Naufragio costa concordia

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GIGLIO – Una preghiera per le “vittime e per i soccorritori” è stata rivolta questa mattina dal vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello, mons. Gugliemo Borghetti, durante la celebrazione eucaristica all’Isola del Giglio, ad un anno esatto dalla tragedia della nave Costa Concordia che ha provocato 32 vittime e oltre 100 feriti.
Nella chiesa parrocchiale dell’Isola del Giglio erano presenti molti dei sopravvissuti oltre alle autorità civili e militari. Il presule, dopo aver ricordato quanti persero la vita in quel tragico incidente e quanti hanno messo a repentaglio la loro per salvare i naufraghi ha sottolineato che “lo Spirito Santo si libra sulle acque sotto forma di colomba; come la colomba di Noè aveva annunziato che il diluvio universale era cessato, questa colomba annunzia adesso che il naufragio del mondo è finito, è arrivato il Liberatore solidale!. Non la “tenera foglia di ulivo” (Gn 8,11) che aveva nel becco la colomba di Noè, bensì l’abbondanza dell’olio splendente sul corpo di carne del Figlio eterno diventato uno di noi”. “Un anno fa ‘il cielo si aprì’ sull’Isola del Giglio; in quella notte fredda del 13 gennaio, il cielo si aprì commosso – ha aggiunto mons. Borghetti – dalla solidarietà mite ed umile della gente isolana, dei tanti soccorritori coraggiosi e tenaci che si immersero in quello che stava accadendo condividendo tutto, rischiando grosso, dando il meglio di sé”. “L’Isola – ha aggiunto il presule – visse il suo Battesimo al Giordano; “il cielo si aprì”(Lc 3,21) e forte fu la presenza di Maria, ‘colomba incorrotta’ che impetrando il dono dello Spirito Santo, tutti fortificò, tutti incoraggiò, tutti consolò. E sempre Maria, ‘maris stella et felix caeli porta’, stella del mare e porta felice del cielo, accolse nell’alba del giorno senza tramonto coloro che non riuscirono a vedere l’alba terrena del 14 gennaio”. Ogni uomo in quella notte, – ha concluso il presule – vittima, soccorso o soccorritore, potè sentire su di sé le parole del Padre ‘Tu sei il Figlio mio, l’amato, in te ho posto il mio compiacimento'”. Si è anche ricordato che poco tempo dopo il naufragio il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova e presidente della Cei, celebrò a Roma una messa in suffrago delle vittime.

Le parole del presidente della Repubblica. “Ad un anno dal tragico naufragio della nave da crociera Costa Concordia – ha scritto in un messaggio il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, letto questa mattina al termine della celebrazione – rivolgo il mio commosso pensiero alle trentadue vittime e la mia rinnovata solidarietà a quanti sono stati segnati da quel terribile incidente, le cui drammatiche immagini sono ancora vive nella memoria dell’intero Paese”. “In quella dolorosa circostanza – ha aggiunto – cittadini e amministratori dell’Isola del Giglio e di Monte Argentario si prodigarono con abnegazione, dando prova di alto senso di civismo e umanità, cui conseguì il conferimento alle due comunità della Medaglia d’oro al Merito Civile. Con i medesimi sentimenti di partecipazione esprimo il più vivo apprezzamento agli operatori delle diverse strutture che, coordinando efficacemente la loro azione, sono stati impegnati nella difficile e rischiosa opera di soccorso dei naufraghi, di recupero delle vittime e di messa in sicurezza del relitto”.

Una chiesa con le porte aperte. Prima della celebrazione è stato riposizionato in mare lo scoglio strappato dalla Costa Concordia alle 21.45 di un anno fa al momento della tragedia. Il parroco don Lorenzo Pasquotto ha voluto sottolineare che le porte della chiesa che si sono aperte quella notte di un anno fa per accogliere i naufraghi sono aperte ai familiari delle vittime: questa ha detto “sarà sempre casa vostra”. “Nessun abitante del Giglio – dice don Pasquotto a Raffaele Iaria per il Sir – si dimentica di quei morti e di quelle persone che naufraghi sono sopravvissuti”. Il relitto della nave che è ancora lì lo ricorda tutto il giorno e tutti i giorni. Per i sopravvissuti e per i familiari delle vittime la porta della nostra Chiesa e dell’Isola è sempre aperta”. Gli abitanti dell’Isola venerdì sera hanno pregato per le vittime ricordandole una per una e questa sera ci sarà una fiaccolata. Don Pasquatto si augura che il relitto “venga rimosso al più presto e al Giglio si possa tornare per un periodo di vacanza e non per vedere la nave della tragedia” Parlando di quella notte il sacerdote ricorda “il freddo, il trambusto, i volti sperduti degli anziani, il pianto dei bambini. Ma ricordo anche – aggiunge – un brulicare di gente che si dava da fare, che cercava di provvedere come poteva ai bisogni di 4200 persone che si erano riversate sulla nostra isola. E che ci è sostanzialmente riuscita. Ricordo i famigliari dei dispersi passeggiare su e giù per il porto in attesa di risposte. Ricordo ‘omoni’, biondi, in tute arancioni che si affannavano a svuotare i serbatoi del gasolio (e anche tante bottiglie di birra!)”. E poi le donne del’Isola “intente a provvedere e a preparare il cibo per dar a tutti da mangiare. E a tener su il morale…” E poi gli anziani, i sommozzatori, i militari, la Protezione Civile e i giornalisti oltre ai tanti in chiesa per pregare per i morti e per i soccorritori, a ringraziare di essere ancora in vita. “Ora siamo qui, Signore. A distanza di un anno. Questa, anche questa, è la tua umanità. Io, per quello che posso e per quello che vale, te la offro. E’ tutto quello che ho. E ti ringrazio”. Nella stessa giornata di oggi preghiere in diversi Paesi del mondo come quella in India, a a Mumbay e Bali in indu, una Musulmana a Jakarta, una buddista a Shanghai e una cattolica a Goa, Jakarta, Manila e Lima.

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