Evviva l’Agesci il Masci e la Fse

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Di Daniele Rocchi

ITALIA – “Adulti testimoni in un mondo che cambia. Una sfida educativa”. È stato il tema del convegno nazionale degli assistenti ecclesiastici di Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani), Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani) e Fse (Federazione degli scout d’Europa), che si è chiuso il 6 febbraio ad Assisi. “Si avvicinano i cento anni di fondazione dello scoutismo cattolico e ci è sembrato utile iniziare un percorso di conoscenza reciproca tra associazioni cattoliche che condividono il metodo scout, e tanto più di iniziarlo con gli assistenti ecclesiastici”, ha spiegato padre Alessandro Salucci, assistente ecclesiastico generale dell’Agesci. Ad aprire i lavori è stato, il 4 febbraio, monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei. A parlare, nella giornata conclusiva, è stato monsignor Cyril Vasil, segretario della Congregazione per le Chiese orientali, che ha svolto il suo intervento sulla testimonianza del capo nell’esperienza degli scout d’Europa. Il Sir ha chiesto a padre Alessandro Salucci di tracciare un bilancio dei lavori.

L’incontro di Assisi ha visto insieme, per la prima volta, gli assistenti delle tre associazioni scout cattoliche: una novità assoluta?
“Era la prima volta che si ci incontrava, ma va detto che da tempo è in atto una collaborazione tra Agesci, Fse e Masci al fine di tessere un percorso comune per quanto riguarda il tema della proposta di fede fatta ai giovani, da Agesci e Fse, e agli adulti, dal Masci. Ad Assisi è emersa la percezione che anche i nostri adulti, ovvero gli educatori, hanno bisogno di essere aiutati a crescere nell’appartenenza ecclesiale, nella vita spirituale, nella vita di preghiera. Il nostro convegno può essere letto, quindi, come la messa in comune dei talenti specifici di ogni associazione”.

Quali prospettive di lavoro comune prevedete, a partire da Assisi?
“Una proposta che porteremo avanti riguarda l’attenzione alla memoria che ci unisce, ovvero al metodo scout che va ripensato insieme. Son passati 100 anni dalla nascita dello scoutismo cattolico. L’esistenza di queste tre associazioni cattoliche dimostra che nel tempo vi è stata una diversa interpretazione dello stesso, e attesta la necessità di aiutarsi a trovare una memoria fondativa. Altra sfida che richiede un lavoro comune è quella della multiculturalità: registriamo la presenza di tanti bambini islamici che chiedono di appartenere allo scoutismo cattolico, non essendo quello musulmano molto diffuso in Italia. Questo fenomeno ci interpella e ci stimola ad approfondire la conoscenza del mondo islamico e allo stesso tempo ad interrogarci su cosa significa essere un’associazione confessionale cattolica. Anche in questo campo uniamo le forze per lavorare insieme”.

Nel suo intervento mons. Crociata ha ribadito quello che la Chiesa si attende dallo scoutismo cattolico, dai suoi assistenti ed educatori…
“A noi presbiteri è stato chiesto di essere costruttori di ponti e di riacquisire una funzione di evangelizzatori e di catechesi. All’interno dei nostri movimenti è forte la spinta del relativismo e della secolarizzazione e bisogna lavorare affinché l’appartenenza confessionale sia reale e non solo una verniciatura. In questo senso l’Agesci sta rielaborando da tempo percorsi di formazione anche per gli educatori approfondendo, per esempio, la dottrina sociale della Chiesa”.

La Cei ha posto al centro dei suoi Orientamenti del decennio 2010-2020 il tema dell’educazione. In che modo lo scoutismo cattolico abbraccia questa proposta?
“Innanzitutto riscoprendo l’impegno di evangelizzazione e di catechesi. Mons. Crociata ha esortato l’Agesci a sviluppare sussidi che sappiano coniugare i catechismi Cei, i loro contenuti e obiettivi con il metodo scout. Ciò chiede che le Comunità Capi progettino cammini che preparino Lupetti e Coccinelle alla Riconciliazione e alla Prima Comunione, gli Scout e le Guide alla celebrazione della Confermazione. Ma per far ciò occorre fare alleanze con le comunità cristiane, a livello diocesano e parrocchiale, per sentirci in comunione e non essere battitori liberi nel cammino di fede”.

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