Caro Lucio posso scriverti così mi distraggo un po’?

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Di Alessandro Ribeca

Caro Lucio posso scriverti così mi distraggo un po’? Non so se te l’hanno  detto:  quaggiù c’è grande attesa. Stiamo aspettando due grosse novità, ma nessuno si aspetta un vero cambiamento. Siamo stanchi e non abbiamo più pretese. Arriverà un Papa nuovo e forse si farà addirittura un governo… Eppure ho una noia dentro che mi tormenta. Tu, per caso, sai che senso ha?

Vedi caro amico, secondo me oggi non basta più “inventarsi” che i preti potranno sposarsi. Qua non basta più inventare per continuare a sperare. Qua ormai è sempre tutto uguale. Non abbiamo voglia di cambiare e non c’è più neanche un santo da imitare.

Caro amico, è un anno che te ne sei andato e hai visto quante novità? Eppure quella vera, quella che attendiamo da una vita, non arriverà.
Io mi chiedo, però, se non sia stato sempre così, che il popolo abbia sempre condannato politici e potenti tra le schiere dei corrotti e dei ladroni. Mi chiedo se non sia stato sempre così, che il popolo abbia sempre guardato il Vaticano con sospetto e dubbio. Perché a guardar la storia e la letteratura c’è sempre stata la voglia di grandi cambiamenti. Ma questa volta, caro amico, la novità è venuta da sé, la chiamano crisi e nessuno ci sa dire come sia arrivata e quando finirà. Di certo riguarda tutti, soprattutto i più deboli.

Ora cosa dovremmo aspettarci? un Papa nero? O sarebbe meglio un Papa conservatore, o magari un Papa aperto al mondo? Li senti da lassù che discorsi tristi e inutili si fanno tra gli uomini? E questo governo? Quanta speranza potrà mai dare a un popolo avvilito? Pensi che qualcuno di loro ci salverà?

Caro amico, credi che il nostro Gesù, quando arrivò su questa povera Terra, trovò il popolo in attesa di un uomo come me, o come te? Te lo chiedo perché io negli uomini non credo quasi più, mentre la noia mi assale. Non pensi anche tu che sia strano annoiarsi quando si è in attesa di queste grandi novità? Forse perché so già che in ogni caso, mancherà comunque la sorpresa. Ti confesso che non attendo più nulla che non sia già visto. Così la certezza che l’imprevisto non accadrà, rende la mia giornata amara e noiosa.

Caro amico, hai visto che meraviglia però? Nonostante il malcontento generale e nonostante tu non ci sia più, piazza Maggiore si è riempita di questo popolo amareggiato e deluso, per festeggiare il tuo compleanno! Vedi caro amico, però, non voglio offenderti, ma sai qual è la verità? Io credo di aver capito: la piazza non si è riempita tanto per te, ma per quello che ci hai donato e cioè poesia e bellezza, proprio quello di cui abbiamo bisogno. Credo che quando siamo smarriti e ci manca la speranza, abbiamo bisogno di bellezza, perché solo la bellezza parla veramente ai nostri cuori. E quando abbiamo nostalgia di qualcosa è nostalgia di bellezza.

Qua è tutto così ovvio che non mi riesce più nemmeno di sognare. Eppure sento, sempre più forte, il desiderio di ascoltare le tue canzoni, leggere Pavese, Pinocchio ai bambini, volare nel blu della Cappella Sistina, rivedere La vita è bella, studiare le teorie di Newton, fermarmi a parlare con la vecchietta del parco, osservare un tramonto tra le colline, godermi l’ultima stella del mattino. Restare in silenzio e ringraziare il Creatore.

Ecco allora, caro amico, che ascolto le tue canzoni, perché ho nostalgia di bellezza e spero che la lascino stare, che non la tocchino, che non appicchino altri roghi per distruggerla, perché basterebbe un istante senza bellezza e sarebbe veramente la fine dell’umanità. Forse dobbiamo ricominciare da qui, dalla bellezza: è la nostra nostalgia che ce lo chiede.

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