Il motto di Papa Francesco “Miserando atque eligendo”

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Papa Francesco ha deciso di confermare il motto, “Miserando atque eligendo” e, “nei tratti essenziali”, anche lo stemma che aveva come arcivescovo, caratterizzato da una lineare semplicità. A rivelarlo ai giornalisti è stato padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, nel briefing di oggi. E proprio il tema della “misericordia” è stato al centro sia del primo Angelus del Papa sia della prima messa “da parroco” nella parrocchia di sant’Anna in Vaticano. All’insegna della semplicità anche l’Anello del pescatore che porterà il nuovo Papa: non sarà d’oro, ma di argento dorato. Il pallio che Papa Francesco indosserà domani sarà lo stesso del suo predecessore. Cresce, intanto, l’attesa per la messa “d’inizio del ministero petrino del vescovo di Roma”. 132 le delegazioni provenienti da Paesi e da organizzazioni internazionali di tutto il mondo, tra cui 31 capi di Stato, 6 sovrani regnanti, 3 principi ereditari, 11 capi di governo. 33 le delegazioni di Chiese e confessioni cristiane. Presente anche la delegazione ebraica, musulmana, buddista, sick, jainista. La piazza sarà aperta a tutti a partire dalle ore 6.30, attesi oltre 200mila fedeli. 180 i concelebranti con Papa Francesco, a partire da tutti i cardinali che sono presenti a Roma.

Lo stemma. Lo scudo blu dello stemma papale è sormontato dai simboli della dignità pontificia (mitra collocata tra chiavi decussate d’oro e d’argento, rilegate da un cordone rosso), uguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto XVI. In alto, campeggia l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, Ihs, monogramma di Cristo. La lettera “H” è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero. In basso, si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore di nardo indica san Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, san Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e san Giuseppe.

Il motto. Il motto di Papa Francesco, “Miserando atque eligendo”, è tratto dalle omelie di San Beda il Venerabile, sacerdote (Om. 21; Ccl 122, 149-151), il quale, commentando l’episodio evangelico della vocazione di san Matteo, scrive: “Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me” (Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi). Questa omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è riprodotta nella Liturgia delle Ore della festa di san Matteo. Essa riveste un significato particolare nella vita e nell’itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di san Matteo dell’anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull’esempio di Sant’Ignazio di Loyola. Una volta eletto vescovo, Bergoglio, in ricordo di tale avvenimento che segnò gli inizi della sua totale consacrazione a Dio nella Sua Chiesa, decise di scegliere, come motto e programma di vita, l’espressione di San Beda “Miserando atque eligendo”, che ha inteso riprodurre anche nel proprio stemma pontificio.

Il pallio e l’anello. Lo “stesso” pallio di Benedetto XVI, l’anello del pescatore in argento dorato. Quando la processione uscirà domani dalla porta di sinistra della basilica i primi riti, ancor prima che incominci la messa, saranno la consegna del pallio e dell’anello al Papa, che sono i due segni del ministero petrino. Il pallio – ha reso noto padre Lombardi ai giornalisti – viene consegnato e imposto al Papa dal cardinale protodiacono, Jean-Louis Tauran, lo stesso che ha annunciato l’“Habemus Papam” dalla Loggia. “Questo pallio è lo stesso che aveva Benedetto XVI”, ha assicurato il portavoce vaticano. Dopo la consegna del pallio ci sarà una preghiera che è fatta dal cardinale protopresbitero, cioè il primo dell’Ordine dei presbiteri. Quindi la consegna dell’anello che viene fatta dal cardinale decano, Angelo Sodano, che è il protoepiscopo, cioè il primo dell’Ordine dei vescovi. A seguire, i tre cardinali primi dei tre ordini consegneranno il pallio, pregheranno e daranno l’anello. Papa Francesco metterà al dito un Anello del pescatore opera di un famoso artigiano italiano, Enrico Manfrini. “Si tratta di un modello presentato al Papa dal maestro delle cerimonie liturgiche pontificie monsignor Guido Marini, che lo ha ricevuto da uno dei segretari di Paolo VI, monsignor Macchi”. Il Papa lo ha scelto tra tre modelli diversi. Sull’anello, in argento dorato, è rappresentato san Pietro con le chiavi.

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