La lezione di don Pino Puglisi

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“Ogni vocazione, ogni missione, è sempre un ricevere per dare”. Lo diceva trent’anni fa padre Pino Puglisi, il sacerdote di Brancaccio assassinato per mano mafiosa nel 1993. Impegnato nella pastorale vocazionale diocesana e regionale, “3 P” – come veniva affettuosamente chiamato dai suoi ragazzi – partecipò attivamente all’organizzazione di una mostra che fece il giro della Sicilia e fu portata nelle maggiori cattedrali d’Italia. Oggi quell’itinerario viene ripreso alla luce della sua testimonianza.

Trent’anni dopo la prima edizione. “La mostra – spiega donGiuseppe Licciardi, direttore del Centro regionale per le vocazioni della Conferenza episcopale siciliana – è un percorso di catechesi basato sulle vocazioni, con l’ausilio d’immagini, parole e proposte dinamiche”. Si rivolge a tutti, ma in particolare ai giovani, a cui il tema è strettamente legato. L’idea risale allo scorso mese di ottobre, quando il Centro riprese i contatti con gli organizzatori, fra cui le suore apostoline di Castel Gandolfo. Con il titolo “Sì, ma verso dove?”, l’iniziativa torna in questi giorni nelle diocesi siciliane, “con un duplice obiettivo”, chiarisce don Licciardi. Il primo è “preparare adeguatamente i giovani alla beatificazione di don Pino, che si svolgerà il 25 maggio a Palermo”. Il secondo, che guarda in prospettiva, oltre questa data, è “diffondere la cultura vocazionale, facendo comprendere che ognuno può e deve trovare il giusto posto all’interno della Chiesa”. Secondo il direttore del Centro, “si parla tanto di crisi di vocazioni, ma l’espressione è sbagliata: bisognerebbe parlare di crisi di ris posta alle vocazioni. Il Signore non ha mai smesso di chiamare, siamo noi che non ci mettiamo più in ascolto”. Viviamo in un clima anti-vocazionale, in cui l’uomo si ritiene l’unico artefice del proprio destino. Eppure “i giovani hanno nostalgia di verità, autenticità, spiritualità”. “Le nostre comunità – osserva don Licciardi – offrono tanti servizi, ma spesso non si mettono a servizio dell’ascolto”. “Nella parrocchia – diceva padre Puglisi – tutta la pastorale dovrebbe essere attraversata dalla linea vocazionale, insieme a quella missionaria. Tutti chiamati. Tutti mandati”.

I contenuti. La mostra si basa su quattro dimensioni: teologale, esistenziale, ecclesiale, personale. Si sofferma “non solo sulle vocazioni di speciale consacrazione (sacerdozio, diaconato e vita consacrata)”, ma anche “su quelle al laicato impegnato, alla vita missionaria, al matrimonio, alla testimonianza di fede negli ambienti di lavoro”, spesso dimenticate, eppure “determinanti per la Chiesa”. Ogni visitatore compirà un viaggio interiore, al termine del quale sarà invitato a chiedersi: “Ed io, quale ruolo gioco nella comunità? Quale risposta posso dare alla chiamata che Dio mi ha rivolto, o mi rivolgerà?”. L’itinerario si compone di diciotto pannelli, ognuno dei quali prevede un’attività da compiere: una canzone da ascoltare, un testo da commentare, una frase biblica su cui riflettere, un video da guardare. Ultimo e irrinunciabile momento è rappresentato dall’Eucaristia.

Le tappe. Dopo una sosta nei giorni scorsi al Centro di accoglienza “Padre nostro” – fondato a Brancaccio da don Puglisi – l’esposizione toccherà tutte le diocesi siciliane, fino alla prossima estate. In ogni sede verrà allestita per un periodo compreso fra una e due settimane; prima tappa sarà Mazara del Vallo, dal 5 al 19 aprile. Il 9 aprile, inoltre, nella sede della Conferenza episcopale siciliana, si svolgerà un incontro tra il Centro regionale per le vocazioni e gli organismi che riuniscono religiosi, religiose e istituti di vita secolare, per promuovere insieme l’utilizzo della mostra. Grande attenzione è riservata alla formazione degli animatori, che dovranno “spiegare i contenuti adattandoli alla vita dei visitatori”, per suscitare “proficue riflessioni e meditate vocazioni”. L’intero percorso è in sintonia con il tema della prossima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, in programma il 21 aprile con lo slogan “Progetta con Dio… abita il futuro”.

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