Crisi in Francia

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FRANCIA – La via del dialogo sociale tra tutte le parti coinvolte per uscire dalla crisi socio-economica che si sta abbattendo anche in Francia. È quanto propongono i vescovi d’oltralpe, che alla recessione e ai piani di ristrutturazione, avviati dalle grandi aziende, hanno dedicato un documento presentato questa mattina a Parigi, dove è in corso l’assemblea plenaria. Negli ultimi mesi, anche in Francia si respira un’aria pesante soprattutto dopo l’annuncio di piani di ristrutturazione da parte di grandi aziende come Peugeot-Psa, Goodyear e Renault che mettono a rischio migliaia di posti di lavoro. Da tempo la polizia francese afferma di temere l’emergere di violenze sociali e anche il ministero dell’Interno, Manuel Valls, ha più volte parlato del rischio di una radicalizzazione dei movimenti di protesta. Incombe il ritorno dei “casseurs” e l’allarme fu lanciato tempo fa proprio dal ministro francese che ha collegato questo rischio al livello che ha raggiunto la crisi nel Paese. “La collera sociale, con tutte le conseguenze della crisi economica e finanziaria, la precarietà, la disoccupazione e i piani di licenziamenti, c’è e sta lievitando da anni”.

Vivere una Chiesa con i poveri. I vescovi, con la pubblicazione del loro documento, dimostrano di essere coinvolti nel problema. “In questa primavera 2013 – dicono -, i piani di ristrutturazione delle imprese sembrano accelerare e aumentare. I ripetuti annunci di ridimensionamenti dei posti di lavoro e di licenziamenti fanno piombare i lavoratori e le loro famiglie nella paura del futuro”. Su questa situazione pesano anche le previsioni al ribasso delle prospettive di crescita per il 2013. Previsioni che, purtroppo, lasciano presagire altri licenziamenti e un peggioramento dello stato di salute delle aziende. La Fondazione Abbé Pierre ha presentato il 9 aprile un rapporto sullo stato sociale in Francia dal quale emerge che nel Paese ci sono 3,1 milioni di disoccupati (10,8% in più rispetto allo scorso anno) e che il mese di dicembre 2012 è stato il 19° mese consecutivo di aumento della disoccupazione. La Chiesa di Francia ha deciso di scendere in campo: dal 9 all’11 maggio si terrà un incontro a Lourdes dal titolo “Diaconia 2013: serviamo la fraternità. Vivere una Chiesa con i poveri”. Sono attese 10mila persone da tutto il Paese di cui 2.500 in situazione di precarietà. “Confortati dalla forza delle prime parole e dai primi gesti di Papa Francesco – spiegano i promotori dell’evento – questo incontro permetterà di testimoniare come la Chiesa in Francia si fa vicina ai poveri”.

Il bene comune. Il documento, presentato oggi in assemblea plenaria, è stato scritto dal Consiglio famiglia e società della Conferenza episcopale francese, guidato dal vescovo Jean-Luc Brunin. “Oggi – si legge – è sempre più necessario che la Chiesa prenda la parola per dire la sua solidarietà a coloro che sono colpiti dalla crisi e a coloro che, a diversi livelli, esercitano le loro responsabilità per scongiurarla o correggerne gli effetti negativi”. I vescovi invitano, però, anche a “guardare più lontano” per cercare soluzioni ai gravi problemi. E la via indicata è quella del “dialogo sociale”. Di fronte ai piani di ristrutturazione in atto nelle imprese industriali, agro-alimentari e di servizi e al rischio che tutto ciò comporta sull’occupazione, “non si può dimenticare che l’impresa è una comunità umana”, sottolinea il documento. E secondo l’insegnamento sociale della Chiesa, l’impresa esiste come comunità umana di lavoro dove i lavoratori, i dirigenti e gli azionisti vivono in una dimensione d’interdipendenza per cui devono poter cercare insieme i mezzi per servire il bene comune dell’impresa stessa”. Riduzioni di personale e licenziamenti rappresentano “uno choc, una sofferenza” per le persone coinvolte e i vescovi chiedono a imprenditori e azionisti di prenderli in considerazione per assumere misure adeguate. Allo stesso tempo, invitano gli imprenditori e i rappresentanti sindacali a prendere atto di quelle ristrutturazioni che le evoluzioni tecnologiche e le tendenze di mercato rendono inevitabili. L’appello finale è quello di promuovere il “dialogo sociale in vista del bene comune”, in uno “spirito di giustizia dove gli sforzi sono proporzionati alle capacità di assumerli”.

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