L’UCIIM alla politica: la scuola è bene comune

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

“Non prescindere dal coinvolgimento delle associazioni professionali” quando si parla di scuola. È, in estrema sintesi, la raccomandazione che l’Uciim (Associazione professionale cattolica d’insegnanti, dirigenti e formatori) rivolge “ai partiti politici e al nuovo governo” proponendo “dieci punti irrinunciabili” in vista delle elezioni. Le associazioni cui si riferisce sono la stessa Uciim e le altre “che storicamente hanno dato un contributo notevole al miglioramento della scuola e continuano a farlo con motivazione, interesse, competenze”.

Un programma trasversale. Il documento chiede, innanzi tutto, di “sganciare la scuola dalle settoriali logiche partitiche e dalle stagioni politiche e considerarla bene comune”, delineando un “‘Programma per la scuola’ che, trasversale alle forze politiche, sia atto a far crescere la ‘persona’ in tutte le sue dimensioni”. “Occorre investire di più sulla scuola sino a raggiungere almeno la media europea del 6%, ma la questione non si può risolvere solo in termini economici”, osserva l’Uciim, ribadendo la necessità di “uscire dalla logica economicistica che ultimamente ha fatto vedere nella scuola più una fonte di spesa (all’apparenza improduttiva) che una risorsa strategica”. “La scuola – sottolinea – non è assimilabile a un’azienda né a una semplice istituzione amministrativa, perché la specificità che le deriva dalla natura educativa della sua azione non può essere trattata in termini di produttività economica né di formalismo burocratico”: in gioco c’è “l’educazione integrale della persona, con la cura di tutte le sue dimensioni, e contemporaneamente l’elevazione culturale, valoriale e spirituale della società”.

Partire dall’autonomia. Venendo ai dieci punti, il testo parte dalla “riforma degli organi collegiali nel rispetto della logica dell’autonomia, della progettualità e del potere di delibera dei docenti per quanto riguarda la dimensione educativo-didattica”. “Sul piano organizzativo e strutturale – rileva l’Uciim – è ormai irrinunciabile la scelta compiuta da tempo per l’autonomia delle scuole. Ma questa strada va percorsa con convinzione, soprattutto consentendo concretamente alle scuole di compiere delle scelte reali per proporre un’offerta formativa ottimale e adeguata alle esigenze del territorio. Da un lato occorre mettere ciascuna scuola, statale e paritaria, in condizione di conoscere con certezza le risorse (umane e materiali) su cui poter contare per la propria progettazione educativa (anche su base pluriennale). Dall’altro occorre procedere celermente a una riforma degli organi collegiali che rispecchi la logica dell’autonomia, anche attraverso un corretto bilanciamento di competenze tra componenti diverse degli organi di partecipazione, salvaguardando il potere progettuale e deliberante dei docenti per quanto riguarda la dimensione educativo-didattica e la funzione progettuale e valutativa dei consigli di classe”.

La dignità dei docenti. In secondo luogo vi è la professionalità dei docenti, ai quali occorre “restituire dignità e prestigio sociale”, “evitando atteggiamenti denigratori o sospetti generalizzati”, investendo al tempo stesso “sulla dimensione più immateriale della docenza che è la sua formazione in servizio”. Per l’Uciim “va ripensato lo stato giuridico degli insegnanti, valutando eventuali articolazioni di carriera ma soprattutto rimanendo ancorati all’idea di un professionista che si qualifica per la libertà delle sue scelte e per le responsabilità che di conseguenza assume di fronte agli alunni e alle famiglie”. “Nel ripensare lo stato giuridico degli insegnanti – prosegue il ‘Programma’ – non si può trascurare il sistema di reclutamento, che deve tornare a essere ordinario e regolare, superando anche l’attuale modalità di ammissione all’università dei futuri docenti esclusivamente secondo il fabbisogno degli organici”. Attenzione pure alla loro formazione “all’uso della nuove tecnologie”, che, “per essere adeguata – precisa l’associazione – , non può fermarsi all’uso tecnico degli strumenti ma deve risultare mirata a un utilizzo didattico, di ricerca, di documentazione, d’innovazione metodologica anche differenziata, che renda più efficace l’insegnamento/apprendimento”.

Le altre priorità. In agenda pure “una seria valutazione della qualità del sistema”, “sulla base di parametri scientificamente fondati, in una logica di promozione e di miglioramento costante del servizio”. Viene poi posta attenzione al dimensionamento degli istituti scolastici, proponendo di “differenziare e riequilibrare l’offerta formativa in coerenza con le caratteristiche e le esigenze del territorio”. Tra gli altri obiettivi prioritari, la “riduzione della dispersione scolastica”, l’“integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana” e la “valorizzazione del dialogo interculturale”, l’“attenzione alle problematiche legate agli alunni diversamente abili”, la “collaborazione virtuosa con le famiglie”. Da ultimo, un richiamo alla strategia Ue “Europa 2020”, della quale “un ‘Programma per la scuola’ non può non tener conto”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *