Rom e Sinti per voltare pagina

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ITALIA – La chiusura, entro cinque anni, degli otto “villaggi attrezzati” dove oggi sono costretti a vivere 2.500-3.000 rom e sinti e il riconoscimento del diritto all’alloggio adeguato; il coinvolgimento delle singole famiglie per decidere insieme il percorso d’inclusione sociale; la regolarizzazione degli “apolidi di fatto”, ossia bambini e adulti rom che non hanno mai avuto documenti; una “cabina di regia” o comitato scientifico totalmente indipendente dai partiti. Queste sono alcune delle principali richieste, in vista delle elezioni comunali, contenute nell’“Agenda Rom e Sinti. Dall’ossessione securitaria alla solidarietà responsabile: 6 punti per voltare pagina a Roma”, presentata oggi a Roma dall’Associazione 21 luglio. Il documento è stato elaborato da esperti e sottoscritto da 40 intellettuali romani per garantirne la neutralità, dalla Federazione “Rom e Sinti Insieme” e dalla Federazione Romanì (rappresentano 44 associazioni rom e sinte). Illustra, in sei punti, gli impegni richiesti ai candidati sindaci al Comune di Roma e alle forze politiche.

No agli sgomberi e ad approcci “emergenziali”. Negli ultimi 20 anni la cosiddetta “questione nomadi” è stata affrontata dagli amministratori con approcci di natura emergenziale e continui sgomberi, continuamente contestati dalle organizzazioni della società civile, comprese le realtà d’ispirazione cattolica. La chiusura dei campi è stata richiesta da tempo dagli organismi internazionali e dalle autorità europee. Secondo l’Associazione 21 luglio, apartitica e senza fini di lucro, le tre passate amministrazioni, con i rispettivi Piani Nomadi, “hanno clamorosamente fallito, spendendo in 18 anni per i circa 2.500-3.000 rom presenti nei ‘villaggi attrezzati’ una cifra stimata pari a 120 milioni di euro”: “Questo significa che, per il bambino rom nato a Roma nel 1995, oggi maggiorenne, che vive nel container di un ‘campo’, senza alcun titolo di studio spendibile in ambito lavorativo, il Comune di Roma ha già investito e speso dalla nascita 45mila euro”.

Primi interlocutori: le famiglie rom. “L’Agenda Rom e Sinti”, ha spiegato Carlo Stasolla, presidente dell’associazione, “nasce per offrire ai futuri amministratori comunali uno strumento concreto per orientare un forte e deciso segno di discontinuità con il passato”. Tra i punti centrali del documento vi è il riconoscimento del diritto all’alloggio adeguato attraverso una “presa in carico globale” rivolta a ogni singola famiglia rom. “Bisogna avviare un dialogo diretto con ogni famiglia – ha affermato Stasolla – e azzerare completamente la sedicente rappresentanza rom attuale. Persone che non sono state mai elette e siedono ai tavoli delle amministrazioni spacciandosi per rappresentanti delle comunità rom”. Stasolla ha ricordato che la chiusura degli attuali otto “villaggi attrezzati” (che non rispondono nemmeno agli standard previsti dalla stessa legge regionale che li ha istituiti né tantomeno agli standard nazionali ed europei) comporterebbe la metà della spesa attuale per mantenerli, ossia 14 milioni di euro l’anno. “Da oggi e fino alle elezioni comunali – ha dichiarato Stasolla – porteremo l’Agenda a segreterie di partito e a candidati politici, di destra come di sinistra, per convincerli che è vantaggioso fare politiche per la cittadinanza sociale per i rom, che è possibile farle con loro, che le politiche sociali che aggrediscono la discriminazione possono portare riscontri positivi, anche in termini elettorali. L’Agenda vuole essere l’inizio di un percorso, nel rispetto dell’uso del denaro pubblico e nella salvaguardia dei diritti umani”.

Un cambiamento radicale. “Il campo è una macchina che divora soldi – ha precisato Ulderico Daniele, ricercatore presso l’Osservatorio sul razzismo e le diversità dell’Università Roma Tre -. Solamente per quello de ‘La Barbuta’ sono stati spesi 10 milioni di euro per 700 persone, vale a dire 15.000 euro a persona. I campi sono un’invenzione delle istituzioni, frutto di politiche di controllo. Non sono stati scelti dai rom. È necessario un cambiamento radicale che può venire solo dall’alto, ossia da chi sarà chiamato a gestire la città di Roma nei prossimi cinque anni”. Si chiede inoltre che le varie azioni vengano gestite da un comitato scientifico “totalmente indipendente” dalla politica. Che si adotti un sistema di regolarizzazione degli “apolidi di fatto” accompagnato da azioni di sensibilizzazione per il superamento di stereotipi e pregiudizi, unite alla riconversione lavorativa per gli operatori delle organizzazioni che prestano servizio all’interno degli attuali “campi nomadi”. Il testo integrale dell’Agenda Rom e Sinti è su: www.21luglio.org.

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