Area Vasta: una riorganizzazione tutt’altro che condivisa

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Abbiamo intervistato Stefano Sudati, operatore sanitario dell’Ospedale di San Benedetto del Tronto, che precedentemente ci aveva presentato le problematiche del nostro distretto sanitario, per conoscere gli sviluppi della riorganizzazione dell’assetto di Area Vasta ed avere una sua opinione a riguardo.

Rispetto alla situazione che ci hai descritto quest’estate, quali novità ci sono per quanto riguarda l’organizzazione dell’Area Vasta 5?
L’organizzazione o meglio la riorganizzazione, come la chiamano i nostri dirigenti, sta avvenendo in maniera tutt’altro che condivisa. Il tutto viene imposto e dettato dalla direzione dell’azienda sanitaria unica regionale (asur) secondo dettami di contenimento della spesa, la cosiddetta spending review, senza tener conto delle effettive esigenze del cittadino. Soltanto nel 2012, la sola ex zona 12 di San Benedetto del Tronto ha perso 51 posti letto per acuti e ha subito la riduzione di svariati servizi, il taglio di circa 150 figure professionali (infermieri, operatori socio sanitari, tecnici, fisioterapisti) facendo passare il tutto sotto la voce riorganizzazione. Io personalmente li chiamo tagli.
Tagli discriminati di unita’ operative essenziali quali la lungodegenza, la cardiologia, il blocco operatorio, la riabilitazione, l’otorino, l’oculistica, la pediatria.

C’è attenzione da parte della politica per la nostra Sanità?
Siamo di fronte a figure politiche che ci dovevano salvaguardare, che dovevano garantirci il mantenimento di servizi volti alla salvaguardia della salute dei cittadini che con il proprio voto li avevano eletti. Probabilmente talmente non competenti in materia da non riuscire ad opporre una pur minima resistenza. Purtroppo la nave è salpata e adesso salire a bordo è pressoché impossibile. L’unica minima resistenza è data da alcuni sindaci nella partecipazione alla conferenza degli stessi con la direzione di area vasta 5.

Pensi che si possa sperare in qualche miglioramento?
Con i parametri e con i tagli messi in opera non e’ semplice migliorare. Sono troppe le argomentazioni a cui dover stare dietro quotidianamente.

Quali sono i problemi che più concretamente si percepiscono ogni giorno nell’esercitare il tuo lavoro?
C’e’ una carenza di personale che ormai rasenta la cronicità. Personale che in area vasta è costretto a turni massacranti, con carichi di lavoro inaccettabili che fanno aumentare la possibilità d’errore. In sanità non si possono e non si devono commettere errori e nemmeno essere indotti a commetterli. Chi sta a dirigere spesso da l’impressione che non sappia di cosa si parli.

Pensi che l’impegno del personale possa in qualche modo supplire alle mancanze materiali? Con quali limiti?
Oggi l’intero sistema sanitario si basa sulla professionalità degli operatori. Le direzioni fanno leva sul fatto che gli operatori stessi, per senso del dovere verso il cittadino utente, garantiranno sempre il loro massimo impegno anche in un periodo di tagli come questo, in cui i rinnovi contrattuali sono fermi a diversi anni addietro con una conseguente perdita del potere contrattuale e quindi disagio per le famiglie. Dal basso si inizia a respirare un disagio che speriamo cresca in maniera positiva e non vada a sfociare in proteste di piazza e in ulteriori disagi per i cittadini.
Oggi parliamo di ospedali per intensità di cura, di case della salute, ma se il tutto non inizia da un potenziamento dell’ assistenza sul territorio, dalle dimissioni protette, dalla rete della medicina di base, non si andrà da nessuna parte. La politica competente è pronta ad affrontare il problema con gli operatori competenti che tutto il giorno vivono questa realtà sulla propria pelle?

Come è nata la tua vocazione?
Ho sempre avuto una propensione all’aiuto delle persone in difficoltà, figuriamoci di chi è nella malattia. Fra sanità privata prima e pubblica poi sono ormai sul campo da oltre 20 anni e credo di aver acquisito una certa esperienza.

Come vivi la fede all’interno della tua vita lavorativa?
L’aiuto verso il prossimo e’ uno dei fondamentali della professione che svolgo. “Ama il prossimo tuo come che te stesso” è uno dei dettami per una sana cristianità cattolica nella fede.

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