di sfacciataggine: essere ambiziosi non è un male, è avere ben chiara una meta, l’obiettivo da raggiungere e giocarsi tutte le carte a disposizione per provare a realizzarlo”. “Il futuro – ha concluso – è nelle nostre mani, dobbiamo prendercene cura”.

Vogliamo crederci. “Vogliamo vivere la scuola davvero, in maniera attiva; crederci”: questo è il Msac perMassimiliano Di Corato, diciottenne di Bari, che dopo aver partecipato all’evento di Fiuggi auspica, parlando al Sir, una scuola “in cui ogni studente trovi la sua strada” e abbia “la possibilità di scegliere il proprio futuro, che è anche il futuro di quanti ci circondano”. “Per ‘cambiare il sistema’ dobbiamo cambiare noi, credere in quello che facciamo”, gli fa eco Pietro Canelli, 18 anni, del Msac di Bologna, ricordando che “i ragazzi nella scuola i loro spazi li hanno e sanno usarli”. L’importante, per Diletta Zardi di Imola, è “responsabilizzare i nostri coetanei e far capire che l’impegno nella scuola è un impegno anche nella società”. Un obiettivo possibile “portando l’entusiasmo di questi giorni nelle nostre diocesi”, aggiunge Gaia Valent, 14enne di Venezia alla sua prima Sfs, convinta che “un nuovo percorso per mettersi in gioco” passi dal “fare Movimento”, dal coinvolgere gli altri studenti, per “far capire che siamo giovani come gli altri, capaci di divertirci senza sballarci”. Di far festa, e al tempo stesso impegnarsi per costruire la scuola e il mondo che verranno.

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