Iacopone da Todi: un Francescano senza speranza!

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Di Michele Rosati

Continua la rubrica settimanale per conoscere i Santi meno “famosi” della Chiesa.

CHIESA – Tutti conoscono Iacopone da Todi come un autore di laudi, in molti ai tempi della scuola hanno studiato la sua produzione letteraria – religiosa, francescana, seppur la sua produzione letteraria si differenzia da Francesco d’Assisi. Qualche studioso ha definito Iacopone da Todi come un “francescano senza ottimismo, senza speranza”:mentre nel francescanesimo originario si sottolinea il rapporto positivo, salvifico tra l’uomo, Dio e la natura, in una dimensione di armonia, in Iacopone da Todi invece si ha una visione della realtà assolutamente negativa. Per Iacopone da Todi non è possibile trovare un equilibrio tra la vita dell’uomo e il disegno divino. Iacopone ha questa visione così negativa per vari motivi legati alla sua storia, al suo rapporto con la religione…ma conosciamolo meglio. Jacopo de’ Benedetti, nasce a Todi intorno al 1230 – 1236 da una nobile famiglia, studia giurisprudenza a Bologna e poi intraprende la carriera notarile a Todi. Intorno al 1267 sposa una giovane nobildonna, Vanna di Bernardino di Guidone, della famiglia dei conti di Colmezzo. Questa prima fase della sua vita non è molto distante da una normale vita di un giovane d’oggi, la vita di Iacopo fino a questo punto scorre molto in fretta tra sballi, feste e banchetti, lusso e divertimento nella “via Mentana” della Todi del ‘200 …Ma è nel 1268 che accade un fatto che fa cambiare di netto la vita del giovane Iacopo: una sera durante una delle serate goliardiche cha Iacopo viveva con le sue amicizie il pavimento della villa in cui si trovava a far festa crolla all’improvviso travolgendo nel suo crollo la sua giovano moglie che stava ballando, come è ovvio Jacopo si precipita subito a soccorrere la sua signora ma non sfortunatamente non c’era niente da fare, Iacopo rimase profondamente sconvolto non solo per la grave improvvisa perdita, ma anche per aver scoperto che la moglie, sotto le lussuose vesti, portava, all’insaputa di tutti, un cilicio. Questo è stato un evento che fa invertire la rotta della sua vita, lo fa convertire, sconvolto dalla perdita della moglie Iacopo abbandona il lavoro e le persone a lui più vicine e dona tutte le sue ricchezze ai poveri, inizia un cammino di pubblica penitenza e umiliazione. Di questo periodo della sua vita si narrano vicende quasi incredibili, al limite della follia: pare che a un banchetto giunse carponi e gravato di un basto d’asino, e che alle nozze del fratello si presentò nudo, spalmato di grasso e ricoperto di piume. Per dieci anni visse nel rigore più severo; poi, nel 1278, chiese di entrare nell’Ordine dei Frati Minori, nel quale fu ammesso dopo qualche iniziale diffidenza. Fu frate laico nel convento di Pontanelli, presso Terni, e qui si immerse nello studio della filosofia e della teologia. In questo periodo l’Ordine francescano stava attraversando un momento molto delicato, a causa dello scontro tra la fazione dei Conventuali, sostenuti da Papa Bonifacio VIII, che volevano attenuare il rigore della Regola di San Francesco, e gli Spirituali, che premevano perché venisse mantenuto intatto l’originario rigoroso spirito del Poverello. Nel 1294 un gruppo di fraticelli chiese un riconoscimento ufficiale al Papa Celestino V. Jacopone si era schierato con l’ala rigorista e fu tra i firmatari della richiesta a Papa Celestino. Il pontefice risolse la questione collocando il gruppo in un nuovo Ordine. Ma Celestino V si rivelò ben presto incapace di soddisfare le attese: privo di autonomia e inadeguato al ruolo, si dimise. Dopo di lui venne eletto Bonifacio VIII, contro il quale si manifestò subito l’antipatia degli Spirituali francescani. Bonifacio fu visto come una specie di usurpatore, e il fatto che avesse obbligato Celestino alla permanenza presso la corte papale e infine lo avesse rinchiuso nel castello di Fumone, in Ciociaria, sicuramente contribuì a queste antipatie. Inoltre il nuovo papa, revocò i provvedimenti presi da Celestino e Iacopone, insieme ai cardinali Jacopo e Pietro Colonna, dichiarò priva di validità l’elezione di Bonifacio VIII. Il Papa scomunicò sia i Colonna che Iacopone . Esso poi fu incarcerato e condannato alla prigionia conventuale perpetua, era il 1300. Nel 1303 Bonifacio VIII morì e il suo successore, Benedetto XI, ritirò la scomunica e concesse la libertà a Jacopone, che, gravemente malato, si spense il giorno di natale del 1306. di Iacopone da Todi restano le sue numerose opere e Laudi in cui traspare tutta la sua ricchissima esperienza religiosa, che si basa sull’analisi sincera e spassionata di se stesso, della propria condizione di credente e di peccatore. Il Beato Iacopone da Todi è venerato dalla Chiesa Cattolica il 25 dicembre. La Vita di Iacopone ci insegna che non è mai troppo tardi per affidarsi al Signore!!!!

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