Benedetto XVI Le ragioni della gioia

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VATICANO – Nella Festa del Battesimo del Signore, Benedetto XVI ha presieduto nella Cappella Sistina la messa e ha battezzato 20 bambini. Poi alle 12 l’Angelus con i fedeli giunti da tutto in mondo a piazza San Pietro. Con il battesimo al fiume Giordano, ha spiegato il Papa, “Gesù si mostra solidale con noi, con la nostra fatica di convertirci, di lasciare i nostri egoismi, di staccarci dai nostri peccati, per dirci che se lo accettiamo nella nostra vita Egli è capace di risollevarci e condurci all’altezza di Dio Padre”. E questa solidarietà di Gesù non è “un semplice esercizio della mente e della volontà. Gesù si è immerso realmente nella nostra condizione umana, l’ha vissuta fino in fondo, fuorché nel peccato, ed è in grado di comprenderne la debolezza e la fragilità”. Per questo Egli si muove a compassione, sceglie di ‘patire con’ gli uomini, di farsi penitente assieme a loro”. Questa è “l’opera di Dio che Gesù vuole compiere: la missione divina di curare chi è ferito e medicare chi è ammalato, di prendere su di sé il peccato del mondo”.

La gioia di essere cristiani. Rivolgendosi ai genitori dei 20 bambini, il Pontefice ha sottolineato: “Ricevendo il Battesimo essi rinascono come figli di Dio, partecipi della relazione filiale che Gesù ha con il Padre, capaci di rivolgersi a Dio chiamandolo con piena confidenza e fiducia: ‘Abbà, Padre’”. “Nel domandare il Battesimo per i vostri bambini – ha aggiunto -, voi manifestate e testimoniate la vostra fede, la gioia di essere cristiani e di appartenere alla Chiesa. È la gioia che scaturisce dalla consapevolezza di avere ricevuto un grande dono da Dio, la fede appunto, un dono che nessuno di noi ha potuto meritare, ma che ci è stato dato gratuitamente e al quale abbiamo risposto con il nostro ‘sì’”. Questa gioia, che “orienta il cammino di ogni cristiano”, si fonda su “un rapporto personale con Gesù, un rapporto che orienta l’intera esistenza umana. È Lui infatti il senso della nostra vita, Colui sul quale vale la pena di tenere fisso lo sguardo, per essere illuminati dalla sua Verità e poter vivere in pienezza”. Il cammino della fede che oggi comincia per questi bambini “si fonda perciò su una certezza, sull’esperienza che non vi è niente di più grande che conoscere Cristo e comunicare agli altri l’amicizia con Lui; solo in questa amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana e possiamo sperimentare ciò che è bello e ciò che libera”. “Chi ha fatto questa esperienza – ha sostenuto il Santo Padre – non è disposto a rinunciare alla propria fede per nulla al mondo”.

Una vita piena. Ai padrini e alle madrine Benedetto XVI ha chiesto “di sostenere e aiutare l’opera educativa dei genitori” per “far crescere questi bambini in un’amicizia sempre più profonda con il Signore”. Di qui l’invito a “offrire” sempre loro il “buon esempio, attraverso l’esercizio delle virtù cristiane”. “Non è facile manifestare apertamente e senza compromessi – ha sottolineato il Papa – ciò in cui si crede, specie nel contesto in cui viviamo, di fronte ad una società che considera spesso fuori moda e fuori tempo coloro che vivono della fede in Gesù. Sull’onda di questa mentalità, vi può essere anche tra i cristiani il rischio di intendere il rapporto con Gesù come limitante, come qualcosa che mortifica la propria realizzazione personale”. Ma, ha avvertito, “non è così! Questa visione mostra di non avere capito nulla del rapporto con Dio, perché proprio a mano a mano che si procede nel cammino della fede, si comprende come Gesù eserciti su di noi l’azione liberante dell’amore di Dio, che ci fa uscire dal nostro egoismo, dall’essere ripiegati su noi stessi, per condurci ad una vita piena, in comunione con Dio e aperta agli altri”.

Per amore. “Con questa domenica dopo l’Epifania si conclude il Tempo liturgico del Natale: tempo di luce, la luce di Cristo che, come nuovo sole apparso all’orizzonte dell’umanità, disperde le tenebre del male e dell’ignoranza”, ha ricordato il Pontefice all’Angelus. “Celebriamo oggi la festa del Battesimo di Gesù – ha continuato -: quel Bambino, figlio della Vergine, che abbiamo contemplato nel mistero della sua nascita, lo vediamo oggi adulto immergersi nelle acque del fiume Giordano, e santificare così tutte le acque e il cosmo intero – come evidenzia la tradizione orientale”. Ma, ha chiesto il Santo Padre, “perché Gesù, in cui non c’era ombra di peccato, andò a farsi battezzare da Giovanni? Perché volle compiere quel gesto di penitenza e conversione, insieme con tante persone che così volevano prepararsi alla venuta del Messia?”. In realtà, “quel gesto – che segna l’inizio della vita pubblica di Cristo – si pone nella stessa linea dell’Incarnazione, della discesa di Dio dal più alto dei cieli all’abisso degli inferi. Il senso di questo movimento di abbassamento divino si riassume in un’unica parola: amore, che è il nome stesso di Dio”.

L’uomo nuovo. Riprendendo il brano del Vangelo di Luca nel quale “mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: ‘Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento’”, Benedetto XVI, ha evidenziato: “Questo Gesù è il Figlio di Dio che è totalmente immerso nella volontà di amore del Padre. Questo Gesù è Colui che morirà sulla croce e risorgerà per la potenza dello stesso Spirito che ora si posa su di Lui e lo consacra. Questo Gesù è l’uomo nuovo che vuole vivere da figlio di Dio, cioè nell’amore; l’uomo che, di fronte al male del mondo, sceglie la via dell’umiltà e della responsabilità, sceglie non di salvare se stesso ma di offrire la propria vita per la verità e la giustizia”. Perciò, “essere cristiani significa vivere così, ma questo genere di vita comporta una rinascita: rinascere dall’alto, da Dio, dalla Grazia. Questa rinascita è il Battesimo, che Cristo ha donato alla Chiesa per rigenerare gli uomini a vita nuova”. Il Papa ha voluto condividere con i fedeli anche “la gioia” di aver battezzato stamattina “un folto gruppo di bambini che sono nati negli ultimi tre o quattro mesi”. “In questo momento – ha dichiarato – vorrei estendere la mia preghiera e la mia benedizione a tutti i neonati; ma soprattutto invitare tutti a fare memoria del nostro Battesimo, di quella rinascita spirituale che ci ha aperto la via della vita eterna”. “Possa ogni cristiano, in quest’Anno della fede, riscoprire la bellezza di essere rinato dall’alto, dall’amore di Dio, e vivere come figlio di Dio”, ha auspicato.

Giornata mondiale del migrante e rifugiato. Dopo l’Angelus il Pontefice ha ricordato che oggi si celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. “Nel Messaggio di quest’anno – ha detto – ho paragonato le migrazioni ad un ‘pellegrinaggio di fede e di speranza’. Chi lascia la propria terra lo fa perché spera in un futuro migliore, ma lo fa anche perché si fida di Dio che guida i passi dell’uomo, come Abramo”. E così, per il Santo Padre, “i migranti sono portatori di fede e di speranza nel mondo. A ciascuno di loro rivolgo oggi il mio saluto, con una speciale preghiera e benedizione”. Ha rivolto, poi, un saluto in particolare alle “comunità cattoliche di migranti presenti a Roma” e le ha affidate “alla protezione di santa Cabrini e del beato Scalabrini”.

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