Festa di S. Antonio in Diocesi, con la particolare tradizione della polenta

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Nelle foto la benedizione degli animali a Grottammare presso la Parrocchia di San Giovanni Battista e presso la parrocchia Madonna della Speranza

DIOCESI – Nei giorni della festa di S. Antonio numerose sono le iniziative che vengono proposte per condividere un momento di festa insieme. C’è la consueta benedizione degli animali e del pane di S. Antonio, del pane con quella forma caratteristica che si vede solo quel giorno, fatta di panini proprio per essere spezzata e condivisa. Ora la benedizione di animali vede la chiesa animata dall’abbaiare dei cani, di tutte le razze e dimensioni, accanto a tartarughe, gatti, coniglietti e qualche altro animale che comunque è sempre un animale da compagnia. Un tempo forse si aveva una certa cura a benedire quegli animali che supportavano il lavoro dell’uomo, e che ne erano anche il sostentamento necessario per vivere. Oggi ci ricordano il bisogno della compagnia, ma forse anche del rispetto per tutte le creature nonché del compito dell’uomo di avere cura di tutto il creato. Sarà anche per questo senso della compagnia, del lavoro comunitario, come era quello dei campi con gli animali, che è ancora molto sentita la festa per S. Antonio, o sarà la simpatia per questa figura raffigurata con un maialino. Anche nella parrocchia della SS. Annunziata non è mancata la messa con gli animali che avevano ricevuto la benedizione, una chiesa piena e variegata giovedi 17. Domenica come ormai tradizione, c’è stata la polentata con gli anziani dopo la celebrazione, presieduta da don Gianni con don Giovanni e don Remo in cui è stato donato il sacramento dell’unzione, sostegno e forza nell’età che avanza e per chi vive sofferenze. La festa in oratorio è stata animata dai giovani e dalla caritas della parrocchia, gustando un bel piatto di polenta con sugo di salsiccia, il tutto preparato da alcune signore della parrocchia. Anche la polenta è uno di quei piatti della tradizione, intorno al quale si faceva subito festa, così la racconta mio padre e la descriveva mia nonna. Un’unica tavola di legno su cui si versava la polenta e attorno alla quale, ognuno armato di forchetta si serviva, in cui dovevi mangiare anche a una certa velocità per stare al passo!

La memoria, la tradizione e così la testimonianza passa attraverso questi momenti e fare festa con gli anziani indica l’impegno di coloro che avanzano con l’età di portare esperienza, saggezza e quindi anche testimonianza di vita a coloro che seguono. Ai giovani di cogliere la ricchezza di questa memoria per viverla con creatività e servizio nel presente.

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