Uno di noi, riconoscere i diritti dell’embrione umano

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L’associazionismo cattolico italiano si sta mettendo in moto in vista della sensibilizzazione dei propri aderenti per la raccolta delle firme nella campagna “Uno di Noi”.
Si chiede alle istituzioni europee non solo di tutelare l’embrione umano, ma anche e conseguentemente di non finanziare in alcun modo attività che ne prevedano la manipolazione o distruzione.
L’accelerazione si è avuta venerdì 5 aprile quando, presso la sede della Cei a Roma, è stato ufficialmente istituito il Comitato nazionale interassociativo. Scopo comune è di raggiungere almeno un milione di firme entro la data del 1° novembre, termine entro il quale questo appello dovrà tradursi in volontà popolare diffusa e riscontrabile su scala continentale. Qui di seguito alcune dichiarazioni e interventi raccolte dal Sir tra gli esponenti delle realtà che hanno dato vita al Comitato nazionale, che guarda alla giornata nazionale del 12 maggio, quando si terrà una grande raccolta firme in tutta Italia, nelle parrocchie come nei diversi luoghi di aggregazione del mondo cattolico: oratori, centri giovanili e sedi associative.

Per una nuova antropologia. L’associazione “Scienza & Vita”, il network cui fanno riferimento alcune decine di realtà rivolte a declinare sul piano scientifico i valori della vita e della famiglia secondo l’insegnamento della dottrina cattolica, parla per bocca di Paola Ricci Sindoni, vicepresidente vicaria. “Abbiamo aderito convintamente in qualità di socio fondatore al Comitato italiano per Uno di Noi/One of Us, l’iniziativa europea che vuole raccogliere un milione di firme per richiedere alle Istituzioni europee di riconoscere i diritti dell’embrione umano”. “Questa convinzione – prosegue Sindoni – si estrinseca a più livelli: la vicepresidente Daniela Notarfonso rappresenterà Scienza & Vita nel Consiglio esecutivo del Comitato, mentre l’associazione tutta parteciperà attivamente alla mobilitazione e all’organizzazione degli appuntamenti sul territorio nazionale”. Anche Franco Pasquali, coordinatore nazionale di “Retinopera”, la “rete” delle aggregazioni di ispirazione cristiana particolarmente attive in campo sociale, economico, lavorativo, sottolinea il profondo significato della presenza nella campagna “Uno di Noi”: “Ci siamo perché vogliamo affermare la dignità della persona umana la quale è il fondamento di ogni altra dignità: lavorativa, sociale, familiare, politica, economica. Andando contro l’embrione umano, massacrandolo, uccidendolo, si va contro la persona, contro la vita – spiega Pasquali -. In questo senso noi, battendoci per la sua tutela, ci battiamo contemporaneamente per una vita umana complessivamente più dignitosa ad ogni livello. Partiamo dal rispetto delle esigenze primordiali dell’essere umano quale simbolo del rispetto delle sue esigenze personali, familiari e sociali. In sostanza, come insegna la dottrina sociale della Chiesa, ci battiamo perché venga compresa e condivisa una nuova antropologia che riguardi non solo la dimensione religiosa, ma anche più trasversalmente, le dimensioni del lavoro, dell’economia e della politica”.

Non per tutti è “cosa” scontata. “Prima di tutto – dice al Sir Maria Grazia Colombo, del direttivo del Forum delle Associazioni Familiari, delegata dal presidente Francesco Belletti a seguire su scala nazionale “Uno di Noi” – questa campagna rappresenta per il Forum un evento particolare: sarà infatti ‘il’ tema di quest’anno e questo perché la questione della vita ci sembra centrale per ogni discorso che riguardi la famiglia, la società, la politica nel nostro Paese. Le 52 associazioni del Forum – prosegue Colombo – hanno un massimo comun denominatore che è proprio la vita, secondo la visione cattolica. Ciascuna di esse chiederà una firma ai propri aderenti non tanto come un dato ‘scontato’, ma in quanto la vita stessa rappresenta la ‘mission’ del Forum e di quanti vi aderiscono. Chiedere una firma, inoltre, ci aiuta a offrire a chiunque le ragioni profonde del nostro essere associazioni che si ispirano all’antropologia cristiana. Noi affermiamo che il concepito fin dai primi istanti è un uomo o una donna in tutto e per tutto, anche se appunto agli stadi primordiali. Non per tutti è ‘cosa’ scontata e siamo chiamati a saper motivare il perché noi ne siamo convinti”. Secondo Maria Grazia Colombo, “il gesto semplice di chiedere una firma diviene così carico di profondo significato anche culturale e sociale, perché accende la profondità di un incontro tra persone, anche quando l’altro la pensa in maniera diversa. Questa è una bella e grande sfida per tempi nei quali le certezze etiche sembrano progressivamente venire meno. Sta a noi comunicare bene queste cose”. “Anche l’Unitalsi – dichiara al Sir il presidente nazionale Salvatore Pagliuca, chiamato a far parte del consiglio esecutivo della campagna ‘Uno di Noi’ – ha accolto l’invito ad aderire all’iniziativa europea perché il sacro diritto alla vita possa trovare la giusta tutela fin dal concepimento. Occorre veicolare in modo corretto l’informazione e sollecitare la partecipazione attiva, come cristiani e, prima di tutto, come cittadini, per raccogliere un milione di firme in almeno sette paesi dell’Unione Europea, utili per chiedere alla Commissione europea di riconoscere – anche attraverso la normativa di legge – la vita fin dal concepimento e per evitare di finanziare associazioni che promuovono l’aborto e la sperimentazione sugli embrioni”.

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