Quei frati Francescani martiri in Perù

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di Emanuele Cenghiaro

“Frati martiri. Una storia francescana nel racconto del terzo compagno” (Edizioni Messaggero di Padova) è un lungo racconto che ripercorre la vicenda dei servi di Dio fra Miguel (Michal) Tomaszek e fra Zbigniew Strzalkowski, frati minori conventuali rapiti e uccisi a Pariacoto, nel Perù, da un commando di guerriglieri appartenenti all’organizzazione terroristica Sendero luminoso, la sera del 9 agosto 1991. Il libro è stato presentato a Padova il 23 marzo, alla vigilia della XXI Giornata dei missionari martiri.

Non un semplice racconto. La particolarità del libro è che il narratore, frate Jarek Wysoczański, oggi segretario generale per l’animazione missionaria dell’Ordine conventuale francescano, all’epoca dei fatti era compagno dei due confratelli e superiore della missione. Fra Jarek scampò al massacro solo perché in quei giorni era tornato in Polonia per partecipare al matrimonio della sorella. A distanza di oltre 20 anni da quelle vicende, le ricostruisce in un volume narrandole in prima persona, aiutato in questo dal giornalista del “Messaggero di sant’Antonio” Alberto Friso. “Frati martiri” non è però solo il racconto di un martirio del quale, ancora oggi, le cause non sono state del tutto chiarite, ma è soprattutto la narrazione di due vocazioni cresciute nella Polonia degli anni precedenti la caduta del muro di Berlino, con il Papa polacco, le battaglie di Solidarność e il rapimento del sacerdote e martire Jerzy Popieluszko. Anni di cammino difficili ma intensi, momenti di crescita e confronto con queste figure importanti della Chiesa polacca, fino al mandato di partire per la missione peruviana affidato a tre giovani frati, non tutti ancora trentenni, nel 1988. I primi frati minori conventuali ad aprire una missione in Perù.

Simboli del Vangelo. I tre frati scelsero un luogo molto povero, sulle Ande, utilizzando a loro volta la povertà come mezzo per farsi accettare. È stato lo stesso fra Jarek Wysoczański a raccontare lo stile adottato da lui e dai confratelli a Pariacoto, fin dall’inizio della missione. “Eravamo poveri tra i poveri – ha ricordato durante la presentazione del libro – perché la povertà aiuta a costruire ponti. Se sei povero hai bisogno di tutto, hai bisogno degli altri, sei costretto a bussare alle porte”. L’obiettivo fu raggiunto, se è vero che i tre frati seppero farsi ben volere e la festa di San Francesco divenne motivo di richiamo per la gente di tutta la vallata. Fu forse questo successo nel predicare la non violenza e la pace, piuttosto che la guerra armata, il vero motivo della loro condanna a morte? Per alcuni sì, per altri invece l’uccisione di due frati polacchi fu solo il tentativo, miseramente fallito, di attirare l’attenzione del mondo nel giorno in cui Giovanni Paolo II – che definirà i due frati “i nuovi santi del Perù” – celebrava proprio in Polonia la Giornata mondiale della gioventù. “Il risultato è che, dopo 22 anni, i frati conventuali sono ancora a Pariacoto, i due missionari sono simboli del Vangelo e per le strade non è raro incontrare qualche ragazzino che porta i loro nomi come omaggio alla loro memoria”, ha raccontato Alberto Friso, che ha avuto l’occasione di visitare quei luoghi.

Un’esperienza commovente. Alla presentazione del volume è intervenuto anche padre Giulio Albanese, comboniano, direttore delle riviste missionarie delle Pontificie Opere Missionarie e fondatore dell’agenzia di stampa internazionale Misna. “Leggendo il libro ho rivissuto tanti aspetti della mia vocazione – ha detto -. Negli anni che precedettero la caduta del muro di Berlino, venni inviato dai miei superiori proprio in Polonia, per imparare il polacco in vista di un possibile progetto in quella terra. Sono convinto di aver anche fatto conoscenza di fra Miguel”. Padre Albanese ha poi commosso i presenti narrando la sua personale esperienza di sequestro, quando in Uganda fu a un passo dalla fucilazione e si salvò solo all’ultimo momento.

Testimonianza radicale. All’epoca della loro uccisione fra Michal, per tutti Miguel, aveva solo 31 anni, mentre fra Zbigniew 33. “Perché ricordare oggi questi due fratelli martiri? In un tempo in cui le violenze contro i cristiani stanno montando in molte regioni del mondo (…) è compito della comunità cristiana documentare e valorizzare il segno del martirio, in ogni contesto, presente e passato”, scrive padre Ugo Sartorio, direttore del “Messaggero di sant’Antonio”, nell’appassionata presentazione del volume. E continua: “La narrazione della loro breve ma intensa esistenza da parte dell’amico e confratello fra Jarek (…) ci restituisce il senso profondo di un atto di testimonianza radicale precontenuto in tante piccole scelte, opzioni di vita, ripartenze piene di speranza, grandi domande su Dio e sugli uomini. Lo avrebbero compreso anche i terroristi che in quella sera di agosto fecero irruzione nel convento di Pariacoto se solo si fossero presi la briga, davvero, di osservare. Avrebbero potuto vedere che fra Miguel aveva dedicato la giornata alla formazione degli animatori della pastorale familiare (…). Di fra Zbigniew avrebbero potuto notare che stava medicando, al solito gratuitamente, un bambino”.

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