Il senso Cristiano del Carpe Diem

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VATICANO – “Ogni momento può diventare un ‘oggi’ propizio per la nostra conversione”. Lo ha sostenuto, stamattina, Benedetto XVI, in occasione della recita dell’Angelus con i pellegrini giunti a piazza San Pietro. Al termine della recita mariana, insieme con due ragazzi dell’Acr di Roma, ha liberato due colombe, simbolo dello Spirito di Dio, che dona la pace.

L’oggi della salvezza. Nel commentare la liturgia odierna che presenta, uniti insieme, due brani distinti del Vangelo di Luca, il Papa ha sottolineato che, essendo il primo il prologo indirizzato ad un certo “Teofilo” e significando questo nome in greco “amico di Dio”, “possiamo vedere in lui ogni credente che si apre a Dio e vuole conoscere il Vangelo”. Il secondo brano, invece, presenta Gesù che “con la potenza dello Spirito” si reca di sabato nella sinagoga di Nazaret. Da buon osservante, ha sottolineato il Papa, anche “il Signore non si sottrae al ritmo liturgico settimanale”. Quel giorno “Gesù si alzò a leggere e trovò un passo del profeta Isaia che inizia così: ‘Lo Spirito del Signore Dio è su di me’”. Gesù, terminata la lettura, in “un silenzio carico di attenzione”, disse: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. “San Cirillo d’Alessandria – ha dichiarato il Pontefice – afferma che l’‘oggi’, posto tra la prima e l’ultima venuta di Cristo, è legato alla capacità del credente di ascoltare e ravvedersi”. Ma, ha aggiunto il Santo Padre, “in senso ancora più radicale, è Gesù stesso ‘l’oggi’ della salvezza nella storia, perché porta a compimento la pienezza della redenzione”.

Il senso cristiano del “carpe diem”. In realtà, ha osservato Benedetto XVI, questo brano “interpella ‘oggi’ anche noi”. Anzitutto “ci fa pensare al nostro modo di vivere la domenica: giorno del riposo e della famiglia, ma prima ancora giorno da dedicare al Signore, partecipando all’Eucaristia, nella quale ci nutriamo del Corpo e Sangue di Cristo e della sua Parola di vita”. In secondo luogo, “nel nostro tempo dispersivo e distratto, questo Vangelo ci invita ad interrogarci sulla nostra capacità di ascolto”. Infatti, “prima di poter parlare di Dio e con Dio, occorre ascoltarlo, e la liturgia della Chiesa è la ‘scuola’ di questo ascolto del Signore che ci parla”. Infine, “ci dice che ogni momento può diventare un ‘oggi’ propizio per la nostra conversione. Ogni giorno può diventare l’oggi salvifico, perché la salvezza è storia che continua per la Chiesa e per ciascun discepolo di Cristo”. Questo, ha evidenziato il Papa, “è il senso cristiano del ‘carpe diem’: cogli l’oggi in cui Dio ti chiama per donarti la salvezza!”.

Giornata della memoria, dei malati di lebbra e per la pace per la Terra Santa. “Ricorre oggi la Giornata della Memoria, in ricordo dell’Olocausto delle vittime del nazismo. La memoria di questa immane tragedia, che colpì così duramente soprattutto il popolo ebraico, deve rappresentare per tutti un monito costante affinché non si ripetano gli orrori del passato, si superi ogni forma di odio e di razzismo e si promuovano il rispetto e la dignità della persona umana”, ha sostenuto il Pontefice, dopo la recita dell’Angelus. Poi ha ricordato che oggi si celebra anche la sessantesima Giornata mondiale dei malati di lebbra. “Esprimo la mia vicinanza alle persone che soffrono per questo male e incoraggio i ricercatori, gli operatori sanitari e i volontari, in particolare quanti fanno parte di organizzazioni cattoliche e dell’Associazione Amici di Raoul Follereau”, ha detto, invocando per tutti “il sostegno spirituale di san Damiano de Veuster e di santa Marianna Cope, che hanno dato la vita per i malati di lebbra”. Il Santo Padre ha anche rammentato che in questa domenica ricorre “una speciale Giornata di intercessione per la pace in Terra Santa” e ha ringraziato “quanti la promuovono in molte parti del mondo”.

Con i ragazzi dell’Acr. Nei saluti in varie lingue, in polacco, Benedetto XVI si è voluto unire “alla Chiesa in Polonia nella preghiera di ringraziamento per la vita e per il ministero del defunto cardinale primate Józef Glemp”. “Il Signore – ha affermato – ricompensi il suo impegno pastorale nella sua gloria!”. In italiano, dopo aver rivolto un saluto ai pellegrini venuti dall’Isola di Malta e ai fedeli della diocesi di Castellaneta, si è rivolto in particolare agli oltre 2000 bambini e i ragazzi dell’Azione cattolica ragazzi di Roma. Due di loro, con i responsabili diocesani, erano presenti accanto al Papa, nel suo studio. “Cari ragazzi – ha sostenuto il Pontefice -, la vostra ‘Carovana della Pace’ è una bella testimonianza! Sia segno anche del vostro impegno quotidiano per costruire la pace là dove vivete”. Nel messaggio, letto dalla ragazza, si parla del “bisogno di pace che c’è nel mondo” e dell’impegno a “diventare protagonisti di pace nel rispetto, nella comprensione e nella giustizia verso gli altri”. I ragazzi dell’Acr hanno chiesto al Papa di pregare per loro per fare della loro vita “un meraviglioso spettacolo guidati dall’unico vero grande autore e regista, Gesù” e gli hanno ricordato il loro affetto. Al termine della lettura, il Santo Padre ha ringraziato, invitando a liberare “le colombe, simbolo dello Spirito di Dio, che dona la pace a quanti accolgono il suo amore”.

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