Gioco d’Azzardo un colpevole silenzio

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È un “assordante e colpevole silenzio” quello che si registra attorno ai danni provocati dal gioco d’azzardo. Una “situazione disastrosa” rispetto alla quale “non vi è alcuna traccia d’intervento nei programmi dei partiti” che si presentano alle prossime elezioni. La denuncia viene dalla Consulta nazionale antiusura, in una “lettera aperta ai candidati alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013” firmata da monsignor Alberto D’Urso, vicepresidente della Consulta, e daAttilio Simeone, coordinatore nazionale del cartello “Insieme contro l’azzardo”.

Preoccupante stato sociale. I due partono ricordando, appunto, che, “nell’assordante e colpevole silenzio della comunicazione pubblica, la Consulta nazionale antiusura e le Fondazioni antiusura quotidianamente intervengono a sostegno di sempre più numerose famiglie indebolite e prossime al fallimento dei loro bilanci e delle relazioni intradomestiche”. Un “preoccupante stato sociale” dovuto alla “dissipazione del modesto reddito, talvolta di sussistenza, nel gioco pubblico e clandestino dell’azzardo”. L’azzardo, ricorda la Consulta, viene alimentato “anche con la svendita dei ricordi e di altri oggetti familiari agli sportelli dei ‘Compro oro’ e, nelle situazioni più preoccupanti, con il ricorso agli usurai dopo aver ipotecato anche le proprie abitazioni”. In una siffatta situazione i bilanci familiari “sono destinati a peggiorare anche per effetto delle nuove offerte di gioco d’azzardo approvate negli ultimi giorni della sedicesima Legislatura”: si tratta di “duemila sale per giochi con danaro, casinò e slot-machine online, gratta e vinci e scommesse disponibili anche nelle sale d’aspetto e nelle farmacie”.

Servono precisi impegni. Eppure i programmi dei partiti, ad avviso della Consulta, di ciò non parlano. “Queste situazioni – riporta la lettera aperta -, al pari dei titoli tossici che hanno provocato il disastro economico nel quale ci dibattiamo e del quale le cronache ampiamente a posteriori se ne sono occupate, vengono portate alla cronaca e si cerca di arginarle quando ormai il disastro è stato compiuto”. Che fare? “Di fronte a tale omissione la Consulta nazionale antiusura, che ormai da oltre un decennio ha portato all’attenzione della collettività il problema del sovra indebitamento delle famiglie e del gioco d’azzardo, chiede precisi impegni alle varie formazioni politiche – di ogni orientamento – che si candidano a governare il Paese”.

No all’azzardo legale. Primo degli impegni è “una moratoria dei nuovi giochi d’azzardo” e il rinvio “sine die” delle “procedure concessorie”. Poi l’invito a prendere coscienza “del maggior danno e del costo che il gioco pubblico d’azzardo ha riversato sui conti dello Stato, in luogo di essere un reale cespite per l’Erario”. E dunque “si programmi un graduale ritiro dello Stato – è l’appello della Consulta – con conseguente abolizione del gioco d’azzardo e si predispongano adeguate risorse per la cura, la riabilitazione e la prevenzione del gioco d’azzardo patologico”. Ricordando che “non è lecito guadagnare sulle debolezze umane”, “si adottino – prosegue la missiva – misure urgenti a sostegno del sovra indebitamento familiare, causato anche (4 casi su 10) dal gioco d’azzardo”. Infine, la Consulta chiede di estendere “alle famiglie le possibilità di accesso al fondo di solidarietà per le vittime dell’usura” e fornire “le necessarie dotazioni al Fondo di prevenzione dell’usura, con particolare riferimento al sostegno delle famiglie”.

Severa attenzione. Presentate le sue richieste, la Consulta, “in coerenza con gli orientamenti espressi dalla Conferenza episcopale italiana”, dichiara di astenersi “da qualsiasi interferenza o indicazione per le prossime elezioni politiche”. Ciononostante, “valuterà con severa attenzione tutte le posizioni omissive, responsabili, o conniventi, che si manifesteranno, nei fatti e con gli atti, in favore del gioco d’azzardo dilagante che sta arrecando gravissimi danni conclamati alla persona umana, alla famiglia, alla economia, alla società e allo Stato, impedendo il perseguimento del bene comune, primario obiettivo che i governanti dovrebbero imporsi”.

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