Diamo Voce ai piccoli imprenditori che resistono, Sartoria l’Asola

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Continua la nostra serie di interviste ai piccoli imprenditori della nostra diocesi: Bar Ristorante Pizzeria “Papillon”, “Bar Belvedere” e “I Due Cipressi”, Pub Le Grotte, La Sartoria di Daniela Clicca qui per leggere le interviste 

GROTTAMMARE Angela Malizia, donna pratica e intraprendente, ha aperto nell’ottobre 2011 la sartoria L’Asola vicino al centro di Grottammare.

Hai aperto la tua attività in un periodo difficile, alla base ci deve essere stata una forte motivazione.
Sì, questo lavoro per me è più di una grande passione, se parlo del mio lavoro, parlo di amore. Per mettermi in proprio ho lavorato duramente per una stagione in un hotel ristorante, ho messo da parte i soldi, ho trovato il locale, comprato macchine all’avanguardia e ho aperto la mia sartoria; tutti mi sconsigliavano di farlo ma io sono andata avanti, non mi sono pentita, sono felice e soddisfatta della mia scelta.

Se parli del tuo lavoro parli di amore: come è cominciata questa “storia d’amore”?
Ho scoperto l’arte della sartoria a 14 anni quando sono andata a lavorare in una fabbrica di abbigliamento, mentre svolgevo il mio lavoro ho incominciato a nutrire la curiosità per il cucito e la voglia di prendere nuove idee da quello che vedevo. Poi ho cominciato a lavorare come aiuto in una sartoria e questa esperienza ha dato un impulso alla mia fantasia. Più andavo avanti e più la passione cresceva. In seguito ho avuto la possibilità di lavorare tre anni a Roma come sarta da set, ho seguito attori come Nino Manfredi, Nancy Brilli e Sabrina Ferilli, è stato un periodo intenso, bello, è entusiasmante vedere il backstage e conoscere di persona gli attori. Ma all’epoca facevo la pendolare con una famiglia a casa che mi aspettava e alla fine ho dovuto fare una scelta e lasciare il mio lavoro a Roma.

E hai cominciato a considerare l’idea di metterti in proprio. Hai detto che non ti sei pentita di aver aperto questa attività, quali sono le ragioni che ti permettono di andare avanti nonostante la crisi?
Crisi? Dunque, io lavoro molte ore al giorno per portare avanti la mia attività, lavoro con molta fatica. Se dovessi pensare di guadagnare a fine mese uno stipendio corrispondente alle ore di lavoro che ho fatto, allora sì, dovrei dire che c’è crisi perché il guadagno non risponde alle ore di lavoro effettivo; ma se devo pensare che guadagno abbastanza da avere un minimo di autonomia economica, pagare le tasse, ecc… allora no, dico che non sento assolutamente la crisi perché mi accontento tanto più che svolgo un lavoro per cui nutro una grande passione. E sono felice così. Questo lavoro non mi pesa, anzi.

Come sta andando?
In questo periodo faccio soprattutto riparazioni, a causa della crisi le persone hanno incominciato a tirare fuori dall’armadio i vestiti dismessi che necessitano di qualche riparazione o modifica; le donne lavorano e non hanno tempo e poi ci sono molti single che magari prima avevano la nonna o la zia che svolgeva per loro qualche piccolo lavoro di sartoria e che ora non sanno a chi rivolgersi. Abbiamo iniziato a fare dei corsi base per insegnare l’abc del cucito, in orari da concordare, e dare la possibilità a chi vuole di imparare a fare piccole riparazioni con risparmio e soddisfazione.

Cosa provi quando hai finito di realizzare un vestito?
Qualcosa di molto bello; la realizzazione di un capo mi permette di trasmettere la mia passione, di trasformare la mia passione in qualcosa di concreto che rimane. Realizzo i costumi per i saggi di danza e ultimamente ho avuto l’occasione di realizzare i vestiti per la sfilata del Fashion Show della Piceno Fashion Dolls Convention, un evento organizzato nell’ambito del collezionismo delle Barbie, che quest’anno si è tenuto presso l’Hotel Parco dei Principi di Grottammare. E’ stata un’esperienza che mi ha dato modo di dare libero sfogo alla mia fantasia e al mio ingegno per riprodurre vestiti di cui alcuni avevano delle caratteristiche molto particolari.

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