Il grande “si” di Benedetto XVI

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L’11 febbraio scorso  la notizia che ci ha dato Benedetto XVI è stata sconvolgente. La prima reazione non è stata positiva, tanti perché si sono affollati nella mente: può un padre lasciare i figli? Può il comandante di una nave abbandonarla, soprattutto quando essa si trova in cattive acque? Ma poi, rimirando gli occhi dolcissimi e materni del Papa, abbiamo confidato in Lui. Nella sua sapienza, nel suo coraggio, nel suo saper andare controcorrente, nonostante tutto.
Tanti ragazzi, lontani dalla Chiesa, hanno apprezzato il gesto di Benedetto XVI, cioè l’ammissione della propria fragilità è un gesto di grandezza, che pochissimi riescono a fare. Sembra banale e scontato, ma la sincerità, l’onestà, il sapersi mostrare agli altri anche “spogliandosi” degli orpelli ( sempre costruiti, mai reali) della sicurezza, del potere, della propria importanza, non è affatto ne’ facile, ne’ scontato. Ci piace ricordare una persona cara, mai dimenticata, un vero maestro del giornalismo, come fu Gino Concetti: ci insegno’ a non aver mai paura della Verità, ne’ nelle parole, ne’ nei pensieri, ne’ nello scrivere. Eppure la Verità non la capiscono in tanti, ancora oggi è una chimera che solo poche persone, illuminate  e capaci, riescono ad affrontare con serenità. Una di queste è Benedetto XVI. Con il suo gesto ha sconvolto il mondo, ha colpito e commosso  i responsabili delle altre religioni. Non a caso la sua scelta di chiamarsi Benedetto, in omaggio a quel Santo monaco ed eremita tra i più affascinanti della storia, a braccetto con San Francesco d’Assisi, per la loro disarmante potenza semplice e povera. Non sono diventati immortali col loro silenzio? Si, lo sono, se ancora stiamo a parlare di loro dopo tanti secoli. E Benedetto XVI non ha avuto paura di essere criticato, frainteso, cioè: ha accettato la Croce di non essere capito e di certo noi possiamo meditare sulle sue parole, quando ci ha rassicurato di aver compiuto il gesto “per il Bene della Chiesa”  e ci ha detto di stare tranquilli. Così dobbiamo fare, ma senza smettere di pregare. La preghiera, si è visto in tante apparizioni Mariane e anche in alcune profezie, può cambiare il destino dell’umanità.
La preghiera ha un potere sconvolgente e silenzioso, è uno sforzo della mente che buca l’acciaio.
Eppure quanto è difficile pregare, specie oggi, abbiamo tablet, cellulari, internet abbiamo tante, troppe cose da fare, non c’è tempo più per la contemplazione e per l’ascolto, non c’è più tempo per la preghiera, che si fa in silenzio e il silenzio ci fa paura, perché ci mette a nudo di fronte a Dio e a noi stessi.
E così oggi preghiamo per il nuovo papa, affinchè tante  lordure tanto umane e poco spirituali vengano soffocate dai fiori, dalla fede, dal profumo della speranza e della semplicità.
Si, Madonna povertà, quella miseria materiale che oggi stiamo assaggiando tutti con la crisi e che forse tanto male non ci ha fatto.
Quando fa freddo e non si può spendere molto, bisogna abbassare i termosifoni e ci si stringe di più per scaldarsi a vicenda..Non è così? Allora preghiamo tanto per il Conclave, affinchè lo spirito Santo scenda sopra i Cardinali e tiri fuori dal mazzo il fiore più bello.
Siamo sicuri che incessantemente starà pregando anche Benedetto XVI, con la sua dolcezza e forse sussurrando qualcosa a un micio, che passeggia con lui nel giardino di Castel Gandolfo.

Susanna Faviani

Giornalista pubblicista dal '98 , ha scritto sul Corriere Adriatico per 10 anni, su l'Osservatore Romano , organo di stampa della Santa Sede per 5 anni e dal 2008 ad oggi scrive su L'Avvenire, quotidiano della CEI. E' Docente di Arte nella scuola secondaria di primo grado di Grottammare.

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