I valori, vincolo di serietà

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

ITALIAC’è il lavoro in primo piano, e le tasse. C’è un diffuso – e crescente – malessere da incertezza: questa volta il numero degli indecisi, che gli ultimi sondaggi pubblicabili hanno ribadito, è il segno di un disagio strutturale. Che gli elettori vogliono esprimere, pur nella consapevolezza della difficoltà nell’orientamento. Per non creare – come pure temono – danni più gravi. Il problema, nonostante tutto, resta dal punto di vista dell’offerta “politica”. D’altra parte i risultati, anche se non saranno, come qualcuno osserva, risolutivi, dovranno dare indicazioni stringenti per andare appunto in direzione di una nuova “offerta”.
Per questo serve realismo. Anzi, più esattamente, come aveva detto Benedetto XVI al Sinodo del 2008, bisogna cambiare il nostro concetto di realismo. Una realtà su cui intervenire con concretezza, ma con la consapevolezza di principi e valori di riferimento. È esattamente il contrario dell’ideologia, delle ideologie che vent’anni fa si era detto, dopo il crollo del comunismo, che erano finite, ma restano vive e vegete, sia pure in forme subdole e cangianti. No alle ideologie, dunque, sì ai principi e ai valori come orientamento. Non certo riferimento retorico – come pure si rischia – ma come vincolo di serietà.
Diventa sempre più chiaro, allora, quello che costantemente il cardinale Bagnasco ricorda anche in queste settimane di campagna elettorale, che temi etici e sociali stanno insieme. Non è vero che i valori etici, la vita, la famiglia, l’educazione, siano “divisivi” e quelli sociali “unitivi”. In realtà, quelli stanno in piedi e sono esigibili se si basano sulla dignità e la verità sulla persona.
Stupisce che proprio di fronte alla difficoltà della crisi si metta particolare enfasi su esigenze e rivendicazioni assolutamente minoritarie, mettendo così in crisi e in discussione la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna.
I cosiddetti temi etici e quelli sociali sono in strettissima connessione, se è vero, come ormai tutti sanno, che sulle famiglie vanno a ricadere tutti i problemi e le contraddizioni della crisi, cosicché crolla il numero dei matrimoni, in una costante contrazione del numero dei figli.
C’è, insomma, un serio problema di sostenibilità e di coerenza. Perché la crisi investe tutta la società e non la si può superare se non affermando un punto di vista che tenga insieme tutte le dimensioni della persona; mettendo fuori gioco non solo la vecchia ideologia marxista, ma anche quella più moderna di un radicalismo che nasconde nell’assolutismo del relativo e del soggettivo la disperante realtà di una speculazione di brevissimo periodo e a tutto campo. E dunque, una ormai assodata incapacità di tenere insieme e orientare al futuro le nostre società.
Sono tanti gli indecisi, perché gli italiani non si fidano: ci sono troppe tasche sfacciatamente piene, di fronte a troppe vuote o svuotate dalla crisi, ha ricordato il presidente della Cei parlando al Movimento cristiano lavoratori. Non va bene, non è sostenibile. Reclama una politica di giustizia, ma prima di tutto quell’orizzonte ampio e coerente di principi che solo può renderla credibile ed efficace.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *